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ROCCO E I SUOI FRATELLI

Rocco è uno dei tipici “vinti” viscontiani. Ottiene un successo che equivale ad una sorta di autopunizione. La sua bontà provoca disastri: nel tentativo di salvare Nadia e Simone, li perde entrambi. È legato ad una concezione della famiglia come blocco uniforme e non come un gruppo di individui indipendenti e autonomi...


ROCCO E I SUOI FRATELLI

da Quaderni Cannibali

del 28 novembre 2005

Regia: Luchino Visconti

Interpreti: Alain Delon, Annie Girardot, Renato Salvatori

Origine: Italia/Francia 1960

Durata: 177’

 

Rosaria, rimasta vedova, lascia il paesino della Lucania in cui ha sempre vissuto per trasferirsi insieme ai suoi quattro figli a Milano dove già si è stabilito Vincenzo, il primogenito. Anche se inizialmente la famiglia ha qualche problema ogni figlio si ingegna per portare un po’ di soldi a casa: Vincenzo ha un impiego temporaneo, Rocco ha trovato lavoro in una lavanderia, Ciro diventa un operaio specializzato e Luca, il più piccolo dei fratelli cerca di guadagnare qualche soldo con lavoretti saltuari. Simone riesce a introdursi nell’ambiente della boxe, si dedica con passione alla nuova professione ma dopo un inizio incoraggiante, finisce per entrare negli ambienti della piccola malavita. Nel frattempo ha una relazione con Nadia, una ragazza di strada, ma lei lo lascia ben presto e dopo qualche tempo viene arrestata. Mesi dopo, Rocco parte per il servizio militare e nella piccola città di provincia dove lo sta svolgendo ritrova Nadia. Tra i due fiorisce un sincero affetto e rientrati a Milano vogliono cominciare una nuova vita. Quando Simone scopre la relazione, violenta la ragazza e picchia il fratello: Rocco sentendosi in colpa con il fratello rompe la relazione con Nadia. Ma gli imbrogli del fratello portano la famiglia in disgrazia e Rocco è costretto ad accettare un contratto con l’impresario della boxe che aveva subito un furto da Simone.

 

 

Hanno detto del film

Per Rocco, una storia a cui pensavo già da molto tempo, l’influenza maggiore l’ho forse subita da Giovanni Verga: “I Malavoglia”, infatti, mi ossessionano sin dalla prima lettura. A questa “ossessione” determinata dalla maggiore opera dello scrittore siciliano, si sono aggiunti altri due elementi: il desiderio di fare un film su una madre che, sentendosi quasi padrona dei propri figli, ne vuole sfruttare l’energia per liberarsi dalle “necessità quotidiane”, senza tener conto della diversità dei caratteri, delle possibilità dei suoi ragazzi, per cui mira ambiziosamente troppo in alto e viene sconfitta; e poi mi interessava anche il problema dell’inurbamento, attraverso cui era possibile stabilire un contatto tra il Sud pieno di miseria e Milano, la modernamente progredita città del Nord.(...) Rosaria” è una di quelle “madri” che, come “Maddalena”, crede nei propri figli quasi con la furia di una scatenata; anche lei è sconfitta: e, in più di “Maddalena”, per la sua origine, recita sempre: recita la gioia ed il dolore, quasi dilatando all’esterno i sentimenti che sente dentro”.

                       (Luchino Visconti, “Rocco e i suoi fratelli”, Cappelli Editore, Bologna 1978)

 

Rocco è uno dei tipici “vinti” viscontiani. Ottiene un successo che equivale ad una sorta di autopunizione. La sua bontà provoca disastri: nel tentativo di salvare Nadia e Simone, li perde entrambi. È legato ad una concezione della famiglia come blocco uniforme e non come un gruppo di individui indipendenti e autonomi.

                                           (Alessandro Bencivenni, Luchino Visconti, Il Castoro Cinema)

 

Questi cinque fratelli abbandonano la loro terra in compagnia della madre per andare in un mondo dove, sebbene ci sia ricchezza, si perderanno, avendo interrotto il legame con le proprie radici. Rimane in loro il rimpianto di un mondo amato in cui vorrebbero ritornare. Emblematica è l’ultima scena del film: gli ultimi due fratelli, Ciro di vent’anni e Luca, di otto, si trovano di fronte alla fabbrica in cui Ciro lavora: a questo punto il fratello maggiore si rivolge al minore, con poche battute, ma in cui è contenuto un intero mondo di sentimenti: “Tu tornerai laggiù per noi”.

      (Stefano Rulli, Prima di scrivere una sceneggiatura cinematografica, Budapest 2000)

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