Servizio Civile Universale

Servizio civile: un'occasione per formarsi

Il bando che sarà emanato entro la fine del 2023 prevede l'avvio di appena 45mila giovani, a fronte dei 71mila dell'anno scorso


Il Servizio civile universale è una palestra per i giovani. In tanti possono acquisire competenze e capacità utili per il loro futuro. Alcuni mesi a disposizione di enti e progetti per il bene comune possono formare e preparare sul campo le nuove generazioni. Un'esperienza che può essere "giocata" anche in un curriculum o in colloquio di lavoro.

Nato quale strumento di difesa della Patria alternativo alla leva militare, il Servizio civile universale rappresenta oggi una delle politiche “sociali” più interessanti nel panorama internazionale, capace non soltanto di intervenire nella vita quotidiana del Paese e dei cittadini, favorendo la coesione sociale e l’affermazione dei diritti, quanto anche di sostenere gli interventi delle istituzioni nelle diverse emergenze (dal Covid-19 ai terremoti), affrontare le criticità di orientamento al mondo del lavoro dei giovani, la transizione ambientale e quella digitale.

Il Servizio civile non è più e soltanto una politica, ma una vera e propria infrastruttura immateriale del nostro Paese, un “sistema sussidiario” che coinvolge 14mila enti, pubblici e organizzazioni del Terzo settore, larghissima parte del volontariato e, soprattutto, decine di migliaia di giovani ogni anno.

L’inserimento del Servizio civile nel decreto Lavoro (Misure urgenti per l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro) e nel decreto Pa (Disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche) con una riserva del 15% di posti nei concorsi pubblici per i giovani che hanno svolto il Servizio civile, testimonia l’attenzione sempre crescente della politica verso le possibilità di impiego di questo istituto. Ma dopo un triennio che ha visto il potenziamento del contingente, anche grazie ai fondi del Pnnr-Piano nazionale di ripresa e resilienza, si rischia di scivolare nuovamente in una situazione di precarietà e incertezza. Il bando che sarà emanato entro la fine del 2023, infatti, prevede l'avvio di appena 45mila giovani, a fronte dei 71mila dell'anno scorso, e di circa 80mila posizioni messe a disposizione dagli enti in fase di progettazione. Ancora più preoccupante è la disponibilità finanziaria prevista dalla legge di Bilancio per il prossimo anno, che ammonta a soli 150 milioni di euro, sufficienti ad avviare appena 20mila giovani. «Numeri che ci allontanano dall'obiettivo di renderlo davvero universale e dalla possibilità di assicurare a tutti i giovani l'opportunità di servire pacificamente la Patria, impegnarsi per la propria comunità e il bene comune», scrivono la Rnvsc-Rappresentanza nazionale degli Operatori Volontari, il Fnsc-Forum nazionale Servizio civile, la Cnesc-Conferenza nazionale enti per il Servizio civile, il Csvnet - Associazione Centri di servizio per il volontariato, in una lettera indirizzata al governo. E chiedono di «riconoscere e valorizzare l'istituto del Servizio civile quale scuola di educazione civica e palestra di cittadinanza attiva delle nuove generazioni, destinando risorse se non maggiori quantomeno stabili e coerenti con gli investimenti degli anni precedenti».

I rappresentanti dei vari enti chiedono quindi all'esecutivo e alle forze parlamentari «di utilizzare i risparmi dei mancati avvii del bando in corso, pari ad almeno 130 milioni, per potenziare il bando 2023 e di prevedere nella nuova legge di Bilancio almeno 280 milioni aggiuntivi per il 2024, che permetterebbero di avviare un contingente di 60mila operatori volontari in Italia e 1.500 all'estero». Anche Alleanza delle cooperative - in audizione alle commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato – chiede risorse che permettano di coinvolgere almeno 60mila giovani per il 2024. «In una situazione di forte tensione sociale e di sfilacciamento delle nostre comunità, il Servizio civile rappresenta un potente strumento di coesione e inclusione. È inoltre un'opportunità educativa unica, che fonda il processo di apprendimento sull'esperienza, e forma giovani cittadini capaci di assumersi responsabilità e di impegnarsi per le comunità, favorendo l'acquisizione di competenze civiche, sociali e professionali spendibili anche nei percorsi futuri, di vita e di lavoro» sottolineano gli enti.

