Il Vangelo commentato dai giovani e dai salesiani. Prenditi un tempo di meditazione sulla Parola di Dio.
Will Rust
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 4,1-11
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
«Quando il Signore è con noi, i nemici non ci fanno nulla. Quando vengono, come ci trovano, tali essi si atteggiano verso di noi; e quali desideri trovano in noi, tali immagini essi formano» (sant’Atanasio)
Il diavolo ha l'armadio pieno zeppo di maschere. Lavora di fino ed è intelligente. Confonde perché si adatta, cambia forma: è un mutante. Questo è il male: una Legione di volti. È come il Molliccio di Harry Potter: sente le nostre debolezze e fragilità, e sa sfruttarle. Sa ascoltare i rigurgiti, i nostri desideri più bassi e superficiali: di essi si nutre e ne assume le sembianze. Asseconda le nostre paure, le nostre ansie e le nostre crude passioni. Dio tocca le nostre ferite per amarle. Il diavolo tocca le nostre ferite per incancrenirle. Con Dio c'è perdono. Con il diavolo c'è colpevolezza. C'è un incantesimo per disinnescare gli attacchi del diavolo? Esiste un «Riddikulus!» spirituale?
Gesù ha assaggiato questo diabolico bombardamento continuo. Il numero quaranta di cui ci parla il Vangelo rappresenta l'imperfezione: è la nostra esistenza. Deserto e imperfezione: un cammino non facile. Nel deserto ci sentiamo venir meno, abbiamo i miraggi, sentiamo la sete, non scorgiamo la strada... il male va a nozze con i nostri smarrimenti. Eppure, da sempre, il deserto è anche il luogo per eccellenza dell'amore appassionato: quando Dio deve sedurre e corteggiare, lo fa nel deserto. È il luogo del divino romanticismo: proprio perché è il luogo della maggiore vulnerabilità, è il luogo in cui Dio può volerci più bene.
Gesù, dunque, ha vissuto questa lotta, uscendone vincitore. Non è vero che di fronte ai nostri deserti non c'è via d'uscita. La tentazione e la prova hanno la forma dei borbottamenti interiori: sono quei pensieri cattivi che ci portano a una resa indegna ed egoistica. Quei pensieri cattivi che ci fanno vivere sulla superficie della vita, senza mai scendere nel profondo di noi stessi dove abita Dio. Le tentazioni sono proprio questo: riempire la fame del cuore con tutto quello che ci può capitare a tiro; elemosinare riconoscimenti e applausi per meritare di esistere; ottenere il potere e la forza necessari a sentirsi qualcuno, a costo di prevalere sugli altri... Qui il diavolo ci strizza l'occhio. E noi cadiamo.
Ma la risposta al male che bussa alla porta del cuore è: Gesù. Lui rimbecca le tentazioni. Le rimette al loro posto: e così scopriamo che c'è una fame diversa, quella delle Parole buone di Dio su di me; c'è un riconoscimento diverso, quello del Papà del Cielo a cui non interessano i miei successi o insuccessi; c'è un potere diverso, quello dell'amore che sa mettersi a servizio. Questa è la vita vera. La vita che sgorga dalle profondità della casa di Dio in noi. Se ci teniamo attaccati a Dio e se ravviviamo sempre la Sua presenza in noi, il male fugge. La vita non sarà senza dolori e deserti, ma saprà affrontarli, saprà cavar fuori la forza della grazia dalle profondità del cuore: come una minestra bollente terremo le mosche dei pensieri cattivi lontani da noi.
Tutto questo, solo se ameremo Dio. Oscar Wilde scriveva che «le sofferenze che si vedono in un vicoletto di Londra basterebbero da sole a dimostrare che Dio non ama gli uomini». E san Paolo VI, leggendo queste righe, annotava: o piuttosto è la dimostrazione che gli uomini non amano abbastanza Dio? La lotta ci sarà sempre. Ma con Dio ne usciremo vincitori. Stremati, sì, dopo questi quaranta giorni… Ma più innamorati e più dediti ai deserti degli altri. D'un tratto, non appena entriamo in questa logica, perfino gli angeli verranno a servirci. Allora sarà un deserto sovraffollato da Dio e dai suoi angeli...
Mentre a te, caro il nostro diavolo, l'accesso sarà sempre vietato.
Suona il campanello quanto vuoi, ma il portinaio del mio cuore sarà troppo innamorato di Dio per aprirti.
«Riddikulus!»
E la tentazione mi farà sorridere.
Versione app: 3.46.8 (abc5cdb7)