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PARENTI SERPENTI

Fin dal primo momento la sensibilità del regista è concentrata sulla percezione delle note stonate che degradano l'armonia delle apparenze. Il film presenta un quadro desolante della vita piccola borghese italiana, anche in un piccolo paese, dove le tradizioni sono soltanto folclore ed esteriorità, la religione è superficiale, e regna in realtà l'egoismo più spietato...


PARENTI SERPENTI

da Quaderni Cannibali

del 25 novembre 2005

 

Regia: Mario Monicelli

Interpreti: Marina Confalone, Alessandro Haber, Paolo Panelli

Origine: Italia 1992

Durata: 105’

 

Nevica abbondantemente in un piccolo paese degli Abruzzi, la vigilia di Natale, dove giungono da varie città, per trascorrere come ogni anno le feste insieme ai vecchi genitori, le figlie Lina (col marito Michele e il figlioletto Mauro), Milena (col marito Filippo) e i figli Alessandro (con la moglie Gina e la figlia Monica) e Alfredo, che è scapolo. La nonna Trieste, ancora attiva e lucida, e il nonno Saverio, ex carabiniere, che invece ha la mente piuttosto confusa, li accolgono con grande gioia e l’atmosfera della casa appare piena di affetto e di calore. Nonna Trieste, commossa delle tante dimostrazioni di affetto, durante il pranzo del giorno di Natale, comunica ai congiunti che lei e il nonno hanno deciso di andare a vivere insieme a uno qualsiasi dei figli gli ultimi anni della loro vita, dopo aver scartato con orrore l’idea dell’ospizio. Aggiunge poi che, oltre alla metà della loro pensione, verrà donata al figlio che li accoglierà, la casa in cui vivono ora al paese. E non si accorge, la poveretta, che la sua proposta ha sconvolto tutti i congiunti, creando un tremendo imbarazzo. Dopo qualche vaga risposta, appena i nonni vanno a fare la loro solita passeggiata, i congiunti, allontanati i due bambini, si chiudono in una stanza e cominciano a litigare fra loro, rinfacciandosi colpe grosse e piccole, con acrimonia. Insomma i figli rifiutano, e si comincia a parlare di un ospizio di “lusso”, quando la televisione dà la notizia di una casa esplosa a causa di una bombola di gas: è la soluzione, che tutti accettano, accordandosi con un solo sguardo.

 

 

Hanno detto del film

Il film di Mario Monicelli presenta un quadro desolante della vita piccola borghese italiana, anche in un piccolo paese, dove le tradizioni sono soltanto folclore ed esteriorità, la religione è superficiale, e regna in realtà l’egoismo più spietato. Durante i giorni di festa in famiglia abbondano le grandi abbuffate e gli abbracci, ma serpeggiano (anche prima della crisi) risentimenti nascosti e velenosi. Forse le intenzioni del regista sarebbero di denuncia, ma Monicelli usa un tono troppo acre e perfido, che non risparmia nulla. E quando si arriva all’uccisione dei genitori ingombranti, decisa da tutti con cinismo feroce, per mezzo di una sola occhiata, mentre ascoltano l’involontario suggerimento dato dalla televisione con la notizia di un incidente analogo, e si vedono poi i figli assassini starsene tranquillamente al veglione (mentre sanno bene cosa accadrà), il limite del grottesco viene superato e si provano orrore e repulsione.

                                                                                (Segnalazioni Cinematografiche 1992)

 

Fin dal primo momento la sensibilità del regista è concentrata sulla percezione delle note stonate che degradano l’armonia delle apparenze. (…) Ai personaggi non è lasciato alcun margine di ambiguità: la loro anima grigia o nera viene subito esposta, come in uno specchio. Figli, generi e nuore fanno davvero poco per salvaguardare la loro già fragile parvenza di dignità. (…) E la riunione di famiglia ha gli effetti di una colossale ubriacatura.

                                                (Adelina Preziosi – Segnocinema 56 – luglio/agosto 1992)

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