Ecco chi sceglie il Servizio civile

Gli oltre 2mila giovani in Servizio civile universale nella rete Asc Aps hanno espresso la valutazione (come gli oltre 20mila colleghi di cui negli anni passati sono state raccolte le opinioni) sul primo impatto vissuto a contatto con la nuova realtà. I risultati sono particolarmente positivi, in termini assoluti e sia a confronto con il passato. Il merito va soprattutto a tutti coloro che all’interno delle organizzazioni della rete di Asc Aps fanno concretamente funzionare l'istituto, tessendo e rafforzando le relazioni, che sono uno dei principali punti di forza e senza le quali il Servizio civile perderebbe buona parte della sua spinta propulsiva e del suo valore.

La valutazione complessiva dell’esperienza da parte dei giovani è molto positiva: il voto di 8,2 su dieci è uno dei migliori di sempre. Si tratta di un giudizio omogeneo rispetto al genere, l’età e il titolo di studio, ma differente per area: i giovani del Sud sono più soddisfatti, meno quelli del Nord Est. Assistenza, Educazione e Promozione Culturale e Patrimonio Storico Artistico sono i settori di impiego preferiti (e anche quelli che impiegano il maggior numero di operatori volontari), con dati che si allineano alla media.

Chi sono i giovani che scelgono il servizio civile? Intanto, sono una parte di quanti vorrebbero fare questa esperienza. La rete Asc ha offerto oltre 2mila posizioni, ma le domande sono state più di 6mila. Sei su dieci sono ragazze; l’età media è di 23 anni e mezzo. Sono istruite e istruiti: la metà di chi sceglie il servizio civile universale con Asc Aps è studente e di questi uno su dieci ha partecipato al programma Erasmus. Uno su tre è laureato; l’alta scolarizzazione è una caratteristica comune a tutti i volontari del servizio civile universale, come certificano anche i dati dell’Ufficio per il Servizio civile universale. Uno su tre lavora o ha avuto esperienze lavorative, ma di questi uno su dieci non aveva un regolare contratto. La proposta di Asc è variegata: 282 progetti attivati da parte di 43 articolazioni territoriali a copertura dell’intero territorio nazionale: il 41% dei posti al Nord, 18% al Centro, 41% Sud. I settori di intervento della rete Asc si contraddistinguono per la valorizzazione dei percorsi legati alla cultura, all’educazione e al patrimonio storico-artistico del Paese: il 58% dei posti infatti riguarda l’Educazione e Promozione Culturale con attività rivolte a giovani e minori, ai diritti del cittadino, allo sport e il 15% il Patrimonio Storico Artistico, in particolare biblioteche. L’attenzione al settore culturale di Asc riscontra un forte interesse e spiega anche l’elevata partecipazione di giovani laureati e laureate oltre che di studenti e studentesse: il Servizio civile universale in campo culturale offre loro l’opportunità di misurarsi con attività e luoghi di difficile accesso con attività lavorative stabili come le biblioteche o i musei. Tra gli altri settori, l’Assistenza accoglie il 21% dei giovani e l’Ambiente il 5%; più ridotte le percentuali di Estero e Protezione Civile. Perché hanno scelto di dedicare un anno al Servizio civile universale? Per i giovani il Servizio civile universale è qualcosa di assolutamente peculiare rispetto ad altre scelte che possono compiere nel proprio percorso di vita. Non a caso il 23% lo sceglie per ‘fare nuove esperienze’ e ‘fare quello che mi piace’ e se il 32% è spinto dal desiderio di crescita personale e formazione il 26% lo ritiene un modo per fare un primo ingresso nel mondo del lavoro ricevendo un compenso. Solo il 10% lo sceglie semplicemente per fare qualcosa di utile per gli altri. Risposte in linea con quelle dei 20mila giovani che li hanno preceduti. Come sono arrivati a conoscere il Servizio civile i giovani che ora vi partecipano? Il canale principale di informazione è stato il passaparola (il 45%), per il 22% Internet, per l’11% il bando e ancora 8% Asc aps nazionale e 10% l’ente di accoglienza. Questi dati mettono in luce l’assenza degli attori istituzionali, se non con gli strumenti più formali come il bando.

