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Quel «racconto» in diretta seme da non sprecare

La lettura della Bibbia in diretta tv ha avuto un grande valore. Innanzitutto perché ha mostrato ai tanti che l'hanno seguita e ha suggerito ai tanti che ne hanno avuto notizia che l'alleanza tra Dio e l'uomo è un racconto.


Quel «racconto» in diretta seme da non sprecare

da Attualità

del 14 ottobre 2008

Non è stata la lettura di un libro di precetti. Ma una lunga straordinaria storia. A cui hanno ridato voce uomini di grande fede e uomini di ricerca, uomini discussi e uomini stimatissimi, uomini di Chiesa, o di altre fedi, e uomini ogni giorno impegnati in altri ambiti.

 

Insomma, è stata la condivisione di un grande racconto. Un racconto che narra le vicende reali di amori, di guerre, di apparizioni, di avventure, di conversioni, di profezie. Ma la Bibbia, pur essendo un racconto, non è una grande opera letteraria. La Bibbia non è letteratura. Certo, molte sue parti hanno una grande bellezza e un valore anche estetico che ha influito su tutta l’arte, fino ai nostri giorni. Ma non è letteratura, così come la fede non è una cultura: bensì un fatto, una storia di fatti. È un racconto unico al mondo, perché è il racconto del rapporto di Dio con l’uomo: l’Alleanza di Israele, il Vangelo, e lo svelamento finale dell’Apocalisse. L’iniziativa è stata coronata anche da un successo di spettatori, ben oltre le aspettative. Il che significa che, se pure con una nudità essenziale, la televisione può farci accostare a grandi cose. Giustamente, la 'notizia' è stata non solo dovuta al record (la più lunga diretta televisiva mai compiuta) ma era anche nei nomi dei lettori. Occorre guardare bene al significato che c’è dietro ai tanti nomi diversi che si sono succeduti: c’erano addirittura politici che militano in schieramenti opposti, poiché Dio non è di parte. E c’erano personaggi che, per così dire, non ti aspettavi. Nella varietà dei nomi c’è un segno che vale per tutti. Il racconto della Bibbia vive grazie ai suoi lettori, e chiunque può essere lettore di questo racconto. E chiunque può essere coinvolto e testimone in questo racconto, Papa o ultimo dei peccatori, devoto o incerto. È infatti un racconto che riguarda tutti. I protagonisti stessi del racconto assomigliano a tutti noi. Ogni 'tipo' umano è stato coinvolto nelle vicende dell’Antica e della Nuova Alleanza. Nella Bibbia troviamo Re e miserabili, saggi e tipi focosi, santi e gente con fede così così. E i lettori della Bibbia assomigliano a quei protagonisti. Perché Dio si allea con l’uomo così come l’uomo è. Dio non pretende che gli uomini siano diversi da quel che sono per iniziare un rapporto di Alleanza. Dio chiede di amarlo, come un Padre lo chiede ai propri figli, sapendo che un amore 'obbligato' non vale niente, e dunque ama la libertà dei suoi figli. Il grande racconto della Bibbia è il grande racconto della libertà di Dio. E della libertà degli uomini, vissuta in mezzo alle tante vicende della vita di ieri come di oggi: l’amore, il potere, il lavoro, il dolore, la gioia. Per questo riguarda tutti. Ora che questa specie di 'seme televisivo' è stato gettato, può fiorire nuova attenzione, nuova lettura personale e pubblica. Già sta avvenendo, in molte città. Perché mai come in questo tempo, noi uomini stremati da storie tremende, da notizie oscure, o confusi da analisi febbrili e spesso inconcludenti, abbiamo bisogno di storie grazie a cui appassionarsi alla grande faccenda, al grande problema della vita: scoprire grazie ai racconti e ai testimoni come vivere in alleanza e non in guerra con il Destino. Perché l’amicizia di Dio, sola, rende pazientemente vivibile e lietamente feconda l’esistenza sotto il cielo.

Davide Rondoni

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