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Lectio divina_32a domenica del tempo ordinario

Gesù entra in polemica con i sadducei sul tema della risurrezione...la sua intenzione non è eliminare la legge di Mosè, ma portarla a compimento, far comprendere che è Lui la via che apre alla nuova vita, la porta della risurrezione. L'uomo qui deve costruire il suo futuro eterno vivendo nella speranza.


Lectio divina_32a domenica del tempo ordinario

da Teologo Borèl

del 08 novembre 2007

Luca 20, 27-40

a) il testo

27Gli si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: 28«Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. 29C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30Allora la prese il secondo 31e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. 32Da ultimo anche la donna morì. 33Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». 34Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; 36e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui». 39Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». 40E non osavano più fargli alcuna domanda.

 

b) Chiave di Lettura:

‚óè Contesto

Possiamo dire che il brano propostoci per la nostra riflessione forma una parte centrale del testo che va da Luca 20,20-22,4 che tratta delle discussioni con i capi del popolo. Già all’inizio del capitolo 20, Luca ci presenta con alcuni conflitti sorti tra Gesù, i sacerdoti e gli scribi (vv. 1-19). Qui Gesù si trova in conflitto con la scuola filosofica dei Sadducei: questi accettavano come rivelazione solo gli scritti di Mosè (v. 28) negando lo sviluppo graduale della rivelazione biblica. In questo senso si capisce di più il “Mosè ci ha prescritto” pronunciato dai Sadducei in questo dibattito malizioso pensato come tranello per incastrare Gesù e “coglierlo nel fallo” (vedi: 20: 2; 20: 20). Questa scuola filosofica scompare con la distruzione del tempio.

Per ridicolizzare la fede nella risurrezione dei morti, i Sadducei citano la prescrizione legale di Mosè sull’levirato (Dt 25, 5), cioè riguardo all’antica usanza dei popoli semitici (inclusi gli ebrei), secondo la quale, il fratello o un parente prossimo di un uomo sposato deceduto senza figli, doveva sposare la vedova, per assicurare (a) al defunto una discendenza (i figli sarebbero stati considerati legalmente figli del defunto), e (b) un marito alla donna, in quanto le donne dipendevano dal marito per il loro sostentamento.

 

‚óè Io Sono: Il Dio dei viventi

Gesù passa a confermare la realtà della risurrezione citando un altro brano tratto dall’Esodo, questa volta dal racconto della rivelazione di Dio a Mosè nel roveto ardente. I Sadducei evidenziano il loro punto di vista citando Mosè. Gesù, allo stesso modo confuta il loro argomento citando anche lui, Mosè: “Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe” (v. 37). Nell’Esodo troviamo che il Signore si rivela a Mosè con queste parole: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe” (Es 3: 6). Il Signore poi prosegue a rivelare a Mosè il nome divino: “Io-Sono” (Es 3: 14). La parola ebraica ehjeh, dalla radice Hei-Yod-Hei, usata per il nome divino in Es 3: 14, significa Io sono colui che è; Io sono l’esistente. La radice può significare anche vita, esistenza. Per questo Gesù può concludere: “Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi” (v. 38). Nel medesimo versetto Gesù specifica che “tutti vivono per lui [Dio]”. Questa si può rendere anche “tutti vivono in lui”. Riflettendo sulla morte di Gesù, nella lettera ai Romani, Paolo scrive: “Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” (Rom 6:10).

Possiamo dire che Gesù, per un'altra volta, fa vedere ai Sadducei che la fedeltà di Dio sia per il suo popolo, sia per il singolo, non si basa né sull’esistenza o meno di un regno politico (nel caso della fedeltà di Dio al popolo), e neanche sull’avere o meno prosperità e discendenza in questa vita. La speranza del vero credente non risiede in queste cose del mondo, ma nel Dio vivente. Per questo i discepoli di Gesù sono chiamati a vivere come figli della risurrezione, cioè, figli della vita in Dio, come il loro Maestro e Signore, “essendo stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna” (1 Pt 1: 23).

 

c) Domande per aiutare la riflessione:

‚óè Che cosa ti ha colpito nel Vangelo? Qualche parola? Qualche atteggiamento particolare?‚óè Cerca di rileggere il testo del Vangelo nel contesto degli altri testi biblici citati nella chiave di lettura. Trovane anche tu degli altri.

‚óè Come interpreti il conflitto che emerge tra i capi del popolo e i Sadducei con Ges√π?

‚óè Soffermati su come Ges√π confronta il conflitto. Cosa impari dal suo comportamento?

‚óè Quale pensi sia il nocciolo della questione nella discussione?

‚óè Che cosa significa per te la risurrezione dei morti?

‚óè Ti senti figlio/a della risurrezione?

● Cosa significa per te vivere la risurrezione già dal momento presente?

 

 

d) Letture della XXXII° settimana

11 novembre             2Mac 7,1-2.9-14; Sal 16; 2Ts 2,16-3.5; Lc 20,27-38

12 novembre             Sap 1,1-7; Sal 138; Lc 17,1-6

13 novembre             Sap 2,23-3,9; Sal 33; Lc 17,7-10

14 novembre             Sap 6,1-11; Sal 81; Lc 17,11-19

15 novembre             Sap 7,22-8,1; Sal 118; Lc 17,20-25

16 novembre             Sap 13,1-9; Sal 18; Lc 17,26-37

17 novembre             Sap 18,14-16; 19,6-9; Sal 104; Lc 18,1-8

18 novembre             Ml 3,19-20; Sal 97; 2Ts 3,7-12; Lc 21,5-19

 

La speranza [Karl Rahner]

Signore, questa esistenza io l'accetto, e l'accetto in speranza. Una speranza che tutto comprende e sopporta, una speranza che non so mai se la posseggo davvero. Una speranza che nasce al mio profondo, una speranza totale che non posso sostituire con angosce inconfessate e cose possedute. Questa speranza assoluta io me la riconosco e voglio averla: di essa devo rispondere come del compito più grande della mia vita. Io so, Signore, che essa non è un'utopia, ma viene da te, nasce da te e abbraccia tutto e tutto comprende come promessa che l'umanità arriverà alla pienezza di vita e ogni uomo potrà davvero non vergognarsi d'essere uomo.

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