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“Si compia in me la tua parola.”

Il sì di Maria e il sì di Dio si incontrano in Gesù Cristo che da quel momento ha cominciato a pulsare al battito del cuore della Madre. Ecco perché noi possiamo dire nel Credo: “vero Dio e vero uomo”, grazie al sì di Maria.


“Si compia in me la tua parola.”

da Teologo Borèl

del 19 dicembre 2008

Commento alla liturgia di Domenica 21 dicembre 2008

 

 

IV Domenica di Avvento

 

 

Letture:      2 Samuele 7, 1-16             Romani 16, 25-27               Luca 1, 26-38

 

In questo tempo di Avvento stiamo camminando verso Betlemme e facciamo questo percorso in compagnia di Maria. La Liturgia di questa 4° domenica punta i fari sulla figura di Maria, offrendo alla nostra contemplazione il vangelo dell’Annunciazione. Quante volte abbiamo contemplato il mistero dell’Incarnazione che si realizza con il sì di Maria, sgranando il primo mistero gaudioso del Rosario! Non si avverte la noia, la monotonia della ripetizione: si scoprono sempre cose nuove! È la freschezza dell’amore della Vergine che non cessa di stupire!

Sì, perché qui ci troviamo di fronte ad una duplice consegna: Maria che si consegna a Dio e Dio che si consegna all’umanità, prendendo vita nel seno di Maria. Siamo di fronte ad un vero matrimonio con tutte le dinamiche che questa realtà umana comporta: timori, chiarimenti, gioia, slanci…

Mettiti in atteggiamento di preghiera, rileggi con calma questa pagina di Luca e poi, se ti servono, leggi le riflessioni che seguono.

 

1. “Il Signore è con te!”  è il filo rosso che percorre tutta la Bibbia. Dio assicura la sua presenza in mezzo al suo popolo, ai personaggi che ne segnano la storia in maniera più profonda… Questa frase ritorna soprattutto nei momenti difficili e con i personaggi chiave della storia della salvezza: Mosè, Samuele, Isaia, gli Apostoli… Questa verità è così importante che Matteo chiude il suo Vangelo con “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo!” 

E oggi tutto questo viene detto a TE! Il Signore è con te, nella tua vita, nei tuoi progetti, sogni, attese, speranze, difficoltà, tentazioni, sofferenze, fallimenti, peccati…  “Il Signore è il tuo custode e sta alla tua destra…!” Gesù cammina con te sulle strade della vita, come ha fatto con i discepoli di Emmaus.

Questa presenza è assicurata nella nostra vita perché il Signore ci vuole suoi, vuole instaurare una comunione di vita con noi, vuole fare con noi e attraverso noi delle cose grandi, come ha fatto con Maria.  E non è questa una bella notizia? La sentiamo ripetere varie volte durante la Messa e la preghiamo ogni volta che recitiamo l’Avemaria: “Il Signore è con te!  Il Signore sia con voi!”

 

2.  “Non temere, Maria!”:  di Dio ti puoi fidare! L’Antico Testamento presenta Dio come il Dio dell’amen! Questa parolina corta corta, che pronunciamo quando il sacerdote ci consegna il Corpo di Cristo, dice che noi ci fidiamo della persona nei confronti della quale la diciamo; quella persona ha le caratteristiche della stabilità e della forza e su di lei possiamo contare, appoggiarci, addirittura fondare la nostra vita!  “Ho avuto paura e mi sono nascosto” ha risposto Adamo a Dio che lo cercava nel giardino dell’Eden. Come è stridente la paura di Dio con la realtà del Dio dell’amen!

Eppure quanti cristiani (e forse qualche volta anche tu) non si fidano di Dio o si fidano fino ad un certo punto (che significa non fidarsi, perché l’amore non si dà con il contagocce, ad tempus). Non è una cosa facile ed esige maturità spirituale.

         Marta Robin (1902-1981), una donna che per oltre 50 anni non ha mangiato né dormito e che ogni settimana riviveva nel suo corpo la passione di Gesù, dice che questo è lo scopo della nostra vita cristiana: imparare a fidarci di Dio! Ascolta le sue parole: “Io mi rendo conto ogni giorno di più che l’unico atteggiamento saggio sulla terra è l’abbandono completo tra le braccia di “nostro Padre”. Questa fiducia illimitata in Dio è la miglior prova d’amore che possiamo dargli e il mezzo migliore per assicurarci la pace!”

 

3.  “Nulla è impossibile a Dio”: un’ulteriore garanzia che fidarsi di Dio è una cosa saggia. Lui è l’Onnipotente nell’Amore e “tutto ciò che vuole lo compie nei cieli e sulla terra”.  Il grembo di Elisabetta, anziana e ormai rassegnata alla sterilità, diventa grembo fecondo! La verginità di Maria troverà nella potenza dello Spirito Santo il dono di una vita che sarà frutto di una “Vergine e Madre”.

Quando Dio incontra una persona che si mette completamente nelle sue mani, attraverso lei compie miracoli: ecco chi sono i santi!

 

4. “Eccomi, si compia in me la volontà di Dio!”: è il momento della consegna totale di Maria al piano di Dio. La volontà del Padre diventa la sua volontà e lei ne diviene la serva, l’umile ancella. È il momento solenne dell’Incarnazione perché Dio risponde alla consegna di Maria consegnando se stesso a Lei e facendosi uomo nel suo grembo. Il sì di Maria e il sì di Dio si incontrano in Gesù Cristo che da quel momento ha cominciato a pulsare al battito del cuore della Madre. Ecco perché noi possiamo dire nel Credo: “vero Dio e vero uomo”, grazie al sì di Maria.

Ma Maria è anche la figura della Chiesa e il modello del credente: sia la Chiesa, sia ogni credente sono chiamati a pronunciare il loro sì di abbandono nelle mani del Padre e allora (solo allora) saranno in grado di “generare Dio” per il mondo.  Ogni atto di amore nei confronti di Dio (e il mettere la propria vita nelle Sue mani è l’atto di amore supremo) porta con sé una incredibile fecondità.

Al sì di Maria all’inizio della Redenzione (della vita del Figlio) farà eco il sì di Gesù sulla croce al termine della sua vita terrena: “Padre, nelle tue mani consegno la mia vita!” 

 

In questi giorni preparando il presepe a casa o nel tuo cuore, pensa che ogni statuina del presepe ha senso in quanto c’è stato il sì iniziale di Maria. 

Vivi questa novena con Maria e fa’ sgorgare dal tuo cuore il tuo sì generoso, pieno, gioioso alla volontà di Dio, consegnando a Lei paure, dubbi, difficoltà…

Vivi come Maria il silenzio dell’Incarnazione; regalati lunghi momenti di contemplazione del presepio, di fronte al quale Francesco d’Assisi  piangeva al pensiero che quel bambino era (è) il segno dell’amore del Padre per noi, per me e per te.

 

don Gianni Ghiglione

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