La Via Crucis del cristiano in quarantena


 

di , tratto da vinonuovo.it

 

La Passione di Gesù in dialogo con le fatiche di questi mesi difficili anche nel cuore di noi credenti

 

Ne abbiamo proposte tante di Via Crucis in questi anni durante la Quaresima su Vino Nuovo. Abbiamo provato a far dialogare la Passione di Gesù con i Calvari degli uomini e delle donne di oggi, tra le periferie delle nostre città e gli angoli dimenticati del mondo. Lo faremo anche quest’anno. 
C’è però anche una Via della Croce molto più nascosta che in questa Quaresima 2021 ho pensato di suggerire: un cammino dentro le nostre comunità cristiane, da un anno ormai alle prese con il Covid-19. Faccia a faccia con il volto fisico di questa sofferenza: le “ondate” della pandemia, i morti, i nuovi ricoveri, le ansie sui vaccini che i notiziari non mancano di ricordarci. Certamente vogliamo portare anche tutto questo nella nostra preghiera di fronte alla Croce di Gesù. Ma c’è anche un altro passo non meno significativo che in questa seconda Quaresima del Coronavirus forse ci viene richiesto: riconoscere che anche come credenti, come discepoli di Gesù, abbiamo tante piaghe che questi mesi difficili hanno aperto dentro di noi. Ecco: vorrei proporre di cominciare proprio da qui il nostro cammino verso la Pasqua. Non per piangerci addosso, ma per cercare insieme di trasformare le fatiche in preghiera. E metterci con un supplemento di umiltà nelle mani del Solo che sa trarre vita anche dalla morte.

 

 

I STAZIONE
GESU’ E’ GIUDICATO

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo

«Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C’erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato» (Luca 23,8-12)

«Speriamo che duri poco». Dicevamo così, quando all’improvviso ci siamo ritrovati chiusi in casa ad affrontare la pandemia. Chiamati a reinventarci anche i modi di vivere la nostra fede. Inizialmente abbiamo provato anche un po’ di ebbrezza: vuoi vedere che anche con il Signore è la volta che mi rimetto in gioco sul serio? Dopo un po’, però, la sfida si è fatta impegnativa. In questa quarantena un po’ speciale di domande ne abbiamo poste tante; ma di risposte – anche passando da un webinar spirituale all’altro – continuiamo a faticare a trovarne. Che senso ha questa prova apparentemente senza fine? Perché Dio non ci libera?

Signore, come Erode
cerchiamo il prodigio
che rimetta tutto a posto,
e fatichiamo
a riconoscerti in questo
tempo strano.
Insegnaci 
a seguirti davvero
anche quando
non capiamo le tue vie.

Padre nostro…

 

II STAZIONE
GESU’ CADE RIPETUTAMENTE SALENDO AL CALVARIO

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo

«Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima» (Isaia 53,2-3)

Nella Via Crucis mi chiedevo sempre che bisogno ci fosse di tre stazioni diverse in cui Gesù cade: non ne basta una sola? Invece se c’è una cosa che la pandemia ci ha insegnato è il peso di ritrovarsi di nuovo a terra dopo l’illusione di essersi rialzati. Chissà, forse anche qualche nostra comunità vedendo la chiesa forzatamente vuota all’inizio avrà pensato di essere caduta “per la prima volta”. Si sarà prontamente rialzata trasferendo on line la sua efficienza. Però l’abbiamo capito in fretta che restavamo lo stesso a terra. Così ci siamo organizzati per il ritorno in chiesa: sedie ben distanziate, igienizzante, protocolli seguiti più scrupolosamente di chiunque altro. Ma il catechismo dei ragazzi? E le Messe di Natale? E tutte le altre cose per cui una serata su Zoom non basta? Quanta fatica a stare in piedi così…

Cadiamo continuamente
anche noi, Signore.
Ma quanta fatica
ad ammetterlo
davanti agli altri.
Donaci l’umiltà
di riconoscerlo
e la forza di rialzarci
per seguire Te

Padre nostro…

 

III STAZIONE
GESU’ INCONTRA LE PIE DONNE

«Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che facevano cordoglio e lamento per lui. Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli. Perché, ecco, i giorni vengono nei quali si dirà: ‘Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato’. Allora cominceranno a dire ai monti: ‘Cadeteci addosso’; e ai colli: ‘Copriteci’. Perché se fanno questo al legno verde, che cosa sarà fatto al secco?”» (Luca 23,27-31)

Ascoltando i racconti della Passione forse le guardavamo con un po’ di sufficienza le pie donne. Che fanno quelle lì? Sì sta consumando una tragedia, ci stanno strappando il Maestro, e tutto quello che sanno fare è piagnucolare? Pietro almeno nel Getzemani ci aveva provato a fare l’eroe… E’ vero, gli è andata male: l’ha stroncato Gesù in persona. Però, allora, meglio il dignitoso silenzio di Giovanni, mica queste lacrime da coccodrillo. Invece no: alzi la mano chi di noi in questi mesi non si è trovato a commiserare questo tempo in cui nemmeno l’incontro con il Signore sembra essere più quello di una volta. Anche pregare ci costa più fatica. Lo capiamo, allora, che queste parole durissime che Gesù pronuncia sono rivolte anche a noi…

