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Quando la crisi non è l'ultima parola... da Giovani per i Giovani

L'economia mondiale sta affrontando una delle crisi più pesanti della storia, nelle difficoltà però, si aprono possibilità alternative.I dissesti finanziari sorti negli Stati Uniti sono stati causati dalla spregiudicatezza di molti, in un sistema poco regolamentato e controllato e stanno avendo gravi conseguenze anche in Italia.


Quando la crisi non è l’ultima parola… da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 08 giugno 2009

Facciamo della crisi un’occasione

I dissesti finanziari sorti negli Stati Uniti sono stati causati dalla spregiudicatezza di molti, in un sistema poco regolamentato e controllato e stanno avendo gravi conseguenze anche in Italia.

Il 2009 è iniziato con l’incubo della disoccupazione che, tra licenziamenti e contratti a termine non rinnovati, colpirà duramente la popolazione, inficiando il potere d’acquisto già piuttosto ridimensionato e compromettendo la qualità della vita delle persone.

 

Eppure, il momento storico che stiamo attraversando, con le sue sfaccettature anche più drammatiche, ci offre l’opportunità di mettere seriamente in discussione il nostro modello di sviluppo, per coglierne le contraddizioni e le profonde ingiustizie che lo caratterizzano, per cercare nuove regole e nuove strade che riorientino le nostre scelte, come pure gli assetti nazionali ed internazionali, verso un modello di equità e giustizia.

 

Nel suo messaggio di fine anno, Giorgio Napolitano ha offerto una riflessione quanto mai consapevole ed impegnativa, che interpella gli italiani, forze politiche e cittadini, ad impegnarsi affinché la crisi diventi “un’occasione”. Questo invito ritorna molte volte nel discorso, andando a toccare questioni molto controverse come l’impari distribuzione delle ricchezze e l’ingiustizia sociale, ma anche il rispetto per l’ambiente e la “valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano”: un’analisi a 360 gradi, dunque, che non si risparmia la denuncia, ma che si apre alla concreta possibilità del cambiamento!

 

   Questo cambiamento richiede grande senso di responsabilità, spirito critico, coraggio ed impegno costante: richiede le energie dei giovani! A loro si rivolge il Presidente della Repubblica, alle generazioni da cui “E’ lecito attendersi una reazione vitale, come negli anni più critici per il nostro paese”.

Spesso impegnati in attività di volontariato, in progetti culturali o di studio all’estero, i ragazzi italiani non possono essere classificati certo come generazione indolente, superficiale o indifferente… tuttavia, si riscontra una sostanziale latitanza giovanile nella scena politica italiana, a più livelli.

Ma sono i giovani ad essere animali poco politici, o è forse la politica ad aver perso la sua essenziale aspirazione al bene comune, nella trasparenza e nell’impegno dei suoi rappresentanti?

Verosimilmente, non è l’apatia delle giovani generazioni la causa del distacco, quanto – piuttosto -una grave perdita di credibilità da parte della politica. Nell’animo dei ragazzi rimane vivo il bisogno sostanziale di migliorare la realtà, di perseguire e realizzare un ideale di giustizia e solidarietà, anche nel confronto con una rappresentanza politica onesta ed aperta: di questo il mondo politico ufficiale ha però scarsa considerazione.

 

Dovrebbe far riflettere il fatto che l’esasperazione per l’eccessivo immobilismo delle autorità o la rabbia per scelte politiche considerate poco opportune siano molle che da qualche tempo fanno scattare meccanismi violenti e antidemocratici che vedono una progressiva recrudescenza.

 

Formazione e Speranza: questo giorno è ancora nostro!

Investire nella scuola e nella formazione in genere può essere arma vincente proprio perché dalla cultura, dalla formazione umana, intellettuale e professionale nascono idee e soluzioni per affrontare in modo innovativo la realtà.

