Maria, aiuto sei per noi: la novena che ci accompagna nel percorso di fede segnato dalla Madre di Dio.
Quand'anche camminassi
nella valle dell'ombra della morte,
io non temerei alcun male,
perché tu sei con me;
il tuo bastone e la tua verga
mi danno sicurezza.
Interno sera. Siamo in una casa.
Vediamo un uomo sulla cinquantina seduto a terra in un corridoio, appoggiato di spalle a una porta chiusa. Tende l’orecchio alla porta, non sente niente. La testa tra le mani, poi alza lo sguardo, vede un piccolo quadro di Maria Ausiliatrice appeso al muro e inizia a parlare con lei:
Pensaci tu, io non so più cosa fare. Pensaci tu, e poi dimmi cosa devo fare! Dammi uno spiraglio, una strada da seguire. Ecco, guarda. Io sono qui, dietro una porta, e lui dall’altra parte. Cosa fa? Cosa pensa? Qui fuori ci siamo noi, io e sua madre, che lo amiamo. Fuori da questa casa ci sono i suoi amici che gli volevano bene. E poi che è successo? Qui c’è la vita, perché lui non la sceglie?!
Anche tu sei stata madre di un figlio difficile da comprendere. Cosa facevi, durante i suoi silenzi? Cosa facevi quando non ti spiegava, non ti raccontava, non capivi il suo vissuto? E ora sei madre di tutta l’umanità: come fai a capirci? Non è logico chiudersi in casa e vivere di surrogati, videogiochi, tv, social… non è logico confondere il reale col virtuale. Vive solo con se stesso e i suoi pensieri o interagisce con il mondo fuori? Ha una maschera o si mostra per ciò che è? Come può un padre trovare la chiave d’accesso che apre le porte di suo figlio e di quella vita che si è costruito in testa? Madre mia e madre sua, dammi gli strumenti, rendimi capace di cogliere i dettagli e le sfumature di mio figlio e restaci accanto, nella sua e nella mia solitudine.
Maria, madre della solitudine, è la donna che non fugge il silenzio, ma lo abita con fede, lasciando che ogni cosa trovi posto nel suo cuore. Il Vangelo ci dice che “Maria serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”, e in questo atteggiamento riconosciamo la sua capacità di stare davanti ai misteri della vita senza pretendere di capirli subito, ma custodendoli finché Dio stesso non ne svela il senso.
In quel cuore che ascolta e custodisce, Maria diventa madre dell’umanità intera: una madre attenta, che coglie i dettagli, che legge i cuori e indica la strada. La vediamo accanto a Gesù a Betlemme, a Nazaret, a Cana, e infine ai piedi della croce, quando il dolore sembra dire l’ultima parola. Proprio lì, nel momento più duro, Gesù la dona al discepolo amato e, in lui, alla Chiesa e al mondo intero: “Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua madre”. Da allora nessuna solitudine è più assoluta: ogni pianto, ogni notte, ogni prova è attraversata da questa maternità che si fa vicina.
In ogni solitudine è viva la carezza di Maria, che prima ascolta e poi agisce. La sua è una presenza pratica, concreta: come alla Visitazione, si mette in viaggio, “sta accanto” senza clamore, ma con fermezza. Nelle nostre stanze chiuse, nelle corsie d’ospedale, nelle case vuote, nelle inquietudini dei giovani e nelle fatiche dei genitori, Maria rimane, discreta e fedele, a ricordarci che non siamo mai lasciati soli. E chi si lascia veramente accompagnare da lei impara a sua volta a farsi vicino a chi è solo: a offrire un ascolto autentico, a sostenere senza invadere, a custodire nel cuore le ferite degli altri, perché in esse possa rifiorire la speranza. In questo modo, la solitudine, visitata dall’amore di Maria, diventa luogo in cui Dio può ancora parlare, guarire, ricominciare.
Abbi fede: Maria riempirà quel silenzio con la parola che salva.
Ma noi, siamo capaci di sentire le sue parole?
Maria, Madre della solitudine.
Tu che hai vissuto le difficoltà della maternità in silenzio,
restami accanto, quando non so come fare.
Siediti a terra, spalle alla porta, insieme a me e aspetta.
Non mi lasciare solo. Non ci lasciare soli.
Perché nella solitudine di mio figlio, mi sto perdendo anch'io.
Nella sua inquietudine, sto soffrendo anch'io.
Nella sua inadeguatezza, affondo anche io.
Rendimi guida, rendimi mano tesa.
Fa' che ritrovi nel mio abbraccio quell'amore,
quella forza, quella stima e quella fiducia nella vita
che oggi tanto gli mancano.
Non ci salviamo, senza di te.
Don Bosco quando era richiesto di qualche grazia soleva rispondere:
“Se volete ottenere grazie dalla S. Vergine fate una novena” (MB IX, 289).
Tale novena, secondo il santo, doveva essere fatta possibilmente “in chiesa, con viva fede” ed era sempre un atto di fervente omaggio alla SS. Eucaristia. Le disposizioni d’animo perché la novena sia efficace sono per don Bosco le seguenti:
3 Pater, Ave, Gloria al Santissimo Sacramento con la giaculatoria:
Sia lodato e ringraziato in ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento.
3 Salve o Regina...con la giaculatoria:
Maria, aiuto dei cristiani, prega per noi.
Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è mai udito che qualcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo patrocinio e domandato il tuo aiuto, e sia rimasto abbandonato. Sostenuto da questa fiducia, mi rivolgo a te, Madre, Vergine delle vergini. Vengo a te, con le lacrime agli occhi, colpevole di tanti peccati, mi prostro ai tuoi piedi e domando pietà. Non disprezzare la mia supplica, o
Madre del Verbo, ma benigna ascoltami ed esaudiscimi. Amen.
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