Sì, Signore, è su di noi
che dobbiamo piangere
non su di Te.
Sulla nostra illusione
di incontrarTi
senza fare nostra
la Via della Croce.
Insegnaci ad aprire
il cuore per donare
la vita ai fratelli,
anziché rimpiangerla

Padre nostro…

 

IV STAZIONE
CON MARIA NELL’ORA DELLA CROCE

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo

«Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. Gesù le disse: “Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta”. Sua madre disse ai servitori: “Fate tutto quel che vi dirà”» (Giovanni 2, 3-5)

Sulla strada del Calvario un punto di riferimento chiaro c’è stato dato: “Ecco tua madre”, dice Gesù a Giovanni dalla Croce. E ce lo ha ripetuto anche nel nostro camminare affaticato del tempo della pandemia: nelle settimane del prolungato digiuno dall’Eucaristia, nelle corse col cuore in gola all’ospedale, nelle mille difficoltà quotidiane che tanti di noi hanno sperimentato in questi mesi. Ci ha indicato sempre una madre. L’unica che sa vedere davvero qual è il vino che ci manca, indipendentemente dal colore della zona pandemica. Ma anche l’unica che ci dice il solo modo per trovarlo: “Fate tutto quello che vi dirà”.

Madre, anche
nei nostri piccoli
e grandi Calvari
ci affidiamo a te.
E tu ci indichi l’unica
strada sicura:
la Parola del tuo Figlio.
Insegnaci a custodirla
anche in questo tempo
troppo pieno di parole piccole
ripetute all’infinito.
Per arrivare
insieme a te sotto la Croce.

Padre nostro…

 

V STAZIONE
GESU’ È SPOGLIATO DELLE SUE VESTI

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo

“I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca”. (Giovanni 19,23)

Ricordate la preghiera di Papa Francesco in piazza San Pietro un anno fa? “Siamo tutti sulla stessa barca in questo mare in tempesta”. Ci siamo emozionati guardando le immagini alla tv quella sera. Ma com’è difficile vivere realmente nella nostra vita queste parole in un tempo di pandemia. Anche nel nostro cuore si insinua sottile la tentazione di cercare la strada che porta in salvo noi, prima di pensare a tutti gli altri. Quante corse a prenderci il nostro brandello della veste del Maestro. Si, è difficile essere comunità in un tempo dove tutto sembra dirti: stai per conto tuo. Persino nelle comunità religiose oggi volano gli stracci. Rimpiangiamo la possibilità di stare insieme, però poi critichiamo gli altri perché non fanno abbastanza oppure perché ci chiedono la cosa sbagliata…

Signore, fa che siamo
una cosa sola
come hai chiesto Tu
al Padre
in quell’ultima sera.
Tienici uniti a Te
perché impariamo
davvero anche noi
a camminare insieme

Padre nostro…

 

VI STAZIONE
GESU’ MUORE SULLA CROCE

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo

«Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo, spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: “Veramente quest’uomo era giusto”». (Luca 23,44-47)

Ed eccoti di nuovo a morire sulla Croce, Signore: in questi mesi della pandemia quante volte lo hai fatto ancora nelle nostre città. Con la Tua morte ci chiedi di fare i conti con il fratello che muore. E sappiamo bene che anche questo non è facile. Ci ha colpito non poter celebrare i funerali nei momenti più bui di questa prova. Abbiamo avuto tutti la sensazione che mancasse qualcosa. Ma che cosa realmente? Un semplice saluto? Un rito? Un momento per condividere il dolore altrui? Lo sappiamo bene di non avere ancora gli occhi del centurione. Di non trovare mai le parole giuste in quei momenti…

Solo la Tua morte, Signore,
illumina questo mistero.
Donaci occhi
per riconoscerti
e proclamarti
Signore della vita
anche di fronte 
al dolore per la morte
di una persona cara

Padre nostro…

 

VII STAZIONE
GESU’ E’ DEPOSTO NEL SEPOLCRO

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo

«Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù» (Giovanni 19,41-42)

Non è finita, lo sappiamo: ci vorrà ancora tempo prima di arrivare alla Pasqua. Ma non è solo questione di lancette da far girare o vaccini pastorali da iniettare nelle nostre comunità: abbiamo prima qualcosa da deporre nel sepolcro. Ed è difficile. Perché stavolta non sono più i nostri limiti, le cose che non vorremmo mai mostrare a nessuno: no, tutto questo ormai la Croce di Gesù l’ha già redento. Nella nostra vita di fede ci sono anche realtà belle a cui siamo affezionati, esperienze per noi significative, che – però – a un certo punto ci è chiesto di deporre nella terra se vogliamo che tornino a germogliare di nuovo. Altrimenti diventano un idolo. Quanto ci sta parlando anche su questo il tempo della pandemia; ma, allo stesso tempo, quanta fatica nel discernere davvero.

Signore, vogliamo
seguire Te,
non le nostre abitudini.
Annunciare
la novità del tuo Vangelo,
non parole buone
per tutte le stagioni.
Insegnaci a non seguire le mode,
ma il soffio del Tuo spirito.
Per incontrarti Risorto
nel cuore
di questo mondo ferito.

Padre nostro…

 

Per i meriti della Sua Passione e Croce
il Signore ci benedica e ci custodisca.
Amen