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Madri sino in fondo

Che società stiamo costruendo se non c'è spazio per il dolore, la vecchiaia, la malattia, se non c'è più il desiderio di paternità e maternità, il desiderio di AVERE un figlio e la speranza giusta e umana che sia bello, buono e sano, ma si pretende un figlio sano?


Madri sino in fondo

da Quaderni Cannibali

del 12 febbraio 2008

In questi giorni fa discutere un documento che dice che dei bambini prematuri nati vitali hanno diritto ad essere curati come tutti gli altri pazienti, qualcuno ha voluto vedere in questo documento, una minaccia al diritto di abortire sino a gravidanza avanzata, un bambino non perfetto, o il rischio che il bimbo prematuro, soccorso e rianimato possa salvarsi e non essere del tutto sano.

 

E allora? Allora lasciamo che tutti i prematuri vengano lasciati privi di cure per timore che possano salvarsi e non essere perfetti? O lasciamo che il medico guardi l’evidenza di ciò che ha davanti e decida?

 

Ma che adulti siamo, che uomini e che donne siamo se l’ideologia, prevale sulla ragione?

Se un bimbo che nasce vivo non ci interroga, non ci fa sentire a disagio nemmeno un momento, per tutti quelli che abbiamo lasciato morire in nome della libertà, che uomini e donne siamo se guardiamo un’ecografia e non vediamo un uomo, piccolo, indifeso che ha bisogno di poter contare su di noi, sugli adulti?

 

Che società stiamo costruendo se non c’è spazio per il dolore, la vecchiaia, la malattia, se non c’è più il desiderio di paternità e maternità, il desiderio di AVERE un figlio e la speranza giusta e umana che sia bello, buono e sano, ma si pretende un figlio sano?

 

Per fortuna in questo panorama a volte sconcertante c’è chi senza clamore testimonia con la sua vita cosa vuol dire essere adulti, essere madri e padri.

Parlo di Tonia Accardo, la donna di 33 anni, morta qualche giorno fa a Torre del Greco.

Tonia scoprì di aspettare un figlio che tanto aveva desiderato e poco dopo di essere malata di cancro, non ebbe dubbi, rifiutò le cure per mettere al mondo la piccola Sofia.

Ha scelto di far vivere e nascere sua figlia e poi per diciassette mesi ha lottato contro il cancro, sostenuta dal marito e dalle persone che le hanno voluto bene, eppure, alcuni hanno bollato il suo gesto, come un gesto di egoismo.

 

Io penso invece che Sofia potrà dire di avere imparato da sua madre e da suo padre la grandezza dell’amore, la condivisione della vita, Tonia lascia a sua figlia Sofia la testimonianza di come si possa amare di un amore così grande da poter rinunciare alla propria vita.

 

E Tonia non è la sola testimone di questo modo grande di amare, di una quotidianità che può sembrare eroica ma che per chi l’ha vissuta è semplicemente normale.

 

Nel 1995 Felicita Meratidi Nova Milanese, rinunciò a curare un tumore per dare alla luce il suo secondo figlio, morì pochi giorni dopo, mi torna spesso alla mente una frase che lessi sui giornali dopo la sua morte

Felicita diceva “ho fifa” perché queste donne non sono delle eroine, ma donne con le fragilità di tutti, ma con la certezza che non si può negare alla propria creatura la vita.

 

Queste donne non sono solo per i loro figli la testimonianza di un grande amore, ma sono e rimangono nel tempo testimoni per tutti noi, di come la morte non sia la fine di ogni cosa, di come l’amore quotidiano costruisca e rimanga oltre noi, queste donne sono costruttrici di speranza e di futuro.

Nerella Buggio

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