Anche il rettor maggiore, alla Festa dei Giovani, si è appellato a questa verità, parlando dei giovani, che sono l’oggi e sono la speranza, e che spesso non si sentono capiti, né tantomeno rappresentati: seduto sopra ad un tesoro inestimabile, quello dei suoi talenti e potenzialità, applicandosi nello studio e nell’apprendimento, ciascun ragazzo può portare avanti e realizzare il sogno di bene che porta nel cuore!

 

Non è più possibile esimersi dal manifestare indignazione e rifiuto per situazioni che non condividiamo, le strade del cambiamento sono molte e vanno percorse: a partire da gesti piccoli, concreti, quotidiani, possiamo testimoniare che l’uomo è chiamato a forme più nobili e dignitose di convivenza.

In questo momento di disagio, spesso di sconforto, come giovani e come cristiani possiamo essere veramente ‘sentinelle del mattino’: impegnati nella Verità, annunciatori di un Regno di giustizia, operatori di Pace.

 

Un opinione di approfondimento…

 

Don Marco da due anni si occupa della pastorale sociale della Diocesi di Padova. Da cinque è assistente dei giovani universitari della  FUCI patavina.

 

1)         Abbiamo parlato di giovani e politica, qual è la tua opinione a proposito di questo binomio?

 

La politica, al di là di tanti luoghi comuni, è un’arte assolutamente necessaria per la convivenza degli uomini nella società. Essa si occupa di ‘governare’, ‘tenere insieme’, e garantire che ogni uomo possa liberamente esprimersi e svilupparsi, insieme con gli altri. In altre parole la politica ha il compito di costruire il ‘bene comune’, cioè il bene di tutti e di ciascuno. E questa non è una cosa facile, ma è una cosa che chiede abnegazione, dedizione, competenza, passione e un grande spirito di servizio gratuito. Per questo io penso che la politica sia una cosa nobile, anche se spesso vediamo testimoniato esattamente il contrario da parte di molti politici.

Proprio perché la politica è un’arte nobile, ed è una forma di carità che richiede passione genuina, io penso che sia qualcosa che tocca i giovani: i giovani hanno passione, entusiasmo, senso della giustizia e del bene e dunque sono adatti a fare politica. Certo, penso anche che essi debbano attrezzarsi per non rimanere invischiati nelle spire pericolose del potere e dell’interesse che a volte avvolgono chi fa politica. Per questo c’è bisogno di forti motivazioni morali, di valori saldi, e anche di sviluppare una certa competenza.

 

2)         Nel momento di crisi che stiamo attraversando, quali responsabilità ritieni prioritarie per la politica?

 

Credo che oggi la politica debba recuperare la sua funzione di promotrice del bene comune, ritrovando la forza di stabilire regole comuni, perché la libertà dei singoli, magari pochi, non si traduca in soprusi verso gli altri. In modo particolare la politica deve ritornare ad essere capace di regolare l’economia, non per mortificarla, ma per far sì che essa non sacrifichi il bene degli uomini all’utile meramente economico. Non sono processi facili, ma sono assolutamente indispensabili. Ciascuno deve accettare che ci siano delle regole da rispettare, e deve essere impedito di arricchirsi alle spalle degli altri, e magari imbrogliando gli altri spudoratamente, come è avvenuto in questi ultimi anni.

 

3)         Ha senso credere nel cambiamento o continueranno ad essere gli interessi di pochi a determinare le sorti dell’umanità?

Anzitutto vorrei dire che la storia del mondo e la situazione dell’umanità ha avuto anche dei periodi di forte miglioramento, e dunque è possibile credere nel cambiamento in meglio. Anche oggi questo penso che sia possibile. In ogni caso, forse è meglio non  porsi questa domanda, perché se ce la poniamo rischiamo a volte di darci una risposta negativa. Piuttosto è meglio agire, amare, impegnarsi attivamente per la giustizia ogni giorno, nel nostro piccolo, e anche magari aspirando a poterlo fare anche nel grande. Chi si è impegnato non sempre ha visto i frutti del suo impegno, però è stato determinante. La storia (e Dio) vedranno il frutto del nostro impegno di ogni giorno. Questo penso possa bastare per credere nei cambiamenti e iniziare a metterci del nostro.

 

Maddalena Marconato

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