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SUSSIDIO CEI 1° domenica di Quaresima «Fu condotto dallo Spirito nel deserto»

Dopo il battesimo, ecco la tentazione: i due episodi sono strettamente congiunti. Il battesimo inaugura una vita sottoposta alla prova... Diversi indizi mostrano che l'episodio è raccontato per la comunità, per avvertirla che quella sarà la tentazione che essa stessa, come già il Cristo, continuamente incontrerà...


SUSSIDIO CEI 1° domenica di Quaresima «Fu condotto dallo Spirito nel deserto»

da Teologo Borèl

del 08 febbraio 2008

 

 

 

Dopo il battesimo, ecco la tentazione: i due episodi sono strettamente congiunti. Il battesimo inaugura una vita sottoposta alla prova… Diversi indizi mostrano che l’episodio è raccontato per la comunità, per avvertirla che quella sarà la tentazione che essa stessa, come già il Cristo, continuamente incontrerà… Come per Gesù, anche per il cristiano il battesimo non è l’inizio di una vita al riparo, ma l’inizio di un’esistenza sottoposta alla prova. E come per Gesù, anche per il discepolo la filiazione divina si esprime nella solidarietà e nell’obbedienza. (CEI, Catechismo dei giovani/2, pagg. 53-54)

 

 

ANNUNCIARE

 

I testi della liturgia segnano l’inizio del cammino quaresimale e ne orientano anche lo sviluppo successivo. Si parte così dal riconoscimento della propria condizione di infedeltà di fronte a Dio, attraverso il racconto della disobbedienza dei progenitori (1a lettura). A causa di ciò il peccato e la morte prendono possesso dell’umanità, regnando su di essa sino a Cristo, che con la sua obbedienza, diventa causa di giustificazione per tutti (2a lettura). Nella fiducia totale verso il Padre, egli apre la via della speranza per l’uomo messo alla prova dal male e da Colui che ne è all’origine (Vangelo). L’episodio delle tentazioni di Gesù in Matteo (4,1-11) è costituito da tre sequenze principali. L’attenzione è posta soprattutto sulla disputa scritturistica tra i due protagonisti, Gesù e il diavolo. Inoltre si avverte un graduale crescendo nel brano sino alla terza scena, nella quale il dramma si risolve. La prima scena (vv. 1-2) è ambientata nel deserto e segue immediatamente, come avviene nei vangeli sinottici, il racconto del battesimo, al fine di invitare, già dall’inizio, il lettore a rivedere nelle tentazioni di Cristo la propria situazione. Come Israele ha passato 40 anni nel deserto (Nm 13,34), così Gesù vi trascorre 40 giorni. Entrambi saranno tentati, ma a differenza di Israele, Gesù uscirà dalla lotta come vincitore, rimanendo fedele a Dio. La scena centrale e più estesa (vv. 3-10) è composta da tre tentazioni, contraddistinte da quattro frasi bibliche, introdotte ogni volta dalla formula di citazione. La prima tentazione è ancora situata nel deserto e prende l’occasione dalla fame di Gesù al termine dei 40 giorni. Il diavolo fa leva sulla condizione di Figlio di Dio e sulle attese giudaiche di un Messia che avrebbe replicato i prodigi compiuti da Dio a favore del suo popolo, ivi compreso il dono della manna. Sullo sfondo dell’Israele infedele, che nel deserto ha paura di morire di fame (Es 16,3), al contrario, Gesù afferma, con la citazione di Dt 8,3, la sua fiduciosa adesione alla Parola di Dio, dalla quale dipende la vita del credente e, nel contempo, rifiuta un messianismo terreno a proprio uso e consumo. La seconda tentazione prende ancora le mosse dalla figliolanza divina di Cristo, ma si svolge sul cornicione del tempio di Gerusalemme, luogo da dove si attendeva la manifestazione del Messia. Il ragionamento del diavolo è più sottile perché egli, vista la risposta di Gesù al suo precedente tentativo di seduzione, si appella alla Scrittura che promette la protezione del giusto che si trova in pericolo (Sal 91,11- 12). Ma Gesù smaschera tutto ciò come una pretesa di servirsi di Dio per rendere sicura la propria vita; egli ricorda la parola di Dt 6,16 rivolta ad Israele, non tenti il Signore, strumentalizzandolo per i propri fini. Nell’ultima tentazione, situata su un monte, il diavolo sfrutta l’immagine diffusa del Messia, intronizzato sul Sion, al quale è concesso un dominio universale. La condizione posta dal tentatore per ricevere tale potere è l’adorazione idolatra, che spesso ha contraddistinto la storia di Israele. Il presupposto stravolge completamente il suo statuto di Figlio di Dio; per questo, Gesù, con un ordine perentorio, motivato dalla professione nell’unico Signore di Dt 6,4, chiude la controversia. Nella scena conclusiva (v. 11) Gesù è servito, cioè nutrito dagli angeli, ottenendo così, come dono di Dio e in risposta alla sua fedeltà, quel pane che si era rifiutato di procurarsi sfruttando le sue prerogative messianiche. Così nella prima tappa della Quaresima, il battezzato, a somiglianza di Cristo, è condotto dallo Spirito a rinnovare, nell’ambito di un’esistenza sottoposta alla prova, la scelta di fondo affinché Dio sia per lui l’unico Signore.

    

 

CELEBRARE  

 

 

 

 

 

Come per Israele, così per Gesù, il cammino pasquale inizia nel deserto: («Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto », Vangelo). Egli è il figlio obbediente, che con la forza dello Spirito intraprende il santo viaggio per giungere alla Pasqua («Concedi al tuo popolo di intraprendere con la forza della tua parola il cammino quaresimale», Colletta alternativa). Per l’obbedienza di uno solo ora su tutti si riversa la giusti- ficazione che dà la vita («per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione», 2a lettura), in Lui, sale a Dio il nostro: “Amen”.

 

LETTURE:

Gen 2,7-9; 3,1-7

Dal Salmo 50

Rm 5,12-19

Mt 4,1-11

 

Conferenza Episcopale Italiana

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