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MIGNON È PARTITA

Sorprende, in particolare, la credibilità di tutto ciò che riguarda i ragazzi (gesti, gergo, misto adolescenziale di sbruffonaggine e vulnerabilità) ed è bello sapere che per ottenere questo risultato sono stati investiti mesi in ricerche e provini, come si dovrebbe sempre fare in occasioni simili...


MIGNON È PARTITA

da Quaderni Cannibali

del 25 novembre 2005

Regia: Francesca Archibugi

Interpreti: Stefania Sandrelli, Céline Beauvallett, Massimo Dapporto

Origine: Italia/Francia 1988

Durata: 94’

 

 

(Aldo Fittante – Segnocinema 36 – gennaio 1989)

 

Con una tale materia narrativa era facile cadere nelle trappole o della commedia alla romana, tutto core o sentimento, oppure nel racconto didascalico, pieno di frasi fatte o luoghi comuni. (…) L’Archibugi e le sue due collaboratrici alla sceneggiatura hanno saputo evitare queste secche con una levità di tocchi e una apparente “semplicità” di osservazioni che hanno il dono raro di ricostruire la struttura profonda di una condizione sociale e umana.

(Flavio Vergerio – La Rivista del Cinematografo – febbraio 1989)

 

Sorprende, in particolare, la credibilità di tutto ciò che riguarda i ragazzi (gesti, gergo, misto adolescenziale di sbruffonaggine e vulnerabilità) ed è bello sapere che per ottenere questo risultato sono stati investiti mesi in ricerche e provini, come si dovrebbe sempre fare in occasioni simili. “Cercando i ragazzi cercavo anche i personaggi – ha detto la Archibugi – non sapevo a priori come dovevano essere”.

(Fabio Ferzetti – Il Messaggero – 26/11/1988)

Mignon, quindicenne parigina, sofisticata, piuttosto elegante e altezzosa, giunge a Roma per essere ospitata dalla scombinata famiglia dei cugini, poichè suo padre-fratello del capo famiglia, un libraio romano - malgrado una fortunata carriera come imprenditore edile, si trova nei guai con la giustizia francese. I cugini sono cinque, tra fratelli e sorelle. Tra questi è Tommaso, Giacomino e il tredicenne Giorgio, molto studioso, amante della letteratura e meno grossolano degli altri. Mignon lega con il timido Giorgio. Cacio - grande amico di Tommaso - le fa la corte e la straniera finisce con l’abbandonarsi a lui nella libreria dello zio, in cui si è messa a lavorare. Giorgio, scoprendo la ragazza fra le braccia di Cacio, rimane sconvolto e cade in stato depressivo, accentuato dal fatto che la sua anziana professoressa di latino è moribonda e che la svogliatezza si è impadronita del ragazzo. Dopo aver scoperto che sua madre non è affatto insensibile alle profferte dello zio (marito della sorella), Giorgio tenta il suicidio ingerendo palline di naftalina e solo una buona lavanda gastrica lo restituisce ai suoi. Durante la festa casalinga per i quarant’anni di Laura (che ha deciso di lasciare per sempre l’assiduo cognato), Mignon comunica di essere incinta: sgomento generale ma, in realtà, la gravidanza è simulata, poichè Mignon desidera soltanto tornarsene a casa sua.

 

 

Hanno detto del film

Nato da una sceneggiatura vincitrice al Premio Solinas del 1987 il film è uno spaccato realista di una tipica famiglia mediterranea, piccolo-borghese, numerosa e rumorosa, sulla quale spicca un mamma altrettanto tipica, tenera e distratta, delusa e rassegnata da un matrimonio che non esiste più, da un non-rapporto con il marito che la tradisce impunemente con una commessa, naturalmente più giovane. Una donna forte. (…) una donna che ha cinque figli da “tirar su” e che per loro sacrifica finanche una possibile storia d’amore con il cognato, da sempre innamoratissimo di lei.

                                                  

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