Spiritualità e quotidiano

La preghiera cristiana

Dare una definizione di preghiera non è una cosa semplice


Dare una definizione di preghiera non è una cosa semplice. Significa trovare parole per esprimere una sintesi tra esperienza umana ed evento teologico.
Etty Hillesum nel suo Diario scrive che «certe persone pregano con gli occhi rivolti al cielo: esse cercano Dio fuori di sé. Ce ne sono altre che chinano il capo nascondendolo fra le mani, credo che cerchino Dio dentro di sé (…). Pregare richiede dunque il raccoglimento per cercare Dio dentro di sé, e un lavoro per disseppellire la sorgente in cui c’è Dio, nel caso essa sia ostruita da “pietre e sabbia”».
Simone Weil afferma con parole di grande sintesi che «la preghiera è attesa e compimento dell’altro, i quali nella Trinità coincidono. Attesa e compimento possono essere intesi quali categorie antropologiche: non solo attendere l’altro, ma far in modo che egli nella relazione porti a pienezza la sua alterità».
Approfondiamo il tema con Marzia Ceschia, docente di Teologia spirituale, e Antonio Bertazzo, docente di Psicologia generale e della religione, che guideranno il seminario-laboratorio “La preghiera cristiana” nel ciclo di specializzazione in teologia spirituale della Facoltà teologica del Triveneto nel prossimo anno accademico.

 – Che cos’è la preghiera?

Si può constatare come la preghiera sia un “avvenimento” in cui il Cielo e la Terra si incontrano: l’Altro e la persona nella sua unicità sembrano ritrovarsi poiché è nella natura di Dio essere per la sua creatura e, questi, per grazia, ma non solo, ritrovarsi in Lui. Definire la preghiera comporta l’immergersi nell’orizzonte dell’incontro tra la creatura capax infiniti e il desiderio di Dio di farsi conoscere. Anche la dimensione etica entra a far parte di questo incontro.

– La preghiera cristiana in che cosa differisce dalle altre forme di preghiera nelle altre religioni? Qual è la sua specificità?

La preghiera cristiana è la preghiera di Cristo. La sua è la preghiera di lode, di benedizione, di intercessione, di invocazione rivolta al Padre. Così la Chiesa tutta, ogni singolo credente in Cristo entra nella melodia di Cristo, si muove nella consonanza della preghiera di Cristo. La preghiera cristiana è proprio la preghiera dello Spirito di Cristo. È Lui che ci fa gridare: «Abbà, Padre», che nutre i desideri affinché diventino desideri di Dio, sete di comunione con Dio. Possiamo dire che la preghiera cristiana è specificatamente l’invocazione dello Spirito: ci rivolgiamo al Padre, attraverso il Figlio, nella potenza dello Spirito Santo.

– La preghiera è evento umano e teologico. Innanzitutto, quali sono le dinamiche antropologiche presenti nella preghiera cristiana?

La preghiera è un evento che coinvolge la nostra umanità: i pensieri, gli affetti, i sentimenti, la volontà, la percezione, il corpo. Insomma, tutto di noi. Grazie agli studi di neurofisiologia, si può affermare che la preghiera è un’attività che muove le strutture cerebrali, in modo specifico. Si tratta di un evento fisiologico che non tiene conto della religione di appartenenza: tutte le persone che entrano nell’attività orante, meditativa, riflessiva e si pongono in relazione a un “altro” trascendente, attivano parti del cervello e del sistema nervoso che sono comuni. La nostra struttura umana viene sollecitata da una scelta relazionale, pur trattandosi di un Altro non visibile.

– Come si inserisce nelle strutture psicologiche dell’interiorità umana?

La preghiera coinvolge il sistema di pensiero che definiamo simbolico, evidenziando come questo sia specifico della persona umana e non degli animali, non umani. La preghiera è quindi un fatto culturale che si nutre di immagini, parole, azioni proprie di un gruppo religioso. Attraverso questo bagaglio individuale o di gruppo si attivano quelle forme simboliche che entrano nella struttura della preghiera.

– Qual è il significato teologico specifico della preghiera cristiana?

