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Signore c'è troppo buio! (Mt. 9, 27-31) SERIE: D'amore si muore, di speranza si ...

Non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. Di colpo non riesci più a capire dove sei finito... Sembrava che tutto filasse lisco ma non ti accorgi che avevi chiuso gli occhi per concentrarti su te. Avevi occhi solo per te...


Signore c’è troppo buio! (Mt. 9, 27-31) SERIE: D'amore si muore, di speranza si vive

da L'autore

del 02 dicembre 2005

Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Nella vita siamo tutti un po’ ciechi. Arrivano momenti in cui non vedi più chiaro. Ti eri messo su una strada, avevi investito tutto quel che eri e di colpo non riesci più a capire dove sei finito. Sembrava tutto filasse liscio e di colpo il tuo legame d’amore è finito. Riprendi con la memoria tutto il tuo passato, ti sembra di essere sempre stato corretto, ma non ti accorgi di come lentamente avevi chiuso gli occhi e li avevi concentrati tutti sullo specchio a guardare te, a vivere in funzione di te, a mettere al centro te. Vedevi l’altra persona che viveva con te, ma l’avevi fatta diventare la tua proiezione, la tua controfigura. Lo si dice anche comunemente: avevi occhi solo per te.

Si può anche essere ciechi perché non vogliamo vedere le sofferenze degli altri o perché abbiamo gli occhi iniettati di vendetta, di ritorsione, di dispetto.

Per questa cecità non c’è collirio che tenga, ti puoi anche far operare alle cataratte, ma non ci vedrai mai.

Il Signore un giorno passa per un villaggio, sta tornando a casa, si deve essere diffusa la voce del suo imminente ritorno e due ciechi ne avvertono la presenza. Non ci vedono ma i loro sensi sviluppatissimi e soprattutto la loro certezza, fiducia, tenacia li lanciano all’inseguimento di Gesù. Inciampano, sbattono contro tutto quello che li separa da Gesù, ma non possono lasciarselo scappare. Non ce la fanno più a rimanere nel buio. Non può essere sempre così spenta la loro luce. E gridano: abbi pietà di noi. Ti chiediamo di ridare ai nostri occhi la capacità di vedere perché le cose assumano i loro contorni veri, perché il mondo che ci sta attorno non sia fatto di corpi in cui inciampare, ma di meraviglie da contemplare. E Gesù: ma voi credete che io abbia questo potere per voi? Siete sicuri che la vostra vista abbia da me una possibilità di riaccendersi? Vi fidate di me? Non avevano che lui. Che cosa gli potevano rispondere se non un sì, un amore, una ulteriore supplica. E Gesù toccò quegli occhi, ridiede la vista, proprio tutta quanta ne desideravano, ne imploravano, erano sicuri di ottenere con la loro fede.

Abbiamo anche noi una vista da chiedere: vogliamo vedere noi stessi, gli altri, il mondo con occhi diversi, vorremmo vedere oltre le immagini virtuali che ci incantano, la realtà, le persone con i loro sguardi.

Vogliamo poterci guardare negli occhi senza occhiali senza difenderci e senza nasconderci. Ges√π ancora la nostra unica speranza!

Ma dove la trovo?

mons. Domenico Sigalini

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