Racconti di come, tra amicizie, innamoramento, scelte e ferite, si impara a vivere gli affetti alla luce del Vangelo.
Katerina Holmes
Qualche giorno fa le ho proposto di fermarsi in oratorio anche il sabato pomeriggio. C’era un’attività da preparare e io pensavo che ci saremmo divertiti a farla insieme. Mi ha risposto che preferiva tenersi libero quel pomeriggio. Ho detto «certo», ma dentro di me sono rimasto deluso. Mi ero già immaginato noi due al lavoro, le battute, il tempo per parlare quando gli altri fossero andati via.
Per un’ora ho cercato di capire se quel no volesse dire qualcosa su di me. Poi mi sono accorto che lei non mi aveva dato alcun motivo per pensarlo. Avevo fatto una proposta e lei aveva risposto. Ero io ad aver costruito, prima ancora di chiederglielo, un pomeriggio che esisteva solo nella mia testa.
La settimana dopo ci siamo fermati a parlare dopo una riunione. Le ho chiesto che cosa le piace fare quando non ha impegni. Mi ha raccontato che durante la settimana passa molto tempo tra studio e oratorio e che ogni tanto ha bisogno di un sabato senza programmi. Da lì siamo finiti a parlare di ciò che studia, di quello che le riesce bene e di una scelta per il futuro che ancora la preoccupa. Le ho raccontato anch’io qualcosa che di solito tengo per me.
Sono tornato a casa contento di quella conversazione. Ho scoperto cose che non sapevo; su altre abbiamo idee diverse. Mi sono reso conto, soprattutto, che finora l’avevo vista quasi sempre in oratorio, mentre faceva qualcosa per gli altri. Mi piace quel lato di lei, ma la sua vita è più grande dei momenti che passiamo insieme.
In un testo che ho letto, che parla di educazione all’amore, si parla del rischio di rivolgere i propri sentimenti all’immagine che ci facciamo di una persona. Mi riconosco in questa difficoltà. Quando qualcuno mi piace, presto attenzione ai suoi gesti e alle sue parole, ma qualche volta sono così occupato a cercare conferme per me che ascolto poco quello che sta dicendo.
Rileggo l’incontro di Gesù con la donna samaritana. Al pozzo, Gesù comincia chiedendole da bere (Gv 4,7). Da quella richiesta nasce una conversazione in cui trova posto la vita della donna. Penso a quanto tempo serve anche a me per conoscere qualcuno: fare una domanda, ascoltare la risposta e lasciare che possa essere diversa da quella che avevo immaginato.
Lei continua a piacermi. Alla prossima occasione vorrei invitarla a fare qualcosa insieme, questa volta senza aver già scritto nella mia testa come dovrà andare. Se accetterà, avremo altro tempo per conoscerci. Se avrà altri programmi, saprò almeno ascoltare la sua risposta per quello che è.
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Riferimenti: Antonella Sinagoga e Miguel Ángel García Morcuende, Una pastorale giovanile che educa all’amore*, cap. 3; Gv 4,7.*
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