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Sussidio on-line GMG2005: 6° PASSO “Seguo la stella... ... anche se non la ve...

Se la stella che seguiamo è quella di Dio, il rischio di restare scandalizzati è molto alto. Lo sa anche Gesù: “Beato colui che non si scandalizza di me”. L'alternativa allo scandalo è la fede: che non è soltanto accettare ciò che Gesù dice di se stesso, ma anche ciò che dice di noi.


Sussidio on-line GMG2005: 6° PASSO “Seguo la stella... ... anche se non la vedo più”

da GxG Magazine

del 21 giugno 2005SESTO PASSO

“Seguo la stella... ßà ... anche se non la vedo più”

 

1 - Prendi e mangia

 

È successo a Giovanni Battista

Matteo 11, 2-14

Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: 'Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?'. Gesù rispose: 'Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete:

I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me'. Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: 'Che cosa siete andati a vedere nel deserto?

Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere?

Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta.

Egli è colui, del quale sta scritto: ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi intenda.

 

Vangeli, tutti e quattro. Contemporaneo di Ges√π, un suo parente. Profeta, muore decapitato da Erode.

Ai profeti veri capita. Era in galera per aver obbedito a Dio. Ne aveva annunciato il Regno imminente. Lo aveva intravisto in Gesù. Ma adesso è in crisi: Gesù accoglie proprio i peccatori che lui sferzava, mangia persino con loro, contaminandosi. E Gesù gli manda a dire: “Beato chi non si scandalizza di me”. Ci si potrebbe scandalizzare sul serio. Se non si capisce niente. Ma Giovanni Battista ha sicuramente capito tutte le implicazioni della risposta di Gesù. E noi?

 

2 – Per riflettere

 

Se la stella che seguiamo è quella di Dio, il rischio di restare scandalizzati è molto alto. Lo sa anche Gesù: “Beato colui che non si scandalizza di me”. L’alternativa allo scandalo è la fede: che non è soltanto accettare ciò che Gesù dice di se stesso, ma anche ciò che dice di noi.

·         Ci è già successo di restare sconcertati di fronte a Gesù?

·        Per Agostino era difficile pregare. E noi preghiamo per abitudine, per comodità oppure perché abbiamo incontrato un amore sconcertante, che ci ha convinti?

 

 

 

3 - È successo anche a….

 

Dom Hèlder Camara

 

Piccolo anche di statura, sapeva farsi piccolo con le persone più povere, perché aveva un cuore immenso. È stato un vescovo scomodo anche nella sua amatissima Chiesa.

 

I veri grandi sono piccoli

 

Un giorno, una donna nera lo cerca e gli racconta che il marito era stato arrestato dalla polizia perché ubriaco. Dom Hèlder la accompagna fino al commissariato. E dice al responsabile: “Sono venuto a trovare mio fratello che lei ha messo in prigione”.

L’uomo ordina di liberare il detenuto e, mentre glielo consegna, commenta: “Ma voi due siete fratelli? Come è possibile, se lui è nero e lei è bianco?” Dom Hèlder risponde senza esitare: “È che siamo figli di madri diverse. Ma dello stesso Padre.”

 

Un altro giorno, l’arcivescovo celebrava la messa in piazza dopo una processione popolare. C’era tanta gente in piedi, sotto il palco su cui era montato l’altare. Al momento della prima lettura, il cerimoniere invitò il vescovo a sedersi su una sedia, riservata al celebrante. Vestito con la casula, Dom Hèlder andò verso la sedia, la sollevò e la porse a una donna nera povera, in mezzo all’assemblea, che aveva in braccio un bimbo piccolo. La fece sedere, ritornò al suo posto e, pazientemente, spiegò al cerimoniere: “Sono servitore del popolo non il capo. Non posso stare seduto mentre tutti rimangono in piedi!”

 

 

Breve biografia di Dom Hèlder Camara

Un vescovo scomodo, ma soprattutto un uomo dal cuore grande e coraggioso. Ha attraversato tutto il secolo, divenendone uno dei pi√π importanti protagonisti e testimoni.

Dom Hèlder Camara, simbolo di tante battaglie,ma soprattutto paladino di un ideale supremo e irrinunciabile, quello della giustizia, fratello dei poveri contro ignoranza e miseria. Dom Hèlder è stato prima di tutto, un cristiano: in ogni fratello e sorella che incontrava vedeva la presenza divina. Manifestava questa sua persuasione principalmente nel rapporto con i più poveri ed emarginati.

La sua figura esile e persino gracile, contrasta a prima vista con la grandezza del suo pensiero e della sua opera, con il mito che negli anni ne ha fatto il simbolo di tante battaglie per la giustizia, la pace, il riscatto dei più poveri. Hèlder Pessoa Camara nasce a Fortaleza, in Brasile, il 7 febbraio del 1909. Il suo nome significa 'cielo sereno', un nome profetico per questo apostolo delle favelas, paladino dei poveri e dei diseredati che, appena ordinato sacerdote, nel 1931, manifesta immediatamente la sua vocazione per i più umili tra gli umili. Si distingue ben presto come uno degli esponenti più significativi della chiesa latino-americana impegnata nel sociale. Nel '52 viene consacrato vescovo e tre anni più tardi arcivescovo ausiliare di Rio de Janeiro. Negli anni Sessanta e Settanta inizia una serie di battaglie e di campagne per la giustizia e per il riscatto dei poveri contro lo sfruttamento economico e l'oppressione politica e militare. Si scaglia con veemenza contro le multinazionali che monopolizzano l'economia mondiale, relegando milioni di persone in condizioni di vita miserabili. 'Quale valida speranza ci può essere di riuscire ad avere un mondo più giusto e più umano? – scrive nel '73 – È chiaro che la cosa più ragionevole non sarà la distruzione del progresso, ma il cambiamento, anche nei paesi ricchi, di strutture antiumane, in modo che il progresso tecnologico, che è una gloria umana, sia posto a servizio dell'uomo integrale e di tutti gli uomini'.

Servizio Nazionale Pastorale Giovanile

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