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La Chiesa cattolica beatifica 188 martiri giapponesi a Nagasaki

È la prima beatificazione in Giappone e la più importante ‚Äì con la partecipazione attesa di 30 000 persone ‚Äì mai organizzata in Asia. I “beati” sono dei laici (salvo quattro preti e una suora): individui, ma anche famiglie intere, donne e bambini, martirizzati in sedici luoghi diversi nel paese...


La Chiesa cattolica beatifica 188 martiri giapponesi a Nagasaki

da Teologo Borèl

del 25 novembre 2008

La beatificazione di 188 dei suoi martiri, lunedì 24 novembre a Nagasaki, è un grande momento per la Chiesa cattolica giapponese. La proclamazione da parte del rappresentante di Benedetto XVI, cardinale José Saraiva Martins, della “santità di questi servi di Dio” mette in luce il radicamento della fede cristiana nell'arcipelago da più di quattro secoli. “Questa beatificazione è anche un messaggio molto attuale del coraggio nella fede”, ha dichiarato il cardinale.

È la prima beatificazione in Giappone e la più importante – con la partecipazione attesa di 30 000 persone – mai organizzata in Asia. I “beati” sono dei laici (salvo quattro preti e una suora): individui, ma anche famiglie intere, donne e bambini, martirizzati in sedici luoghi diversi nel paese.

La Chiesa cattolica giapponese conta 42 santi e 205 beati, ma finora si trattava soprattutto di religiosi. “È in seguito al consiglio dato nel 1981 ai vescovi locali da papa Giovanni Paolo II di far conoscere al mondo i primi cristiani giapponesi che i vescovi hanno preso l'iniziativa di raccogliere i documenti storici e di inviare per la prima volta una domanda di beatificazione alla Santa Sede”, ha spiegato monsignor José Saraiva Martins. Le ricerche sono durate ventisei anni. I supplizi di cui sono stati vittime, tra il 1603 ed il 1639, segnano la seconda fase delle persecuzioni.

Erano cominciate al tempo di Hideyoshi, signore della guerra, che unificò il paese. Nel 1597, preoccupato del proselitismo dei missionari arrivati al seguito di Francesco Saverio, sbarcato a Kagoshima (sud) nel 1549, volendo imporre la sua autorità, fa torturare 26 cristiani a Nagasaki. Si contavano allora tra i 300 000 ed i 400 000 cristiani, ricorda Églises d'Asie in un numero speciale sul Giappone (novembre) che tratta, tra gli altri argomenti, delle persecuzioni.

Partita dal sud del paese, l'evangelizzazione aveva raggiunto in pochi decenni il nord della regione di Honshu. Il primo shogun, Tokugawa, ordina nel 1614 il bando dei missionari, percepiti come avanguardia di potenze straniere, e proibisce il cristianesimo. Chiusura del paese, espulsione dei preti e persecuzione sistematica dei fedeli vengono attuati subito dopo. Coloro che rifiutavano di abiurare venivano uccisi: a migliaia furono decapitati, crocifissi o bruciati vivi. Certi conservarono nonostante tutto la fede. Privi di preti, di chiese, di sacramenti, praticarono per due secoli e mezzo un culto segreto.

Dopo l'instaurazione della libertà religiosa (1873), i missionari stranieri tornati in Giappone scoprirono 26 000 discendenti dei “cristiani nascosti”. Certi si reinserirono nella Chiesa; altri restarono fedeli ad un culto trasmesso oralmente e per il quale erano morti i loro antenati ma che, troppo lontano dal dogma, non è riconosciuto da Roma. Ne sono rimaste alcune migliaia nelle isole al largo di Nagasaki, la città più cattolica dell'arcipelago (4,5% della popolazione rispetto a una media nazionale che non supera lo 0,3%). Il cristianesimo è poco diffuso in Giappone. Vi si contano meno di 2 milioni di cristiani, di cui 500 000 cattolici, su 128 milioni di abitanti. Si è diffuso soprattutto nelle classi agiate: il primo ministro, Taro Aso, è cattolico. “Questa beatificazione invita a ravvivare la nostra fede. La nostra Chiesa si è ricostruita con l'aiuto dei missionari. Deve 'giapponesizzarsi' di più”, ritiene monsignor Osamu Mizobé, presidente della commissione di preparazione della beatificazione.

 

 

Fonte:  “Le Monde”

traduzione: www.finesettimana.org

 

Philippe Pons

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