La preghiera è una parola che entra, costruisce, fa, compie la relazione tra l’Io umano e l’Io divino. Il suo contesto che definiamo “naturale” è quello dialogico, in cui il Tu divino chiama o con-voca l’Io umano e lo conduce alla relazione. Se il rapporto “Io-Tu” è la struttura costitutiva della preghiera, quella cristiana fonda questa relazione nella Rivelazione. A Dio si va con Dio, con il Figlio, nel quale siamo tutti figli e ci fa conoscere il Padre, ossia, in senso giovanneo, ci fa entrare nella possibilità dell’amare. Questo è l’agire dello Spirito.

– Quali sono le linee fondative della preghiera cristiana?

Nella sua riflessione sul Padre nostro, Simone Weil conclude in questo modo… fondante: «noi gli apparteniamo. Egli ci ama, perché ama se stesso e noi siamo cosa sua. Ma è il Padre che è nei cieli. Non altrove. Se noi crediamo di avere un padre quaggiù non è lui, ma un falso dio. Non possiamo fare un solo passo verso di lui: non si cammina verticalmente. Possiamo dirigere verso di lui soltanto il nostro sguardo».

– La preghiera nella Bibbia e nella storia: è cambiato il modo di pregare nei secoli?

La preghiera nella storia è un tema molto complesso. In poche parole, si potrebbe dire che sono presenti in modo costante le due forme principali della preghiera legate a due dimensioni della religiosità. C’è una preghiera che esprime la forma funzionale della religiosità: è quella che mostra sottomissione, magia, dipendenza verso una divinità creduta come potente e minacciosa.

In questo si può associare il sacrificio anche cruento all’offerta dei beni o delle cose a questa divinità che non si conosce o che viene percepita come causa di timore o di paura. Queste forme sono presenti anche oggi in certe religioni, ma pure in quella cristiana quando è presente una deformazione dell’idea di Dio immaginato onnipotente sconosciuto. Così può essere anche nella devozione individuale.

– …diversa è la preghiera al Dio conosciuto…

La preghiera che esprime una religiosità legata a un Dio conosciuto, del quale si condivide la passione per il Bene dell’umanità, è fatta di lode, di ringraziamento, di fiducia, di intercessione fiduciosa e non di paura. Per noi cristiani è la preghiera di Gesù che alza il suo canto di lode e di gloria al Padre e conduce i suoi discepoli a entrare in relazione con Dio nella forma di figlie e figlie (cf. Gv 15,9-17).

Le forme diverse di preghiera possono essere descritte come presenti nel percorso di maturazione della fede, della coscienza credente. Così, possiamo discernere quali figure di Dio sono più presenti nell’immaginario religioso individuale. In ogni caso, per un cristiano, il “lavoro sulle immagini di Dio” è sempre una evangelizzazione del nome di Dio e della sua rappresentazione.

– Si può parlare di una pedagogia della preghiera? In che senso? 

Abbiamo detto che troviamo nella persona una disposizione naturale alla trascendenza. Ogni religione, di tutte le culture, è espressione di questa dinamica presente. Per questo gli appartenenti a qualsiasi religione sono iniziati alla preghiera, quale principale espressione della relazione con Dio: la preghiera materna, l’esempio di una comunità orante, la liturgia, le intercessioni, e tutte le forme relative a questa diposizione. Inoltre, ogni fase della vita prevede la propria forma, adatta, conformata sulle capacità e le disposizioni personali: un bambino prega come un bambino, un adulto prega come un adulto. Come dire, ogni età ha la sua performance orante e religiosa.

– Come si impara a pregare?

Da un punto di vista pedagogico non ci si può fermare solo alla dimensione evolutiva. Infatti, la relazione con Dio si nutre di una dimensione affettiva e cognitiva che si manifesta come una forma di regressione buona, positiva che valorizza l’attesa, la passività, l’ascolto, la fiducia, la disponibilità. Tutto questo appartiene ai contenuti di un percorso pedagogico che educa la disponibilità naturale presente.


di Paola Zampieri

tratto da settimananews.it

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