San Daniele Comboni

Oltre i confini

Intervista ai 7 Santi Missionari

Una vita consacrata a "salvare l'Africa con l'Africa". (1831–1881)

Monsignor Comboni, la sua intuizione "salvare l'Africa con l'Africa" è stata una rivoluzione per il XIX secolo. Cosa intendeva esattamente?

Intendevo che l'Africa non doveva essere considerata una terra di conquista o di mero assistenzialismo europeo. Gli africani dovevano diventare i veri protagonisti della propria rigenerazione spirituale, sociale e civile. Il nostro compito non era sostituirci a loro, ma formare maestri, medici, artigiani e sacerdoti locali perché guidassero autonomamente i propri popoli.

La missione in Africa Centrale all'epoca era spietata: febbre gialla, malaria, distanze immense e la piaga della schiavitù. Come ha trovato la forza di perseverare? 

La forza viene dalla certezza che l'Africa era nel cuore di Dio. Ho visto morire decine di miei compagni appena arrivati; io stesso ho quasi perso la vita più volte. Ma ho fatto un patto con quella terra: "O Nigrizia o morte!". Quando hai un ideale così grande, le croci diventano leggere. Abbiamo lottato con tutte le forze anche contro la tratta degli schiavi, un'infamia che gridava vendetta al cospetto del Cielo.

Lei è morto a soli 50 anni a Khartoum, consumato dalle fatiche. Qual è la sua eredità per le missioni di oggi?

La missione non è un successo personale o un'opera umanitaria a breve termine. È un'opera di fede che richiede di gettare il cuore oltre ogni ostacolo. Ai missionari di ogni epoca dico: siate pronti a essere pietre nascoste sotto terra, sulle quali altri costruiranno l'edificio del futuro. Non abbiate mai paura delle tempeste.

Versione app: 3.71.0 (94ca3b81)