Nella nostra esperienza ci lasciamo guidare da 8 parole tratte dall'Enciclica "Magnifica Humanitas" di Papa Leone
Doğukan Şahin
Il nostro rapporto con la vita sembra oggi in crisi. Tutto ciò che appare come “limite”– incapacità, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilità – tende a essere letto anzitutto come difetto da correggere, più che come luogo in cui l’umano matura e si apre alla relazione. Invece dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite (MH 118)
È proprio nel nostro essere limitati che trovano spazio la compassione, la sincera inquietudine di fronte ai bisogni degli altri, la generosità che sorprende anche in mezzo all’oscurità e al fallimento, l’esperienza spirituale e l’adorazione di Dio. Lo vediamo in tanti momenti in cui il limite si fa concreto nella nostra vita, quando riceviamo un rifiuto, quando soffriamo per la malattia o la morte di una persona amata, quando sperimentiamo l’incapacità o il fallimento. Misteriosamente, proprio in questi frangenti possiamo trovare una saggezza nuova, toccare con mano l’affetto delle persone e sperimentare la presenza del Signore. (MH 119)
Accettare il proprio limite, sperimentare la nostra fragilità di fronte alle povertà assolute e riscoprire la grandezza umana proprio rinunciando all'illusione di poter risolvere tutto con la sola efficienza.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!».
Vivere il limite con l'UMILTÀ
Saper dire "non lo so fare", "ho sbagliato", "sono stanco", e saper sorridere delle proprie goffaggini senza prendersi troppo sul serio.
Di fronte a un imprevisto, a una stanchezza o a un errore, ho mascherato la mia vulnerabilità innervosendomi, o ho avuto l'umiltà di chiedere aiuto?
Preghiera
Padre, ti ringrazio per i miei limiti, perché mi
ricordano che sono creatura e non Creatore.
Aiutami a non nascondere le mie fragilità
dietro maschere di finta forza,
ma ad affidarle a Te.
Amen.
Originario di Modica 17 anni, un grave incidente sul lavoro lo lasciò completamente tetraplegico. Seguirono dieci anni di profonda depressione, rabbia e isolamento totale.
Nel 1978, visse una radicale conversione. Accettò la malattia, trasformando la sua stanza in un centro di speranza. Imparò a scrivere tenendo una penna tra i denti per rispondere a migliaia di lettere.
Redasse così diari e messaggi densi di fede, speranza e gioia cristiana.
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Seppur nella sofferenza fisica, riusciva a dare forza e coraggio a quanti lo cercavano, non ha pensato più a se stesso, ma agli altri, secondo le sue possibilità.
«Attraverso la sofferenza ho capito quanto Dio mi ama. Soffrire, offrire, amare. Questo è diventato il mio motto. La sofferenza ci avvicina a Dio. L’offrire con amore ci apre le porte del cielo. L’amore ci fa vivere la Vita eterna».
«Pur restando in un letto, il Signore mi fa camminare per il mondo, mi fa abbracciare il mondo intero».
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