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«Protagonisti o nessuno» Ma non è un reality

Gli organizzatori della ventinovesima edizione del Meeting, - iniziata domenica 24 e si concluderà sabato 30 agosto - hanno scelto questo titolo per esprimere esattamente il concetto opposto; guardare cosa si nasconde dietro la dipendenza da celebrità che affligge il nostro tempo e genera moltitudini di epigoni, di ammiratori-fotocopia, di sosia mancati di chi "ce l'ha fatta", riflettendo sul concetto di persona.


«Protagonisti o nessuno» Ma non è un reality

da Attualità

del 25 agosto 2008

'Protagonisti o nessuno'. Sembra lo slogan di un quiz tv o di un reality che promette ai concorrenti di diventare ricchi e famosi; una promessa non così difficile da mantenere, visto che un quarto d'ora di celebrità, come ci ricorda la frase più citata di Andy Warhol, non si nega più davvero a nessuno.

 

Gli organizzatori della ventinovesima edizione del Meeting, - iniziata domenica 24 e si concluderà sabato 30 agosto - hanno scelto questo titolo per esprimere esattamente il concetto opposto; guardare cosa si nasconde dietro la dipendenza da celebrità che affligge il nostro tempo e genera moltitudini di epigoni, di ammiratori-fotocopia, di sosia mancati di chi 'ce l'ha fatta', riflettendo sul concetto di persona.

 

'Se ci domandassimo chi è il protagonista oggi per la mentalità comune dovremmo rispondere che stiamo parlando di un soggetto il cui scopo principale nella vita è il successo' si legge sul sito www. meetingrimini.org. 'Senza di esso ci si ritrova privati di una identità precisa, o meglio di quella possibilità di essere riconosciuti che, in qualche modo, sembra dare l'illusione di 'esserci' per davvero. Si tratta di un'omologazione che obbliga a seguire in tutto e per tutto le direttive della moda dominante: senza essere socialmente riconoscibili, del resto, oggi giorno non si esiste'.

 

Si va in televisione, si sogna di diventare cantanti, attori o calciatori famosi, si crea una propria pagina su Facebook o si compra un'isola su Second Life per 'esserci', per esistere di più, per vivere una vita più intensa; un desiderio legittimo di felicità e pienezza che rischia però di inseguire risposte parziali e inadeguate. 'Che tipo di uomo è quello che insegue a tutti i costi ciò che lo fa distinguere dagli altri? È il divo, ovvero l'uomo che si erge a Dio. Nel tentativo di essere libero vuole possedere la realtà in assoluta autonomia; si ritrova invece schiavo delle circostanze, delle cose e, ovviamente, della riuscita. Tagliato il rapporto con la realtà, prigioniero dell'esito, l'uomo rimane in una condizione di passività umana che lo costringe a esprimersi in un triste e vuoto formalismo'. Che cosa invece è più forte della riuscita, meno effimero del successo?

 

'Protagonisti non vuole dire avere la genialità o la spiritualità di alcuni' scrive Luigi Giussani, 'ma avere il proprio volto, che è, in tutta la storia e l'eternità, unico e irripetibile'. Anche in carcere, o in un letto di ospedale, anche prigionieri di un gulag sovietico o della quotidianità apparentemente banale nella grigia periferia di una metropoli. La figura di Solzenicyn, a cui è dedicata una mostra, ci ricorda proprio questo: come ha fatto notare Glucksmann, i suoi libri sono stati dirompenti non tanto perché hanno rivelato l'esistenza dei gulag, ma perché hanno svelato che nei campi era possibile resistere.

 

Mostre, incontri e presentazioni di libri sono stati pensati per far conoscere storie di protagonisti, uomini e donne che testimoniano con la loro vita e le loro opere l'esistenza di una positività ultima, concreta e sperimentabile, per la quale vale la pena spendersi, fare sacrifici e costruire: dal 'mondo piccolo' di Guareschi alla storia imprenditoriale e umana del beato Tovini, dalla Primavera di Praga alle peonie dipinte in ospedale da Marie Michèle Poncet, passando attraverso i testi di Pavese e la grande musica di Brahms, Schubert, Beethoven, Mozart e Dvorák.

Silvia Guidi

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