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Minorenni gli assassini del benzinaio: pietà l'è morta?

Che sfortuna, li hanno presi ma non erano extracomunitari e neppure albanesi! Che sfortuna, nessuno ha intascato la taglia che ha risvegliato le coscienze! Sfortuna, doppia sfortuna! A parte gli scherzi, non si può ridere e neppure sorridere in un momento così drammatico, che i mass-media hanno amplificato, fatto diventare caso politico, non solo pagina triste di cronaca nera!


Minorenni gli assassini del benzinaio: pietà l’è morta?

da L'autore

del 17 gennaio 2008

Che sfortuna, li hanno presi ma non erano extracomunitari e neppure albanesi! Che sfortuna, nessuno ha intascato la taglia che ha risvegliato le coscienze! Sfortuna, doppia sfortuna! A parte gli scherzi, non si può ridere e neppure sorridere in un momento così drammatico, che i mass-media hanno amplificato, fatto diventare caso politico, non solo pagina triste di cronaca nera!

Non si può sorridere pensando alla «Via Crucis» della mamma di Davide, quando ha accompagnato il proprio figlio a costituirsi, madre dolorosa, sofferta: dall’andatura lenta o rapida di chi, incredula, non vorrebbe credere a quel che è successo o di chi, credendo, vorrebbe che la storia finisse in fretta; il passo anche della donna piena di vergogna, con il cuore disfatto, pensando ad un’altra donna, la moglie del benzinaio, ucciso per pochi euro, perché oggi si uccide per cento euro e anche per meno.

Non si può sorridere pensando all’immagine del padre di Domenico, che vorrebbe morire, se potesse, al posto di chi il figlio ha ucciso. Non si può sorridere pensando ad una ragazzina, che non osa più uscire di casa, perché sorella di chi ha commesso «una cosa terribile», di cui parlano tutti in Italia.

Omicidio premeditato? Me lo fa dubitare il grido, se vero, riportato dai giornali: «Dio mio, cosa ho fatto?». Dio mio, cosa hai fatto, povero figlio mio, figlio nostro, figlio di tutti noi? Perché sono nostri figli questi due ragazzi di 17 e 18 anni, figli della nostra cultura che lega la felicità al denaro, che non ama la vita fin dal grembo materno, quella indifesa che si può eliminare «per legge», mentre «per legge» non si deve uccidere nessuno.

È una legge, che risale al Monte Sinai, prima ancora a quel Dio che va in cerca di Caino e gli chiede conto del fratello.

Pi√π nessuno insegna insieme agli altri Comandamenti del Decalogo, che pure salvano la vita, se osservati.

È una cultura, l’odierna, nella quale prevalgono le spinte distruttive, perché esiste, a monte, un rifiuto ad accettare la vita come dono di Dio e della quale siamo personalmente responsabili. Invece di gridare al «killer», occorre ritrovarsi insieme, adulti, genitori, educatori, insegnanti e amministratori per affrontare le sconvolgenti esperienze di un vita sociale sempre più disgregata e affrontare con coraggio il futuro, superando le difficoltà che ostacolano il nostro far crescere i giovani nella speranza.

Nello stesso tempo siamo invitati come adulti a sconfiggere quella voglia di repressione e di difesa sociale, che porta ad inventare «le taglie»! Sono misure che non risvegliano assolutamente le coscienze, ma creano, come nei film western, i cacciatori di taglie, che amano più il denaro della giustizia. Umana o divina, la giustizia offre sempre a chi sbaglia una via di uscita dall’errore, la possibilità di rifarsi una vita nuova, durante e al termine della pena da scontare.

Occorre di fronte a fatti così gravi ragionare da adulti. La società degli uomini è adulta in quanto è capace di non abbandonarsi mai all’irrazionalità, e di impegnarsi nella conoscenza dei fenomeni e degli altri, senza mai ritenersi portatrice di soluzioni che, ove non siano sorrette di adeguata meditazione, sono sempre frutto di atteggiamenti vendicativi.

Pietà è morta, se ragioniamo in termini di repressione e di vendetta, in difesa dei propri beni. È difficile tuttavia trovare chi è disposto ad ammettere francamente che si vuol vendicare; che si vuole essere infantilmente assicurati attraverso atti di repressione.

Sono troppi invece quelli che invocano la galera perché fa bene, mentre non sono altrettanto numerosi quelli che sono disposti a sporcarsi le mani per educare seriamente chi delinque. Ancora meno sono quelli che si sentono responsabili di quella cultura che porta a scegliere la via della morte invece di quella della vita.

In tempi in cui l’unica misura è costituita dal profitto economico, rincuora il nostro vivere la testimonianza dei familiari del signor Mayer, uno stimato benzinaio ucciso mentre si guadagnava onestamente il pane: hanno parlato di giustizia, non di vendetta; hanno avuto sentimenti di pietà anche per i genitori di questi due giovani, ai quali auguriamo di trovare in carcere e al Beccaria, persone che li aiutino a «ricostruirsi» dopo il giorno di follia, che ha distrutto la loro vita, sconvolto le loro famiglie e l’intera comunità civile e religiosa di Lecco, una città e provincia operosa e sana, ricca di tradizioni umane, che la rendono così vivibile anche a chi viene da lontano.

Sarà un Natale triste per loro, ma è pur sempre il Natale del Figlio di Dio che viene a portare salvezza a chi ha peccato, se pentito e disposto a pagare il prezzo del male fatto. Per questo mi sento di augurare a Davide e Domenico un «Buon Natale», che li porti alla Risurrezione pasquale.

Da: Vittorio Chiari, Un giorno di 5 minuti. Un educatore legge il quotidiano

don Vittorio Chiari

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