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“State attenti, vegliate!”

“State attenti, state svegli!” sono le ultime parole della predicazione di Gesù che leggiamo nel vangelo di Marco, quasi un testamento! Vorrei ancora aggiungere che la preghiera è la forma cristiana della vigilanza, è la luce accesa nel profondo del nostro cuore che ci permette di cogliere con gli occhi di Dio quanto succede dentro e attorno a noi.


“State attenti, vegliate!”

da Teologo Borèl

del 28 novembre 2008

Commento alla liturgia di Domenica 30 Novembre 2008

 

 

 I Domenica di Avvento. Anno B

 

 

Letture:        Isaia 63, 16 - 64, 7                1 Corinzi 1, 3-9                Marco 13, 33-37

 

 

> La festa di Cristo Re, celebrata domenica scorsa, ha chiuso l’anno liturgico. Con questa domenica entriamo in un tempo nuovo, quello dell’Avvento, iniziamo un nuovo anno liturgico: 2008-2009! Questo periodo spalanca a noi e alla Chiesa una nuova tappa nel nostro camminare sotto la guida dello Spirito e il nostro cuore si sente invadere da una gioia semplice e serena, sottile e intensa: la gioia di chi sa che l’Atteso è già presente e sostiene la nostra speranza.

 

Si è da poco chiuso il Sinodo sulla Parola di Dio che ha richiamato con forza tutto il popolo cristiano ad un maggior amore e a una più profonda conoscenza della Parola. Ricordo questo evento di Chiesa per invitarti ad una sempre maggior generosità in questo campo: preparare bene, con amore e cura la tua Eucaristia domenicale anche attraverso la lettura personale e attenta della Parola.  Si sta vendendo a prezzi “politici” la Bibbia nella nuova traduzione: perché non averne una in casa e … usarla?!?

Nella meditazione che ti offro mi fermerò sulla prima lettura e sul Vangelo con un accenno al tempo che stiamo vivendo. Iniziamo da quest’ultimo:

 

L’Avvento è:

 

1. Tempo di pazienza: La pazienza è una delle virtù più importanti nella vita spirituale e nel campo dell’educazione. Non per nulla in tanti passi dell’Antico Testamento si legge: “Il nostro Dio è un Dio paziente, lento all’ira e ricco di grazia”.

Il vangelo odierno parla di un signore che “parte per un viaggio, dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi”.   L’attesa del ritorno è segnata dalla pazienza, non sapendo quanto durerà.

Ora la pazienza

·        non è sinonimo di inoperosità, di tempo morto. È pazienza operosa, tempo propizio per prendere delle iniziative, scuoterci e agire. Lo Spirito è all’opera nel cuore di ognuno e quindi non dobbiamo vivere da sonnambuli il tempo presente

·        non è neppure paura e timore, tipici del servo fannullone: “Ho avuto paura e ho nascosto il denaro sotto terra!”

·        ma è

 

2. Tempo di vigilanza:  vigilanza è attenzione a quello che ci succede intorno e dentro di noi. In molti casi attenzione è sinonimo di amore:

·        attenzione a cosa fanno e vivono i figli, gli allievi, gli amici….

·        attenzione all’altro per scoprirne e prevenirne i desideri, i gusti, le attese…

·        attenzione ai segni di Dio nella mia esistenza per scoprire la sua volontà…

·        attenzione al male che può spuntare in noi o che possiamo trovare attorno a noi….

·        attenzione al bene! Hai letto la seconda lettura? È un inno di ringraziamento a Dio per il bene che Paolo ha constatato nella comunità di Corinto, da lui fondata. “Ringrazio continuamente il mio Dio per voi a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù…”

 

“State attenti, state svegli!” sono le ultime parole della predicazione di Gesù che leggiamo nel vangelo di Marco, quasi un testamento!

