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Quelli di Marienfeld... non coccolateli ora!

A Marienfeld sul far del giorno ho visto emergere dai sacchi a pelo un popolo stremato e già festante, fradicio ma lieto, composto e sereno, un'immagine di salvezza e determinazione sorridente da non lasciare tregua. Ora che tornano a casa non coccolateli...


Quelli di Marienfeld... non coccolateli ora!

da Teologo Borèl

del 07 settembre 2005

Alla fine, è stato impossibile non vederlo. Nella limpida alba della domenica di Marienfeld la verità sui giovani della Gmg 2005 è salita dalla stessa terra impregnata dell’umido notturno, come la nebbia che incorniciava la spettacolare visione. Cronista non più in età da Giornata mondiale, mi sono accorto di non trovare parole per dire quel che vedevo, dopo una settimana a osservare la gioventù del mondo, credendo di averla capita.

 

E invece c’era un altro enigma ad attendermi. Questi giovani hanno portato a termine, con un’energia introvabile altrove, la Gmg più impegnativa ed esigente tra gli eventi fin qui celebrati in giro per il mondo. Non ci credete? A Marienfeld sul far del giorno ho visto emergere dai sacchi a pelo un popolo stremato e già festante, fradicio ma lieto, composto e sereno, un’immagine di salvezza e determinazione sorridente da non lasciare tregua. In tre ore di cammino da un capo all’altro della spianata non sono stato in grado di girare e vedere tutto e tutti, ce n’era sempre ancora. Ma di che pasta sono fatti questi ragazzi di una generazione data per friabile e rinunciataria, sospetta di vagabondare senza meta tra un’emozione e l’altra, e che invece quando si mette in cammino dietro la cometa luminosa della propria fede e di maestri che sente una buona volta veri, si mostra incredibilmente tosta? Niente ha scoraggiato questi giovani. Davvero viziati? Irrisoluti? Mammoni? A casa forse, a Colonia no di certo. Ma li avete visti almeno in tv, domenica mattina? Ci sarebbe solo da imparare dalla tenacia di questi magi con videofonino e fotocamera digitale, dal loro affetto già incondizionato per un Papa che hanno conosciuto appena adesso, per l’assenza sorprendente di pregiudizi o riserve.

 

E mentre si misuravano con le scomodità di una convivenza più ampia del previsto, gridavano al mondo che per il Signore «vale la pena», e per nient’altro. E Benedetto si è perfettamente sintonizzato con loro definendoli «rivoluzionari», e additandoli a vescovi, genitori ed educatori come «un appello vivente alla fede e alla speranza». «I giovani – ha detto chi a Marienfeld avrebbe raccolto un milione di firme – non cercano una Chiesa giovanilistica, ma giovane nello spirito; una Chiesa trasparente a Cristo, uomo nuovo», incapace di compromessi «per non annacquare il Vangelo». Fenomeno emulativo? Contagio isterico? Calma, signori, si misurino le parole. E soprattutto, volendo discettare su un’esperienza, si abbia la bontà di volerla prima osservare con i propri occhi. Di misurare le proprie supposizioni ai dati della realtà. Se non c’è una fiamma dentro la singola persona, impossibile - ve l’assicuro - arrivare così spiritualmente forti fino in fondo, con lo slancio ancora di cantare, scandire il dolce nome di Benedetto, e di fare a gara per mostrare al Papa la propria bandiera sventolandola magari con l’ultima oncia di energia rimasta nelle vene.

 

Ora che tornano a casa, non trattateli per favore da «scampati», non coccolateli. Forse non ve lo diranno, ma chiedono qualcuno che da loro attenda tutto quello che sanno dare, che è molto più di quanto essi stessi immaginano. Dunque, una bella doccia, pastasciutta a volontà, ma niente ovatta, né tantomeno il barattolo sottovuoto per conservarli così fino a Sydney 2008. Non cercano quello, hanno «fatto» Colonia e adesso potrebbero aver voglia di rifare un po’ la loro vita, scomodando fatalmente quelle circostanti. Non abbiate fretta di ricacciarli dentro i calchi precedenti la partenza. Risparmiatevi le ironie mordaci che troncherebbero l’impeto di un cavallo. Accettate, accompagnate con amabile discrezione, il proposito di dare pieghe nuove al ritmo della loro vita.

 

Hanno assaporato la gioia, trovandola per la porta stretta di una Gmg tutta controcorrente. Sono felici così. Lasciamoli riposare, va bene. Ma non troppo.

Francesco Ognibene

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