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SEDOTTI DA DIO - Nella «santissima in-differenza» con san Francesco di Sales

Morire totalmente a se stessi nel buio e nel silenzio dell’anima, distaccarsi, lasciarsi distaccare da tutto ciò che non è pura volontà di Dio, questo è il segreto olocausto davanti al quale la maggior parte delle anime indietreggiano, il punto esatto in cui il cammino si divarica, per una vita nel fervore o per una vita di alta santità»


Sedotti da Dio  

Nella «santissima in-differenza»  

con san Francesco di Sales


 

«Solo quelli che amano 

conoscono Dio meglio di tutti 

e perciò il teologo deve ascoltarli».

(H. U. von Balthasar)

 

«L’amore non si manifesta tanto nell’abnegazione e nell’azione,

quanto nella passione»

 

«Caro Teotimo, 

il monte Calvario

è il monte degli amanti» 

(san Francesco di Sales)

 

«Morire totalmente a se stessi nel buio e nel silenzio dell’anima,

distaccarsi, lasciarsi distaccare da tutto ciò che non è pura volontà di Dio, 

questo è il segreto olocausto davanti al quale la maggior parte delle anime indietreggiano, 

il punto esatto in cui il cammino si divarica, per una vita nel fervore o per una vita di alta santità» 

 

Facendo oggi, 24 gennaio 2021, memoria vivente di san Francesco di Sales, proviamo a chiederci cosa distingua da una parte tanti cristiani che hanno pregato, vissuto nella carità, si sono impegnati con tutte le proprie forze… ma sono semplicemente rimasti dei «bravi cristiani». Dall’altra parte i «veri santi». Solo questi ultimi hanno vissuto realmente, profondamente, fino in fondo il sacrificio della propria volontà. La loro volontà è pienamente in Dio. Come poi ha parlato e scritto don Bosco riferendosi a coloro che l’avrebbero seguito, è necessario essere come un fazzoletto nelle mani del Signore. È veramente indispensabile accettare volontariamente sia il caldo che il freddo, la stima e l’incomprensione.

 

La motivazione? Non in base ad una volontà di ferro, che permetterebbe (!) ogni cosa, ma nella assoluta docilità a Dio, nell’amore più pieno e totale per il Creatore e Redentore.

 

La «santissima indifferenza» intesa da san Francesco di Sales può essere descritta seguendo innanzitutto un’indagine etimologica: in-differenza come capacità di non fare differenze riguardo a se stessi, al proprio destino, alla salute o alla malattia, addirittura – secondo un famoso paradosso che deve rimanere tale, come supposizione impossibile – all’esito della propria vita secondo il paradiso o l’inferno (!). Non è disinteresse, ma similitudine ad un bimbo che si affida totalmente alla madre.

 

Non fare differenze, a che scopo? Proprio al fine di seguire totalmente, completamente, con ogni parte di se stessi la volontà di Dio. Non per orgoglio o perfezionismo, ma secondo un amore ricevuto e ridonato. Notiamo che per san Francesco di Sales Dio non è un’entità astratta, ma realmente e concretamente Padre, Madre, Figlio, Sposo, Fratello. Queste caratteristiche che parlano di relazioni trovano il riferimento nella bontà di Dio. 

 

Nella citazione iniziale, si parlava di «distacco», di «lasciarsi distaccare», di «segreto olocausto». Ed è molto interessante che la citazione non sia tratta da un libro che parli di san Francesco di Sales, ma di quella che è stata definita, con la sua «piccola via», la più grande discepola di san Francesco di Sales, colei che ha colto meglio il cuore del suo messaggio, santa Teresa di Lisieux.  Forse, in un modo talmente alto che Francesco di Sales si sarebbe commosso a coglierne le sottolineature.

 

Dunque, in negativo, evitare dentro di noi ogni differenza rispetto alla volontà di Dio. In positivo, giungiamo all’immagine della duttilità della cera, che si lascia lavorare, plasmare, persino da un bambino.

 

Giungiamo ora al cuore più profondo, più alto e più sincero di Dio che si incontra con il punto focale dell’uomo. Lì dove la creatura dice radicalmente di sì al Creatore (chiaramente, da attuare ogni giorno). In caso contrario, troviamo l’uomo che rimane nel vago, è incerto o addirittura rifiuta esplicitamente la creaturalità e la salvezza.

