Il Vangelo commentato dai giovani e dai salesiani. Prenditi un tempo di meditazione sulla Parola di Dio.
Vitaly Gariev
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,15-21
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo
che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
«Oggi la gente ti giudica per quale immagine hai». Inizia così Esseri umani, una bella canzone di Marco Mengoni. Una frase che racconta molto bene il mondo in cui viviamo. Siamo continuamente preoccupati dell'immagine che diamo agli altri, di come appariamo, di quello che le persone pensano di noi. Basta osservare quanto tempo passiamo a scegliere una fotografia da pubblicare sui social, magari scartandone dieci prima di trovare quella giusta. Vogliamo apparire belli, simpatici, sicuri di noi stessi. E qualche volta, pur di piacere agli altri, finiamo per nascondere quello che siamo veramente.
Nel Vangelo di questa domenica anche Gesù si trova a parlare di immagini, sebbene in una situazione completamente diversa. I farisei e gli erodiani vogliono metterlo in difficoltà chiedendogli se sia giusto pagare le tasse all'imperatore romano. Gesù, però, non cade nella provocazione. Si fa mostrare una moneta e domanda: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli rispondono: «Di Cesare». E allora pronuncia una delle sue frasi più famose: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Spesso interpretiamo queste parole pensando che Gesù voglia semplicemente distinguere le cose dello Stato da quelle della religione. Ma c'è un significato ancora più profondo. La moneta porta impressa l'immagine di Cesare e può essere restituita a lui. Ma allora viene spontaneo chiedersi: che cosa porta impressa l'immagine di Dio?
La risposta la troviamo nelle prime pagine della Bibbia, quando nel libro della Genesi leggiamo che Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza. Se sulla moneta è impressa l'immagine dell'imperatore, dentro ciascuno di noi è impressa l'immagine di Dio. Siamo noi ciò che appartiene a Lui, con le nostre bellezze e fragilità, con le capacità e i limiti.
E qui ritorna quella canzone di Mengoni. Spesso ci preoccupiamo così tanto dell'immagine che gli altri hanno di noi da dimenticare quella che Dio ha impresso dentro di noi. Eppure è proprio questa immagine che dovremmo imparare a riconoscere e far emergere nelle nostre scelte quotidiane. Quando ci prendiamo cura di un amico, quando scegliamo di perdonare, quando mettiamo le nostre capacità a servizio degli altri, rendiamo visibile qualcosa dell'immagine di Dio che portiamo dentro.
Questo Vangelo ci lascia allora una domanda: quanto della mia vita sto dedicando a costruire un'immagine per piacere agli altri e quanto, invece, a far emergere l'immagine di Dio che è già dentro di me?
Perché, alla fine, l'immagine più bella che possiamo offrire agli altri è quella di Dio che prende forma nella nostra vita.
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