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Sei mai andato in crisi?

La domanda mi è stata rivolta, quasi improvvisa, al termine della conferenza. Forse ero apparso troppo sicuro di me, delle cose dette o, forse, chi me la rivolgeva, voleva sapere come uscire da una sua crisi. Ho risposto con sincerità di sì, che le crisi colpiscono anche «i forti», supposto che esistano persone, che non conoscono dubbi, incertezze. È difficile calcolare quanti educatori e insegnanti oggi non siano in crisi di fronte alle difficoltà che sono esplose nel mondo dei ragazzi e dei giovani, e non solo di quelli che sono messi al margine nell'età in cui avrebbero maggiormente bisogno di gente che crede in loro.


Sei mai andato in crisi?

da L'autore

del 18 gennaio 2008

La domanda mi è stata rivolta, quasi improvvisa, al termine della conferenza. Forse ero apparso troppo sicuro di me, delle cose dette o, forse, chi me la rivolgeva, voleva sapere come uscire da una sua crisi. Ho risposto con sincerità di sì, che le crisi colpiscono anche «i forti», supposto che esistano persone, che non conoscono dubbi, incertezze. È difficile calcolare quanti educatori e insegnanti oggi non siano in crisi di fronte alle difficoltà che sono esplose nel mondo dei ragazzi e dei giovani, e non solo di quelli che sono messi al margine nell’età in cui avrebbero maggiormente bisogno di gente che crede in loro.

«E cosa fai quando vai in crisi? Non dirmi che basta la preghiera per venirne fuori!». È vero, non basta la preghiera, come se Dio dovesse intervenire immediatamente come «pronto soccorso» per rispondere alle nostre richieste: illuminarci nel momento delle tenebre, sostenerci nelle prove che spesso piombano addosso senza preavviso! Certamente Lui risponde, non sempre ce ne accorgiamo, anche attraverso le persone, con le quali condividiamo i nostri smarrimenti, le nostre incertezze sul «da fare»: il parlarne, sgonfia le situazioni, le alleggerisce ci si rende conto che le nostre difficoltà sono le stesse dell’amico o dell’amica, alla quale hai confidato il problema. Allora diventa più facile il confronto, la ricerca di una linea di uscita, che permette di continuare a sperare.

Si esce dalla crisi, pregando, certo, ma anche avendo accanto amicizie fraterne, solide. La fatica è talvolta ardua, occorre vincere la paura di esporsi, di raccontare fatti della propria vita, ma affrontare la crisi da soli, ci mette a rischio di commettere errori, che danneggiano noi e i nostri ragazzi. Più i casi sono difficili, più si richiede di lavorare uniti, insieme. Questo avviene con successo in una scuola, dove gli insegnanti hanno imparato a lavorare in équipe; in una famiglia, dove papà e mamma dialogano e si interrogano sulle loro certezze, pronti a confrontarsi con altre coppie, quando il problema sembra insuperabile. La forza degli altri ce lo rende più abbordabile, meno problematico.

È uno sbaglio il silenzio di chi crede di sapere tutto e non vuole confrontarsi con nessuno. I grandi educatori, che lo sono per l’umiltà che caratterizza i loro interventi, non hanno mai avuto vergogna a chiedere consiglio, per evitare tensioni e contrasti inutili, battaglie che allontanano i figli invece di avvicinarli. Anche alle origini della Chiesa, Pietro e Paolo, le due colonne del Cristianesimo, quando sono andati in crisi su chi e come evangelizzare, hanno sentito il bisogno di confrontarsi sull’apertura ai Gentili, ai pagani, ritrovando nell’ascolto reciproco una soluzione, che pare possa andare bene anche ai nostri giorni, dove siamo interpellati sul confronto con l’islamismo e con le altre religioni, che ci arrivano in casa, attraverso il fenomeno crescente dell’immigrazione.

Mi è capitato talvolta di venire fuori dalle mie crisi personali, ascoltando quelle degli altri. Un giorno, mentre ero in una giornata di nera depressione, è entrata da me una giovane donna, che non conoscevo, Dopo poche parole di cortesia, mi ha manifestato il suo «mal di vivere», uno dei disagi più gravi del nostro mondo occidentale: il disturbo dell’alimentazione, chiamato bulimia. Mentre cercavo di motivare lei alla speranza, mi accorgevo di dare una risposta anche ai miei problemi!

Quando ho avuto la mia prima grande delusione di giovane educatore, per uno dei miei ragazzi finiti in carcere, mi è bastato parlare con i miei amici educatori, per risollevarmi dal pessimismo e vedere il fatto nelle giuste dimensioni. Crisi ne abbiamo tutti, soprattutto lavorando con i giovani, l’importante è non affrontarle da soli!

Da: Vittorio Chiari, Un giorno di 5 minuti. Un educatore legge il quotidiano

don Vittorio Chiari

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