Legatemi

Ruttino / 10

Rubrica di educazione a cura di Richard Kermode.

Ioann-Mark Kuznietsov Ioann-Mark Kuznietsov

«Da qualche tempo sento montare un clima di disprezzo sempre più diffuso verso tutto ciò che ricorda l’importanza della famiglia e dell’amore coniugale. Da quale senso di superiorità nasce questo disprezzo? Non è forse desiderabile avere delle relazioni affettive capaci di edificare il tempo nella dimensione dell’amore? (…) Da dove nasce dunque questo disprezzo e questo bisogno di ridicolizzare ciò che è importante per la maggior parte degli esseri umani?».

Così Susanna Tamaro, sul Corriere di qualche giorno fa, nell’articolo “La famiglia ci salva. Salviamola da questo clima di disprezzo”.

Da dove nasce questo disprezzo? Personalmente direi che nasce da una cultura che, non da ieri, non ama i legami, quelli familiari ma non solo. Oggi non siamo più legati ad una “morale” fatta di precetti esterni, piuttosto siamo chiamati ad una vocazione indiscutibile: “essere se stessi”, “essere autentici”. Così scriveva Magatti: «dato che ognuno è “responsabile” del destino della propria vita, ne consegue che gli eventuali fallimenti ricadono sulle nostre spalle. Il successo e la felicità sono la riprova del nostro impegno e delle nostre capacità; pertanto, povertà e marginalità non sono mai del tutto innocenti e nascondono tra le loro pieghe il fallimento personale».

Oltre ad essere morbidamente indotti a sradicarsi da una storia, da una famiglia, da una cultura, cioè da dei legami, quel “diventare se stessi” ci consegna ad essere drammaticamente e irrimediabilmente soli in questo compimento, e lì – per chi desidera guardare – dove uno non ce la fa, dove non si riesce a reggere il ritmo, la velocità, la performance, non rimane che la resa, l’abbandono nei confronti della vita, non rimane – ricordando papa Francesco – che l’essere annoverati tra gli scarti umani, di ogni età.

Non si desidera qui la contrapposizione tra “l’essere se stessi” e i legami, si desidera ricordare umilmente e semplicemente che “non è bene che l’uomo sia solo”.

So long!

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