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Non è con le percosse che si cambia

La paura non ha niente di patologico, è un meccanismo di difesa: se i bimbi non avessero paura del fuoco o dell'acqua o del buio, andrebbero incontro a dei guai seri. Il mettere paura è un atteggiamento che si lega troppo spesso alla violenza, alle percosse, a gesti che rimangono per sempre nella memoria di chi ne è vittima.


Non è con le percosse che si cambia

da L'autore

del 16 gennaio 2008

Per caso, avendo scelto il digiuno televisivo, ho visto le immagini della bimba «di colore» ammanettata dalla Polizia in Florida! Agghiacciante! Sconcertante il commento di chi ha giustificato l’intervento, affermando che «il mettere paura» è educativo.

La paura non ha niente di patologico, è un meccanismo di difesa: se i bimbi non avessero paura del fuoco o dell’acqua o del buio, andrebbero incontro a dei guai seri. Il mettere paura è un atteggiamento che si lega troppo spesso alla violenza, alle percosse, a gesti che rimangono per sempre nella memoria di chi ne è vittima.

Mentre mettevano le manette alla bimba di colore, mi è venuto in mente il sogno che don Bosco aveva fatto a 9 anni: «Nel sonno mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile assai spazioso, dove stava raccolta una moltitudine di fanciulli, che si trastullavano. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano.

All’udire quelle bestemmie mi sono subito lanciato in mezzo a loro, adoperando pugni e parole per farli tacere. In quel momento apparve un uomo venerando, in virile età e nobilmente vestito... Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di pormi alla testa di quei fanciulli aggiungendo queste parole: “Non con le percosse, ma con la mansuetudine e colla carità dovrai guadagnarti questi tuoi amici”». Chi lo ammoniva, era il Signore Gesù che nel Vangelo ha usato parole forti con chi era di scandalo per i piccoli.

Mettere loro paura li spaventa, li sottomette ma non li conduce all’amore, non li fa sentire «figli di casa», «figli di Dio», anzi, li inizia alla ribellione contro gli stessi che hanno usato violenza nei loro riguardi o verso altri più deboli di loro.

In manette a cinque anni! Non mi meraviglio più di tanto per quanto è accaduto in Florida, perché la stessa violenza avviene in tante parti del mondo occidentale, nel mondo del benessere, dove, senza mettere le manette, i bimbi vengono abbandonati in un cassonetto, altri percossi e seviziati; altri ancora vittime di violenze pedofile o sessuali; altri nella solitudine di una casa, perché i genitori sono andati a ballare o in palestra o al bar, da amici, rifiutando di stare accanto a loro, perché sono pesanti, scomodi, nati per incidente di percorso, non voluti, sentiti come peso; altri, infine, che sono vittime delle tensioni di chi ha buttato all’aria il matrimonio, buttando all’aria di conseguenza i propri figli.

Non con le percosse, ma con la mansuetudine! Con la bontà! Con amore! Le manette lasciamole alla Polizia, per non incrementare il numero degli adolescenti e giovani infelici, cresciuti nel clima della paura. I bulli e i violenti nascono anche da lì. Il rispetto per i bimbi e le bimbe è morto, là dove non si assume la responsabilità del loro benessere affettivo, psicologico e fisico, là dove non esiste più la gioia del dono gratuito del proprio tempo testimoniando loro la bellezza del vivere.

Non è forse perché è venuta a mancare la fede in quelle parole di Gesù, che ci ricorda che quello che facciamo al più piccolo dei suoi fratelli, è fatto a Lui? Scrive Vittorino Andreoli che «tra dare o togliere, amare o giustiziare, la differenza è abissale: di mezzo c’è un credo». È fin troppo chiaro per condannare certi fatti e sceglierne altri, secondo il Vangelo.

Da: Vittorio Chiari, Un giorno di 5 minuti. Un educatore legge il quotidiano

don Vittorio Chiari

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