Lo stupore conferisce all'evento dell'incontro uno sguardo sfumato dove i contorni non sono definiti.
In questo periodo della mia vita, da quando mi sono trasferito nella comunità proposta sto avendo diverse occasioni di incontro con moltissimi ragazzi che vedo per qualche ora, forse qualche giorno e poi mi capita di rivederli dopo un mese. Ebbene, mi sono reso conto che la maggior parte delle volte in cui incontro qualche giovane e magari parliamo anche assieme o giochiamo io sono distratto perché quando ci si rivede loro si ricordano il mio nome, quello che abbiamo fatto assieme, come ci siamo conosciuti; mentre io non mi ricordo neanche il loro volto, non mi ricordo neanche se li ho già visti.
Queste sono sicuramente occasioni di grande vergogna in quanto mi sento poco attento e anche un po' menefreghista quando mi capita di trovarmi così spaesato nel non ricordare nessun dettaglio di una persona. Tuttavia queste, sono anche occasioni di grande gioia perché da una persona di cui noi non ci ricordiamo neanche il volto veniamo salutati con entusiasmo e vediamo negli occhi dell'altro la felicità portata dall'incontro. Questo perché tutti noi siamo molto più felici quando riconosciamo una cosa e cioè quando la conosciamo di nuovo perché riusciamo a connettere a quell’incontro fortuito il ricordo di aver già incontrato quella persona.
Come descrivere la gioia di un incontro cosi pieno di significato in quanto risveglia in noi delle emozioni che lo precedono e che permangono anche per il futuro? C'è una parola che io trovo molto adatta in questi casi perché non esprime la semplice gioia o la meraviglia ma ha a che fare con l'inatteso, è lo stupore.
Stupore è una parola che deriva da “steup” che vuol dire “colpo” proprio perché lo stupore come una cosa inaspettata stupisce, sorprende e cioè prende da sopra, dall'alto, facendoci perdere il contatto con la realtà come quando abbiamo la testa tra le nuvole. Lo stupore conferisce così all'evento dell'incontro uno sguardo sfumato dove i contorni non sono definiti. Al contrario, lo sguardo meravigliato deriva da “mirabilia” e consiste nel porre la cosa nella mira dell'occhio e cioè al centro della pupilla al centro della nostra attenzione. Se la meraviglia è quindi lo sguardo analitico attraverso il quale conosciamo l'ignoto, lo stupore è lo sguardo sorpreso attraverso il quale riconosciamo il noto nuovamente inedito.
In queste occasioni sperimentiamo quella transitività della felicità, per cui si dice che “l’allegria è contagiosa” e siamo felici, anche se la nostra memoria fallisce nel suo compito di ricordare, perché nei nostri occhi c'è il riflesso di uno sguardo stupito, sorpreso e la causa dello sguardo siamo noi. Forse quindi non ha importanza avere tutto sotto controllo, essere così presenti a noi stessi da avere sempre il polso della situazione ma l’importante è essere aperti all'incontro, alla novità che la vita ci mette davanti, aderire a un entusiasmo anche se non sappiamo dove ci porta, lasciarci sorprendere senza dover analizzare ogni frammento di realtà, senza dover controllare la totalità delle cose solo per soddisfare le nostre pretese conoscitive.
Infatti l'incontro con l'altro è sempre una ricchezza così grande che merita di essere cercata. E quando non sapremo dove cercare sarà l'altro a correrci incontro sorpreso e a salutarci con entusiasmo: Ciao! Ti ricordi di me? Come mai sei qui? E nei nostri occhi brillerà lo stesso stupore dello sguardo che stiamo fissando, e la preoccupazione di dover ricordare sarà scomparsa davanti alla sorpresa dell’incontro che porta a ognuno una gioia nuova, vera, che aspetta solo di essere scoperta.
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