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...la mia Juina

La prima splendida sorpresa di questa avventura sono stati i compagni di viaggio: un chioggiotto chiacchierone di gran cuore, una moretta intelligente con un finto cuore di pietra, un ragazzo grande cuoco in cerca della propria vita, un'artista che sa parlare con la musica, un uomo sereno e soave e un giovane salesiano innamorato di Dio sono stati i miei angeli in questo mese brasiliano...


...la mia Juina

da Iniziative in tour

del 29 agosto 2005

 

A volte le cose sembrano nascere veramente per strane coincidenze… Ho cominciato “Scuola di Mondialità” un po’ per caso, senza alcuna intenzione di partire nel periodo estivo ma con l’unico auspicio di fare un po’ di luce nel mio cuore… Un week-end al mese mi sembrava il tempo giusto da dedicare per ricominciare a dare respiro alla mia fragile umanità e per cominciare a guardarmi attorno per decifrare il mio progetto di vita. Ma è proprio camminando che ti accorgi che quelle che tu chiamavi coincidenze in realtà sono dei segni che ti vengono inviati e che il “tuo” progetto di vita in realtà non è tuo… Così, la possibilità di vivere un’esperienza estiva in terra di missione si è concretizzata molto lentamente ma in maniera molto forte e chiara dentro di me facendomi vivere un’esperienza indimenticabile a Juina, nel Mato Grosso.

La prima splendida sorpresa di questa avventura sono stati i compagni di viaggio: un chioggiotto chiacchierone di gran cuore, una moretta intelligente con un finto cuore di pietra, un ragazzo grande cuoco in cerca della propria vita, un’artista che sa parlare con la musica, un uomo sereno e soave e un giovane salesiano innamorato di Dio sono stati i miei angeli in questo mese brasiliano. La forza del gruppo è stata la consapevolezza che siamo tutti gocce nel mare e che più gocce siamo più mare formiamo e che solo condividendo tra di noi le gioie, le fatiche, le frustrazioni e l’entusiasmo potevamo vivere in pienezza la missione con quella “santa follia” che i figli di Dio conoscono.

Partiamo così: 2 valigie a testa da 32 Kg l’una (colori, penne, carta e quant’altro da portare a Juina) in un caldo venerdì di luglio, già consapevoli del lungo viaggio che ci attende, quello in aereo e quello nel nostro cuore.

Dopo tante ore, il Brasile ci ha accolto con la metropoli di San Paolo che dall’alto sembra un prato con tanti funghi che spuntano: sono le centinaia di grattacieli che si spingono verso il cielo allontanandosi da una terra popolata di favelas e miseria. E ancora viaggio, accompagnati da un rumoroso pullman, tra le infinite distese del Mato Grosso quello che il nome ricorda essere la foresta amazzonica e che ora ospita vacche magre proprietà dei ricchi fazenderos.

Dopo 3 giorni di viaggio, eccoci arrivati alla nostra mèta, Juina!

Juina era nei miei pensieri ancora prima di esserci arrivata, solo che è diventata veramente mia solo quando ho messo piede nella sua terra rossa e polverosa. Tanti cani a passeggio per questa cittadina colorata, con le insegne pubblicitarie dipinte sui muri, i mega supermercati di nome italiano e le macchine con l’impianto stereo assordante.

Ma per noi Juina è stata altro. Innanzitutto è stata pura accoglienza da parte di 3 suore meravigliose e di un don che il virtuale già ci aveva fatto incontrare che ci hanno regalato i primi dei milioni di sorrisi ricevuti in tutta la nostra permanenza.

Ma soprattutto Juina è stata “crianca”: bimbi, bimbi, tanti bimbi di ogni colore e età che hanno colorato le nostre giornate e rivoluzionato le nostre menti. Se ogni sorriso è una luce, i bambini di Juina formano il sole perché il loro viso è illuminato sempre da un sorriso e i loro occhi sono così belli che ti sembra di specchiarti dentro. Non importa che tu sia buono o cattivo nella vita, a loro basta un tuo abbraccio, una tua carezza, una tua coccola che li faccia sentire importanti per qualcuno, degni di essere amati. E quell’amore di mamma loro lo trovano ogni giorno nei due oratori sorti anche grazie all’aiuto di Lorenzo e Micaela e di tanti uomini e donne di buona volontà di Juina. L’oratorio Don Bosco e l’oratorio della Palmiteira ospitano ognuno circa 100 bambini al giorno che vengono accolti dalle splendide suore (e da diversi animatori e volontari) e che offrono ai bimbi un pasto al giorno, giochi e tanta serenità.