Le proposte della Cnesc per uscire da precarietà e incertezza

Ecco le proposte della Cnesc per uscire da una fase di precarietà e incertezza:

Passaggio a una presentazione triennale di programma e progetti
Offrirebbe una semplificazione di tutto il processo di presentazione, ridurrebbe gli attuali tempi di
valutazione (180 giorni), impatterebbe maggiormente sulle problematiche e sui bisogni su cui si intende
intervenire. Inoltre, faciliterebbe un investimento di medio termine agli enti e libererebbe energie che
potrebbero essere reinvestite nella formazione e nella qualificazione dell’esperienza.
Per concretizzare questa misura, è necessario stabilizzare i fondi per il contingente e garantire al sistema
flessibilità in modo da permettere ogni anno a enti di accoglienza nuovi o precedentemente non finanziati,
di entrare.


Comunicazione chiara e visione unica del Servizio civile universale
Il Servizio Civile Universale è unico, con un’unica finalità e quadro valoriale. Oggi si parla di servizio civile
universale da una parte e di servizio civile ambientale, digitale, sportivo, agricolo, turistico ecc. ed è positiva
l’attenzione di altri Ministeri verso il servizio civile, che pratica già da tempo gli ambiti dei bandi tematici e
opera in settori e di intervento specifiche. L’esperienza, però, insegna che l’esito positivo di queste
sperimentazione dipende dal confronto con gli enti che poi dovranno attuarli e dalla capacità di integrarle
nell’ottica di andare ad arricchire e innovare l’ordinario.
 

Tempi certi e consoni
Per facilitare l’accesso dei giovani all’esperienza di Servizio civile, è fondamentale avere tempi certi e
chiarezza comunicativa che permetterebbe ai giovani di organizzarsi e di valutare con più elementi la
sostenibilità dell’esperienze. Potrebbe essere utile allineare gli avvii dell’ordinario e dei bandi tematici e
cambiare i tempi di uscita bando e di avvio, allineandoli a quelli dei giovani (che sono poi, per coloro che
studiano, quelli della scuola e dell’università), con bando in primavera/estate e avvii a settembre/ottobre.


Inserire elementi di flessibilità nell’orario settimanale
Per quanto riguarda l’Italia, non sembra opportuno ridurre ulteriormente le ore, perché il sistema attuale,
con la riduzione già avvenuta con la riforma del Servizio civile, già permette di mantenere la significatività
dell’esperienza di servizio civile e lasciare spazio accessorio a studio o altro lavoro; semmai sono da
individuare forme di maggiore flessibilità, sia estendendo i permessi straordinari ad altre casistiche di studio
(concorsi pubblici, esame di maturità eccetera) o a giornate di cura per giovani con patologie gravi, sia
permettendo di rimodulare i giorni di servizio in un numero non inferiore a quattro per settimana. È opportuna, invece, una riflessione a parte sul servizio all’estero, che richiede all’operatore volontario la
disponibilità ad immergersi in un contesto complesso, aspetto che necessità di energie e di tempo. Motivo
per cui gli enti hanno evidenziato la necessità di aumentare le ore e l’impegno di servizio all’estero, atteso
che è già prevista un’indennità specifica per questo tipo di esperienza.


Valorizzazione e riconoscimento dell’esperienza
Il recente adeguamento dovuto all’inflazione ha portato all’aumento del rimborso da 444,30 euro mensili a
507,30. La Cnesc è favorevole a valutare un eventuale ulteriore contenuto aumento, come valorizzazione e
riconoscimento di un Servizio che ha una pubblica utilità e per renderlo sostenibile e accessibile anche ai
giovani in difficoltà economica. Per non produrre l’effetto di ridurre per i giovani l’accesso all’esperienza,
rendendola di nicchia, è necessario un investimento stabile di risorse da parte del governo, e per non
confonderla con una politica attiva del lavoro un’attenzione ai contenuti della sua comunicazione. Si potrebbero, inoltre, individuare dei benefit per chi svolge il Servizio civile quali l’abbonamento ai trasporti,
offrire all’ente un contributo forfettario per il vitto e alloggio, riduzione delle tasse universitarie, crediti
universitari, agevolazioni nell’accesso ai musei, cinema ecc.


Riconoscimento delle competenze
È fondamentale valorizzare quelle competenze generate dall’esperienza di Servizio civile, coerenti con la
finalità dell’istituto e con la cornice valoriale di riferimento, ovvero le competenze di cittadinanza e
trasversali. Si chiede alle istituzioni di avviare un percorso che arrivi quanto meno alla validazione delle
competenze, sulla base di un referenziale nazionale che prenda spunto anche dalle sperimentazioni già
avviate da alcuni enti.

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