Testimoni Fede

Titus Zeman. Martire per le vocazioni

Ricorre oggi 8 gennaio la memoria del beato Titus Zeman, sacerdote salesiano che offrì la sua vita per le vocazioni.


"Anche se perdessi la vita, non la considererei sprecata, sapendo che almeno uno di quelli che avevo aiutato è diventato sacerdote al posto mio"

Titus Zeman, nacque a Vajnory, vicino a Bratislava (Slovacchia), il 4 gennaio 1915, primo dei dieci figli di una famiglia di contadini e sacrestani. All’età di dieci anni, dopo essere stato quasi sempre malato, guarì improvvisamente per intercessione di Maria Santissima e in quei giorni le promise di «essere suo figlio per sempre» e diventare sacerdote salesiano. Riuscì a realizzare questo progetto vocazionale, entrando in noviziato nel 1931, professando i voti temporanei nel 1932 e quelli perpetui nel 1938 e ricevendo l’ordinazione presbiterale nel 1940.

Quando il regime comunista si instaurò nella Cecoslovacchia post-bellica e iniziò una sistematica persecuzione della Chiesa, il Servo di Dio difese il simbolo del crocifisso nei luoghi pubblici, pagando con il licenziamento dalla scuola in cui insegnava. Sfuggito provvidenzialmente alla “Notte dei barbari” e alla deportazione dei religiosi del 3-14 aprile 1950 perché in servizio presso una parrocchia diocesana, si chiese cosa potesse fare per permettere ai chierici di raggiungere la meta del sacerdozio. Decise allora, non senza sofferenza, di varcare con loro la Cortina di ferro, in direzione di Torino, dove il Rettor maggiore dei Salesiani lo accolse e benedisse l’impresa, incoraggiandola.

Dopo due passaggi riusciti, nell’aprile 1951 la spedizione fallì. Da quel momento Don Titus andò incontro ad una serie di sofferenze: una settimana di torture tra la cattura e l’arresto (9-16 aprile 1951); altri dieci mesi di detenzione preventiva, sempre pesantemente torturato, sino al processo del 20-22 febbraio 1952; ulteriori dodici anni di detenzione (1952-1964); quasi cinque anni in libertà condizionata, sempre controllato da spie, pedinato, perseguitato (1964-1969).

Nel febbraio del 1952 il Procuratore generale chiese per lui – accusato di spionaggio, alto tradimento e attraversamento illegale dei confini – la pena di morte, commutata, nello stupore generale, in venticinque anni di carcere duro senza condizionale. Fu la prima persona, accusata di simili reati, a non venire giustiziata nella Cecoslovacchia del tempo.

Don Zeman fu però bollato come “m.u.k.l.”, cioè “uomo destinato all’eliminazione”, e sperimentò la vita durissima nelle carceri e nei campi di lavoro forzato, al fianco di sacerdoti perseguitati, di avversari politici del regime e di molti criminali, messi in cella con i religiosi. Fu costretto alla triturazione manuale e senza protezione dell’uranio radioattivo; trascorse lunghi periodi in cella di isolamento, con una razione di cibo circa sei volte inferiore a quella degli altri detenuti; fu poco curato, in un quadro di crescente compromissione cardiaca, polmonare e neurologica.

Il 10 marzo 1964, scontata metà della pena, uscì dal carcere per un periodo di prova in libertà condizionata: poco prima, avevano dovuto trattarlo con ossigenoterapia e i suoi polmoni presentavano vistose macchie. Ritornò a casa ormai irriconoscibile e visse un periodo di intensa sofferenza anche spirituale per il divieto a esercitare pubblicamente il ministero sacerdotale.

Morì – amnistiato in extremis (con decorrenza dell’amnistia da diciotto giorni prima del decesso) – l’8 gennaio 1969 dopo triplice infarto miocardico connesso ad aritmie, e dopo essere stato trattato come una “cavia da esperimento”, con l’applicazione su di lui di un metodo rischioso, mai più usato a partire da quel momento.

Lo accompagnò anche in morte la fama di martirio e persino le spie presenti ai funerali ne riferirono nei verbali come d’un martire che ha sofferto per la Chiesa. Meno di un anno dopo, ancora in pieno comunismo, un processo di revisione negò la legittimità della sua condanna per spionaggio ed alto tradimento.

Nel 1991, il processo di riabilitazione lo dichiarò definitivamente innocente

Tratto da: www.causesanti.va

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