Racconti di come, tra amicizie, innamoramento, scelte e ferite, si impara a vivere gli affetti alla luce del Vangelo.
Liv Merenberg
Da qualche settimana, quando arrivo in oratorio, mi accorgo subito se lei c’è. Ci conosciamo da un po’: prepariamo alcune attività insieme e ci fermiamo spesso a parlare dopo le riunioni. Ultimamente aspetto quei momenti più di quanto voglia ammettere. Quando mi scrive, sorrido prima ancora di aprire il messaggio. Quando invece la vedo parlare a lungo con qualcun altro, sento una fitta che mi mette a disagio.
Mi piace? Credo di sì. Sono innamorato? Non lo so. Una parte di me vorrebbe trovare subito la parola giusta, magari per capire che cosa fare. Un’altra teme che, se lo dicessi ad alta voce, tutto diventerebbe più complicato. Per ora conosco alcuni lati di lei: il modo in cui ascolta i ragazzi, la sua ironia, certe idee su cui non siamo d’accordo. Su altre cose so ancora poco. Mi accorgo anche che, a volte, riempio io gli spazi che non conosco, immaginando che pensi e desideri le stesse cose che penso e desidero io.
Ne ho parlato con un amico più grande. Gli ho chiesto come si fa a capire se è una cotta o qualcosa di più. Mi ha risposto: «Che cosa ti piace di lei, oltre a come ti senti quando ti cerca?». Ci ho pensato per un bel po’. Essere cercato mi fa stare bene, certo. Ma sono anche curioso di conoscerla meglio, di ascoltarla quando racconta qualcosa che per lei conta, perfino quando questo scompiglia l’idea che mi ero fatto.
Francesco Alberoni, in Sesso e amore, scrive che «l’innamoramento è un processo fatto di tante tappe». Mi rassicura pensare che non devo capire tutto in un pomeriggio. L’attrazione che provo è reale e posso accoglierla con gioia. Posso anche darle tempo, senza trasformare ogni sorriso in una promessa o ogni silenzio in un rifiuto.
Nel Vangelo leggo che Maria custodiva gli avvenimenti «meditandoli nel suo cuore» (Lc 2,19). Penso spesso a quel verbo: custodire. Sto provando a fare così con ciò che sento. Lo porto nella preghiera, ne parlo con qualcuno di cui mi fido e intanto continuo a incontrare lei per quella che è. Non so ancora quale nome avrà questo sentimento. So che desidero viverlo con sincerità e con rispetto, anche mentre cerco di capirlo.
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Riferimenti: Francesco Alberoni, Sesso e amore*, RCS Libri, Milano, 2005, cap. VIII, § 3; Lc 2,19.*
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