Vorrei ancora aggiungere che la preghiera è la forma cristiana della vigilanza, è la luce accesa nel profondo del nostro cuore che ci permette di cogliere con gli occhi di Dio quanto succede dentro e attorno a noi. Sarà ancora Marco che nel capitolo successivo (14, 38) annoterà il monito di Gesù a Pietro e agli Apostoli: “State svegli e pregate…”

 

3. Tempo di speranza: durante ogni celebrazione eucaristica l’assemblea proclama la propria fede “nell’attesa della sua venuta!” e i primi cristiani pregavano “Maranatha! Vieni Signore Gesù!”  Ripetiamo spesso questa invocazione, chiedendoci dove Gesù non è ancora arrivato: nei nostri desideri, nelle nostre scelte, in certi peccati cui siamo … affezionati, nella ricerca della sua volontà, nel consegnare a Lui certi settori del nostro cuore…. Gesù non è ancora stato accolto da tante persone che conosciamo, che amiamo e per le quali vale la pena pregare: “Vieni Signore Gesù!”

 

Lettura da Isaia: ci troviamo di fronte ad una delle pi√π belle e commoventi preghiere della Bibbia.

Il popolo d’Israele si trova in esilio a Babilonia e il ricordo dell’umiliazione subita è ancora vivo e bruciante tra i deportati. Perché tutto questo è successo? si chiedono.

Il brano si apre con una accorata invocazione a Dio: “Tu sei nostro padre, da sempre sei chiamato nostro redentore!” Per la prima volta Dio viene invocato come padre! Nei Vangeli ricorre ben 184 volte sulla bocca di Gesù! Gli Ebrei erano restii a conferire questo titolo a Dio, perché non volevano equipararlo agli dèi pagani che generavano figli e figlie e spesso si invaghivano delle donne della terra. Loro riconoscevano Abramo come padre.

Anche il termine redentore è significativo: era riferito al parente più stretto, a colui sul quale incombeva la responsabilità di riscattare un membro della famiglia che avesse perso la libertà (fatto prigioniero, ingolfato nei debiti…).

Per Israele in Babilonia non c’era più alcun redentore su cui contare: erano tutti schiavi. Non resta che ricorrere a Dio, supplicarlo di assumersi il compito di redentore.

Poi la preghiera si muta in lamento: Perché tu Signore ci lasci vagare lontano dalle tue vie e permetti che il nostro cuore si indurisca? Stupendo!  Perché Dio onnipotente non impedisce il male? Perché non ci preserva dai fallimenti e dalle scelte di morte? Perché permette che i vizi e le passioni ci allontanino dal suo amore?  Sono gli interrogativi di sempre, anche tuoi, per i quali solo nella preghiera possiamo trovare un po’ di luce.

Raccolti in preghiera, i deportati rileggono la loro storia e prendono coscienza degli errori commessi. Questa constatazione che dovrebbe portarli allo scoraggiamento, li fa invece esclamare fiduciosi: Tu, Signore, continui a essere nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci dà forma, tutti noi siamo opera delle tue mani!

Perché Dio non interviene per impedirci di commettere errori?  Da quando ha creato l’uomo libero, Dio non è più onnipotente. I rabbini lo avevano intuito e dicevano che Dio ha ristretto il suo potere e si è esposto al rischio di ricevere un no umiliante dalle sue creature.

 

Il Vangelo: curioso il fatto che il Signore avverta che egli giunge durante la notte. Come un ladro, viene quando il mondo è avvolto nell’oscurità. Per capire questo occorre rifarsi a quanto insegnavano i maestri di Israele. Nella storia del mondo c’erano state 4 grandi notti:

·        la notte della creazione. Dio disse: “Sia la luce!”

·        la notte in cui Dio stipulò l’alleanza con Abramo

·        la notte, madre di tutte le notti, della liberazione dall’Egitto

·        la notte attesa da Israele in cui Dio interverrà per creare il mondo nuovo e dare inizio al suo regno.

Questa notte Marco la suddivide, secondo il computo popolare romano, in 4 parti: la sera, la mezzanotte, il canto del gallo e il mattino (v. 35), per sottolineare in modo meticoloso, l’ammonimento a stare all’erta, a non assopirsi neppure un istante.

 

Per la tua riflessione:

·        qual è il dono che vuoi offrire a Gesù, l’Emmanuele, in questo Natale?

·        Gesù che viene vuole essere il tuo Redentore: da cosa pensi ti debba liberare? Ma tu lo vuoi?

·        Sei vigilante? La preghiera è davvero il respiro del tuo cuore?

·       

 

Maria Immacolata, la Donna dell’Avvento, ti accompagni e apra il tuo e il mio cuore alla generosità.

 

don Gianni Ghiglione

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