Il nostro servizio è stato poco se confrontato all’immenso che abbiamo ricevuto, ma quel poco abbiamo cercato di farlo ogni giorno con passione e amore, anche quando il sonno, il caldo e la stanchezza ci ricordavano che non eravamo in vacanza.

Incoraggianti, imperanti e vere le parole di Don Bosco: “Fa molto chi fa poco, ma fa quello che deve fare; fa nulla chi fa molto, ma non fa quello che deve fare”.

A volte è difficile tenere sempre la testa sulle spalle perché i bimbi ti fanno sentire al settimo cielo, perfetto animatore e salvatore dell’umanità quando in realtà sei solo uno strumento della misericordia e dell’amore di Dio… Quanto si fa presto a dimenticarselo! Ma don Paolo ci ha aiutato a non perdere la bussola regalandoci la possibilità di aprire la giornata (con albe indimenticabili!) con l’Eucarestia condivisa con 5 suore clarisse cappuccine messicane che vivono la loro clausura per la comunità e chiudendo le lunghe giornate (con delle stelle che i nostri occhi non conoscono) con il momento della revisione e della lettura del Vangelo.

Come un cerchio che si chiude, Dio ha accompagnato tutti i nostri giorni e le nostre attività che si sono concretizzate nell’animazione negli oratori, nella preparazione e realizzazione del campo per animatori, nel breve contributo alla nuova scuola professionale, nell’animazione liturgica, nel prezioso servizio di Stefano alla Pastorale della Salute.

Un mese passa in fretta, troppo in fretta se ti senti come o meglio che a casa tua…

Abbiamo incontrato tanti uomini e donne di buona volontà che hanno messo la loro vita a servizio dei poveri e che ti trasmettono non “una” serenità ma “la” serenità; abbiamo visto una natura calpestata da illogiche umane e dallo spirito di sopravvivenza; abbiamo incontrato una natura libera, verde e rigogliosa amata e protetta dagli indios della foresta che con il loro vivere semplice hanno messo in crisi le mie deboli certezze; abbiamo cantato, giocato e mangiato con dei bimbi meravigliosi che per 365 giorni all’anno mangiano la stessa cosa e che mai si sono lamentati di questo; abbiamo ragionato, scherzato, giocato con degli animatori a cui manca poco per diventare grandi aquile e librarsi nell’aria e volare. Volare, volare, volare…il cielo mi appartiene da sempre, ma in questo viaggio è stato proprio mio amico…anche il ritorno in aereo ti aiuta a fare decompressione dopo un’esperienza così totalizzante che fa grande subbuglio nei tuoi pensieri e ti fa vedere le cose da un’altra prospettiva: dall’alto tutto sembra piccolo e relativo, ordinato e silenzioso.

Le montagne di preoccupazioni, pensieri e problemi che ogni giorno ci costruiamo ci sembrano insormontabili solo perché mano a mano che loro aumentano noi ci abbassiamo… Persino la laguna veneta, melmosa e maleodorante dal basso, da sopra le nuvole fa un disegno bellissimo e inaspettato… Quando imparerò a guardare i problemi dall’alto? Quanto è relativo il mio affanno quotidiano in confronto a milioni di persone che ogni giorno lottano per un piatto di riso e fagioli?

Juina fa male… ma non per la povertà e la miseria che la abitano, ma per l’ingiustizia che senti dentro e che sai che c’è tra te, che dopo un mese ritorni nella tua realtà eccedente, e tutti quei bimbi che continuano ad amare ogni giorno quel piatto di riso…

Ci è stato donato l’anello di Tucum, simbolo dello sposalizio della causa dei poveri e della lotta all’ingiustizia… Ce l’ha detto don Paolo e l’abbiamo capito subito che la vera missione comincia ora, nelle nostre case, nella nostra quotidianità. Non si è per nulla missionari  nel vivere un mese un’esperienza in terra di missione. Essere missionari è vivere ogni giorno il proprio quotidiano con fede, con amore, in pienezza e gratitudine; essere missionari è “fare con amore le piccole cose”.

E allora potremo dire che a occhio nudo il mondo non sembra cambiato dopo questa esperienza in terra brasiliana, ma mi auguro di essere cambiata io e faccio lo stesso augurio ai miei compagni di avventura credendo alle parole di un innamorato di Dio: “…se cambio io, il mondo ha cominciato a cambiare!”.

Quando Juina diventa tua è tua per sempre.

Francesca Marton

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