Commento al Vangelo

Oh mio Dio: abbiamo avvelenato l’amore!

Il Vangelo commentato dai giovani e dai salesiani. Prenditi un tempo di meditazione sulla Parola di Dio.


XXX Domenica - Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,34-40

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore

Commento

Il vangelo di oggi ci regala una severa diagnosi: abbiamo avvelenato l’amore. Silenziosamente. Ma se l’amore è avvelenato, siamo morti. Gesù ci dice che una cosa sola conta: amare Dio e l’altro. Oggi l’amore è un confuso sentimentalismo, un passepartout buono per tutte le occasioni, ma privo di significato. L'amore nella sua purezza cristallina - addirittura come immagine del volto di Dio! - è diventato flaccida maschera che nasconde le nostre ferite. Avvelenando l'amore, stiamo avvelenando anche l'uomo (che di questo si nutre!). E lentamente stiamo morendo…

Questo Vangelo è la terapia: estraiamone l’antidoto. Tutto si è ridotto a quel «come te stesso»... «Devi prima amare te stesso per amare gli altri», si dice... niente di più problematico e ambiguo! Il Vangelo non parla di questo. Come se l'amore per gli altri e per Dio fosse l'avanzo dell'amore per me stesso! Non si parla di amare se stessi: si dice di amare Dio e l'altro. Dobbiamo ritornare qui: l'amore cristiano è agape. Il termine greco veniva usato nell'antichità per definire una scena di vita (e di amore) molto semplice: l’arrivo di un ospite a tavola. «Fatti più in là: facciamo posto!». Ecco. Questo è l'amore di Dio. Fare posto all'altro perché abbia più vita. Perdere un pezzettino di me per darlo all'altro. Altro che amarsi: perdersi. L'amore non è carino e coccoloso: è serio. Sa perdere per far vincere l'altro. E l'altro è il prossimo: chiunque ti passi vicino.

Ma Gesù va più lontano: il primo amore da vivere è verso Dio! Qui dovremmo avere un po' di vergogna... in cosa abbiamo trasformato l'amore a Dio?! Nozioni, cose da imparare, cose da fare, informazioni da sapere, precetti... e l'affetto per Dio dov'è? Amare Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente significa curare una relazione vera con Lui! Questo è l'antidoto a ogni malattia dell'amore e quindi della vita! Perché quando ami Dio e Gli fai posto, scopri che è soprattutto Lui che ti ama. Il primo passo ce l'ha Lui... Lui ti fa posto. Amare Dio vuol dire scoprirsi già amati. E da qui nasce tutto. Solo da qui posso amare. Per questo non hai bisogno di amarti: c’è già Chi pensa a questo. Hai bisogno invece di fare posto a quanti più “prossimi” possibile a tavola con Dio. È come nei giochi in oratorio: quando vai a prendere la bandiera, se non hai la tua base sicura dove sei salvo, è impossibile superare gli avversari, acchiapparla e fare punto. Ecco la vita: acchiappare le anime abbandonate con l'amore che hai ricevuto, ricordandoti che senza la base sicura dell'agape di Dio sei perduto. Sei morto. Ma, allo stesso tempo, se non ami l’altro, l’amore di Dio in te avvizzisce e ammuffisce (non prendi la bandiera e non fai punto!). Due fuochi, un’unica ellisse: amare Dio e l’altro. È tutto qui.

E Gesù ce lo comanda: amare è un comandamento. Certo! Non si tratta di belle parole o di «al cuor non si comanda»... o impari ad amare così, o sei perduto. Ne va di te. O l'amore profuma di Gesù, o sarà pianto e stridore di denti. E guardando la vita sappiamo cosa vuol dire…

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