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Le ciàspole, Hamas, un viso di donna

Sulla cima della vetta innevata una donna fa la guardia alle sue speranze. Nei TG s'inanellano parole come Israele, Gaza, Hamas. Terrorismo. Forse l'anno nuovo sarà esattamente come l'anno vecchio: l'ennesimo capitolo della lotta tra Vita e Morte. Bellezza e Miseria. Amore e Odio.


Le ciàspole, Hamas, un viso di donna

da Quaderni Cannibali

del 11 gennaio 2009

Passi veloci, viso giovane e stregato. Oltre l’affollata piana di Vezzena – confusa, colorata e spensierata – tracce di ciàspole informano del suo passaggio. Passi brevissimi, forse per la sera di Capodanno terminata a notte fonda, che m’incoraggiano a seguirli. E ad inseguire quei lineamenti che sembrano inerpicarsi silenziosi sulla neve vergine. Quasi due ore di pensieri accaldati, di silenzi innevati e di mirabolanti tracce d’animali presi d'amore a corrersi dietro sul sentiero. Poi, ormai prossimo alla Cima Vezzena e a quella viandante giovane e spensierata, m’arresto per assaggiare la bellezza di quel gesto. Si leva lo zaino, scioglie le sue ciàspole e, allargando le braccia come i bambini quando tentano d’imitare gli aeroplani, sembra salutare a modo suo il nuovo anno da quelle altezze tempestose. A contemplare la terra prendono voce le vertigini, ad ammirare il cielo inizia a danzare il cuore. Proprio lì - a metà strada tra la terra e il cielo, tra il Peccato e la Redenzione, tra il Creato e il Creatore - dopo qualche minuto si siede sulla crosta della montagna, ai piedi di quella croce così ambita agli scalatori, e appoggia la testa tra le mani inguantate.

Poi solo silenzio, sbirciate contro il cielo, meditazioni.

Chissà che pensieri stava partorendo dietro quei biondi capelli, oltre quello sguardo giovane, dietro quel sorriso un po’ imbarazzato. Fors’avrà sognato, immaginato o semplicemente ascoltato l’arrivo del 2009. L’età l’annoverava tra le universitarie, ma poteva essere anche una giovanissima madre. O una semplice donna evasa dal caos degli impianti per andare in cerca della sua anima. E sintonizzarsi in vista del nuovo anno. Certamente una donna dagli occhi svegli se, raggiunta la cima, sembrava attonita e impaurita di fronte a quel vortice di colori, di spazi vergini, di prospettive inaspettate. Salita fin lassù per iniziare un anno che alcuni dicono tremendo. Altri inedito. Per qualcuno imprevisto, faticoso e sudato. Il 2009 faceva già parlare di sé prim’ancora d’uscire dal grembo della notte. Eppure il nuovo anno nella Legge Celeste non sarà né tremendo, né inedito, né imprevisto: sarà semplicemente quello che gli uomini lo renderanno. D’una sola avvertenza il Vangelo ammanta ogni nuovo anno: l’obbligo di occhi svegli.

Gli occhi dei Magi, per l’appunto, che arrivano da laggiù, dove si pratica l’astrologia e ci s’inchina di fronte alle divinità. Capaci di sapienza: uomini del proprio tempo, della propria terra. Ma lesti nelle palpebre ad annusare il Nord della vita. In cammino, carichi di doni ma soprattutto di attese, disposti a guardare oltre il breve lineamento dell’orizzonte. Uomini che pensano, che nutrono coraggio, che all’inganno di Erode rispondono con un’intelligente ingenuità. Anche in Altopiano s’inseguono le stelle! Dell’astrologia che promette soldi se risparmieremo e pace se non si litiga (previsioni che francamente non necessitano di astrologi e indovini). Del calcio, dello spettacolo, della moda… che regalano successi facili e guadagni favolosi. Per poi lasciarti per strada. E allora forse, dopo il 6 gennaio, anche noi vorremmo poter guardare il cielo e scoprire qualcosa come la stella che ha acceso il cuore di quei tre saggi. Stanchi di cieli artificiali che hanno cacciato gli angeli e trattano da clandestini i santi, che hanno espatriato quel Bambino per ospitare tarocchi e cartomanzie… abbiamo sete di desideri grandi, voglia di vincere la pigrizia e riannodare sandali slacciati troppo in fretta, nostalgia di occhi che non s’arrestino alla superficie delle cose. Delle persone!

Forse la vita è questione di occhi, come direbbe Romano Guardini: occhi capaci di guardare e vedere. Nel Natale del 1940, nel campo di concentramento di Treviri, J. P. Sartre fece dire al re Magio Baldassarre in risposta al disperato Bariona: “E’ vero che noi magi siamo molto vecchi e molto saggi e conosciamo tutto il male della terra. Tuttavia quando abbiamo visto quella stella in cielo, i nostri cuori hanno fatto un balzo di gioia come quello dei fanciulli e noi siamo stati simili a dei bambini e ci siamo messi in cammino, perché volevamo compiere il nostro dovere di uomini, che è quello di sperare”.

Sulla cima della vetta innevata una donna fa la guardia alle sue speranze. Nei TG s’inanellano parole come Israele, Gaza, Hamas. Terrorismo.

Forse l’anno nuovo sarà esattamente come l’anno vecchio: l’ennesimo capitolo della lotta tra Vita e Morte. Bellezza e Miseria. Amore e Odio.

Don Marco Pozza

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