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Schiave della strada, vittime da liberare

Una forma di schiavitù moderna, quella della tratta di esseri umani a scopo di prostituzione e sfruttamento sessuale. Esperti e operatori si sono confrontati per due giorni su un tema delicato e complesso, anzitutto cercando di fotografare il problema: il numero delle donne di strada «è drammaticamente cresciuto nel mondo, per una varietà di ragioni economiche complesse, sociali e culturali...ASCOLTA L'INTERVISTA A DON ORESTE


Schiave della strada, vittime da liberare

da Attualità

del 16 luglio 2005

 Una forma di schiavitù moderna, quella della tratta di esseri umani a scopo di prostituzione e sfruttamento sessuale: si calcola che 2,4 milioni di persone siano vittime del traffico, con un volume d'affari annuale che rende agli sfruttatori circa di 10 miliardi di dollari. Di fronte al fenomeno occorrono nuove strategie pastorali, afferma il Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, che ieri ha diffuso il documento finale del primo incontro internazionale di pastorale per la liberazione delle donne di strada, promosso dal dicastero vaticano nel mese di giugno a Palazzo San Callisto.

Esperti e operatori si sono confrontati per due giorni su un tema delicato e complesso, anzitutto cercando di fotografare il problema: il numero delle donne di strada «è drammaticamente cresciuto nel mondo, per una varietà di ragioni economiche complesse, sociali e culturali - sintetizza il testo -. In alcuni casi le donne coinvolte hanno sperimentato violenza patologica o abuso sessuale fin dall'infanzia. Altre sono state indotte alla prostituzione con l'obiettivo di un sufficiente sostentamento per loro stesse e le loro famiglie. Alcune abbandonano situazioni di povertà nel loro Paese di origine, pensando che il lavoro offerto all'estero cambierà la loro vita». E molte arrivano in Europa «per rispondere ad una crescente domanda di 'consumatori'».

Viene delineato, quindi, un identikit del cliente: «Una gran parte supera i 40 anni, ma è coinvolto un crescente numero di giovani tra i 16 e i 24 anni». Con un risvolto inquietante: «Un numero sempre maggiore di uomini cerca le prostitute più per dominare che per soddisfazione sessuale. Nelle relazioni sociali e personali, in effetti, essi sperimentano una perdita di potere e di mascolinità e non riescono a sviluppare relazioni di reciprocità e di rispetto. Tali uomini cercano pertanto le prostitute perché ciò dà loro un'esperienza di totale dominio e controllo su una donna per un certo periodo di tempo». Nei loro confronti non basta la «condanna sociale» e legale: occorre il sostegno per la soluzione di disagi profondi. Infatti «comprare sesso da una prostituta non risolve problemi che sorgono dalla solitudine, dalla frustrazione o mancanza di relazioni autentiche».

Prevenire la richiesta, dunque, ma anche il traffico, e riabilitare le vittime della coercizione sia maschile che femminile: purtroppo, anche alcune donne «partecipano all'oppressione e alla violenza verso altre donne e alcune, anzi, sono spesso scoperte all'interno di reti criminali collegate alla crescita della prostituzione».

C'è bisogno quindi di «una rinnovata solidarietà nella Chiesa e tra le congregazioni religiose, i movimenti laicali, le istituzioni e le associazioni al fine di dare maggiore visibilità e attenzione a questa cura pastorale», auspica il documento, ricordando l'impegno di molte suore in centri di accoglienza, alloggi e case sicure, programmi di formazione ed educazione; inoltre alcuni ordini contemplativi si fanno solidali attraverso la preghiera e l'aiuto finanziario.

Tuttavia si avverte l'urgenza di formare agenti pastorali (compresi seminaristi, religiosi e sacerdoti), in collaborazione con le Chiese di origine, di transito e di destinazione delle ragazze: «Le Conferenze episcopali devono assumere la responsabilità di denunciare questa piaga sociale. Si suggerisce ai vescovi di incoraggiare nelle loro Lettere pastorali la promozione e la protezione della dignità umana delle donne e dei minori».

Laura Badaracchi

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