 

La santissima indifferenza segna, in fondo, la differenza tra una generosità puramente umana, intellettualistica, volontaristica o sentimentalistica e, invece, il discepolato di Gesù Cristo autentico e decisivo per la vita dell’uomo e della donna cristiani.

 

Un autore di spiritualità osava un paragone che può sembrare veramente strano e inusuale. Pensiamo alla differenza tra un’automobile velocissima ed un aereo. Entrambi consumano energie immense, entrambi raggiungono velocità altissime. Ma, semplicemente, l’aereo vola. Così chi si lascia distaccare da parte di Dio da se stesso e dalle sue preferenze: non solo immette nella vita spirituale immense altissime energie di intelletto, volontà, cuore, tempo… ma vive ciò per cui sa di essere stato creato: vola. 

 

L’Altro e l’altro sono al centro della sua vita.

 

In fondo, solo per questo ogni sacrificio ha un senso. In caso contrario, oltre a rimanere con i piedi attaccati a terra, ci rodiamo il fegato pensando al perché di tanto sacrificio.

 

Permettiamo a Dio di farci volare allora, come, dove, quando Lui vuole.

 

Lasciarsi distaccare da se stessi in Dio nella paternità spirituale.

 

L’esclamazione: «Mio vero Padre, la lama è penetrata fino in fondo!» è stata pronunciata alla fine del mese di maggio 1616 da parte di Giovanna Francesca Frémyot de Rabutin de Chantal (1572-1641), indirizzandosi a Francesco di Sales (1567-1622). Già da 12 anni la signora de Chantal aveva rotto ogni timore e perplessità per affidarsi completamente a Dio attraverso le mani del vescovo di Ginevra, Francesco di Sales. Francesco le aveva donato una serenità e una libertà interiore profonda, che Giovanna Francesca in realtà continuerà a ricercare in modo sempre più autentico e sicuro per tutta la vita. 

 

All’interno della lettera che precedette la frase iniziale da noi proposta, Francesco svolge una comunicazione personale da una parte piena di affetto, dall’altra esplicitamente autorevole e quasi senza diritto di replica. Si tratta di tratti essenziali che riguardano la «santissima indifferenza» vissuta, incarnata, consigliata, addirittura prescritta. 

 

Di fronte ai dubbi che perseguitano Giovanna Francesca, Francesco propone di incarnare una vera «santissima indifferenza» riguardo a se stessa, alla sua preghiera (quindi al rapporto con Dio) e anche a quel Francesco di Sales che anni prima ne aveva accettato la responsabilità di guida spirituale: «Nostro Signore la ama, Madre; egli la vuole tutta sua. Non abbia più altre braccia che la portino se non le sue, né altro seno dove riposare se non il suo e la sua provvidenza; non volga lo sguardo altrove e non fermi lo spirito se non in lui solo; tenga la volontà così semplicemente unita alla sua in tutto ciò che le piacerà fare di lei, in lei, per mezzo suo e per lei, e in tutte le cose che sono fuori di lei, nulla vi sia tra i due. Non pensi più all’amicizia né all’unità che Dio ha fatto tra noi, né ai suoi figli, né al suo corpo [madre de Chantal era molto spesso ammalata], né alla sua anima, infine a qualsiasi cosa, perché lei ha affidato tutto a Dio. Si rivesta di nostro Signore crocifisso, lo ami nelle sue sofferenze… Quello che deve fare, non lo faccia più perché vi è inclinata, ma puramente perché è volontà di Dio».

 

Sia la proposta salesiana che la reazione della madre de Chantal, benché colme di stima e di affetto reciproci, rivelano tuttavia lo strazio che una proposta cristiana integrale può determinare tanto nella guida, quanto nel discepolo. Madre Chantal si sente provocata e spinta a dare una risposta: Quale docilità assumere nella vita quando, dopo un curato discernimento, si scopre che la volontà di Dio indica una determinata direzione da seguire? Quale disponibilità maturare per vivere nella gioia e nella desolazione, nella salute e nella malattia, in vita e in morte?

 

San Francesco di Sales ci offre una meta altissima, a prima vista quasi impossibile! Eppure, lui stesso, prima di additarla agli altri, ha vissuto la fatica del vero abbandono in Dio durante la giovinezza. Così, essere padre spirituale per lui significava non solo vivere nella libertà reciproca, ma anche vivere il vangelo nella forma più radicale: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24).

 

A cura di don Paolo Mojoli

 

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