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L'amore ai tempi di internet

Per incrociare il possibile uomo (o donna) della vita, bisogna chiudere i libri delle favole e mescolarsi alla folla dei propri simili. Dall'oratorio ai «social network», come cambiano i luoghi di aggregazione...


L’amore ai tempi di internet

da Attualità

del 16 aprile 2009

Se Cenerentola incontrò il principe azzurro per aver perso una scarpetta, le ragazze in carne e ossa sanno che non basta aspettare che l’amore piova dal cielo, come la mela che permise a Isaac Newton di formulare la teoria della gravitazione universale. Per incrociare il possibile uomo della vita, bisogna chiudere i libri delle favole, uscire di casa e mescolarsi alla folla dei propri simili. Lo stesso vale per i ragazzi. Ma dove ci si incontra oggi per fare conoscenze, anche se non dichiaratamente per trovare marito? E soprattutto: ai tempi di internet è ancora vero che stare in casa non serva a pescare anime gemelle?

 

Non stiamo parlando degli «under 16», per i quali i rapporti con l’altro sesso fanno parte di una scoperta del mondo ancora agli inizi, né degli «over 40», che cominciano a sentire sul collo lo spettro della solitudine sentimentale. È un’età, quest’ultima, nella quale non pochi cominciano a rivolgersi alle agenzie matrimoniali, prontamente ribattezzate, in anni recenti, «club per single». Peccato che spesso questi presunti club richiedano cifre considerevoli per organizzare incontri con aspiranti al fidanzamento, e lascino l’amaro in bocca a una serie di persone che si sentono truffate nelle aspettative, naturalmente dopo aver già pagato. In realtà non mancano quelli che trovano la loro mezza mela proprio attraverso un’agenzia matrimoniale; tuttavia la pre-condizione sarebbe di analizzare con occhio vigile le offerte di questi moderni sensali di matrimonio, di valutarne costi e benefici, di informarsi tramite chi li ha già sperimentati. Altrimenti è facile sposare con entusiasmo loro, le agenzie, spinti da un umanissimo bisogno di compagnia, e ritrovarsi alla fine soltanto con il conto corrente più leggero.

Qui vorremmo considerare soprattutto le fasce di età nelle quali la ricerca dell’amore si mescola al resto della vita, al tempo passato a studiare, lavorare, fare sport, impegnarsi, divertirsi e tutto il resto. I decenni nei quali è abbastanza naturale ritrovarsi in gruppi vari, scambiare chiacchiere ed esperienze con gli uni e con gli altri e accorgersi che quella tal persona ci provoca una fitta allo stomaco, il che spesso è il primo segnale di un sentimento e, se va bene, di una storia d’amore. Perché una cosa è certa: neppure le nuove generazioni, con i loro piercing e i look trasgressivi, sono immuni dai grandi sogni sentimentali. «In fondo, la novità dei giovani d’oggi è che le relazioni sentimentali vere sono per loro un valore prioritario», osserva Salvatore Capodieci, psichiatra e psicoterapeuta, titolare di corsi in psicopatologia all’Università pontificia salesiana di Mestre (Venezia) e in psicodiagnostica presso la Scuola di specializzazione in Psicologia del ciclo di vita all’università di Padova. «Hanno la delusione della politica, la sfiducia nella collocazione lavorativa a causa di una crisi per cui nulla dà sicurezza; così, in fin dei conti, la priorità per loro diventa proprio la dimensione sentimentale».

I nostri tempi sono molto più frammentati che in passato, più affidati all’iniziativa personale. Fino a un po’ d’anni fa, frequentare l’oratorio o i gruppi d’impegno ideale (politico, per esempio), era una pratica diffusa. Oggi, invece, le occasioni d’incontro sono potenzialmente di più, tante quante le offerte per il tempo libero, ma in realtà meno rassicuranti nel dare la possibilità di ritrovare gruppi di persone con le quali instaurare confidenza e amicizia. «Parlando in termini generali, e con tutte le eccezioni che comunque permangono, l’oratorio oggi è più un’occasione d’incontro per attività finalizzate che un luogo dove si passa la maggior parte del tempo libero. Ci si trova come prima in parrocchia per gli scout o l’Azione cattolica, però poi i singoli elementi di questi gruppi hanno anche altri gruppi di appartenenza, al di fuori di quel contesto».

Tuttavia i dati generali correggono la percezione diffusa che la frequentazione degli oratori abbia subìto un tracollo. «Non c’è dubbio che l’associazionismo giovanile negli ultimi anni sia calato in modo sensibile», premette la sociologa Cristina Pasqualini, ricercatrice presso la facoltà di Scienze politiche all’Università Cattolica di Milano. «Oggi le associazioni più frequentate sono quelle sportive, quelle di volontariato e culturali, ma anche gli oratori non hanno perso la loro attrattiva. Se è calata la partecipazione, non dimentichiamo che gli oratori in Italia, dal 1970 al 2008, sono raddoppiati, passando da 3 mila a 6 mila. In Veneto e Lombardia ne troviamo 3 mila; 1.500 nella zona del Centro e altrettanti al Sud. Un milione e mezzo di ragazzi dai 6 ai 18 anni li frequentano stabilmente: sono ancora tanti. È vero anche, però, che dopo i 15 anni c’è un calo vertiginoso; magari gli amici dell’oratorio rimangono, ma non li si incontra più lì».

Qualunque sia il luogo dove ci si ritrova, rimane vero che da giovani le storie d’amore nascono soprattutto all’interno dei gruppi di amici. «Sono i posti privilegiati dove si incontra il partner − conferma Cristina Pasqualini −. Nascono come gruppi misti, poi al loro interno si formano le coppie». E i luoghi dove si fa vita di gruppo per la maggior parte del tempo rimangono la scuola, grazie anche a tutte le sue attività pomeridiane, e il lavoro. Chi nel tempo libero si muove seguendo i propri interessi ma anche alla ricerca di conoscenze diverse, lo fa soprattutto in discoteca (il 76 per cento dei giovani tra i 15 e i 24 anni), nei bar e nei pub (più del 90 per cento), nei luoghi dove si pratica sport (quasi il 60 per cento). Le percentuali variano a seconda dell’età: passati i vent’anni, man mano che si avanza verso i trenta, diminuisce la preferenza per le discoteche e avanza la frequentazione di locali meno sovraffollati e caotici, meno adolescenziali e più selezionati. Più avanti, prendono piede le cene allargate a casa di amici, dove ognuno porta qualche conoscente da presentare al gruppo. Diventa meno importante uscire a qualsiasi costo e avanza il bisogno di passare il tempo con persone affini, con le quali si possano condividere interessi ed esperienze. Che è, poi, una qualità che si cerca nella persona del cuore, quando abbia superato l’esame della prima, incontrollata simpatia.

Il bisogno di compagnia e condivisione, la curiosità verso persone nuove e quell’assecondare una moda che è divenuta fenomeno sociale, stanno alla base della vera novità nel campo delle relazioni, non solo giovanili: internet. In particolare nell’ultimo anno, questi elementi hanno determinato l’esplodere di quella piazza virtuale che si chiama «Facebook», il social network (spazio d’incontro online) passato in sei mesi da 500 mila a 6 milioni e mezzo di utenti. Non c’è dubbio che la rete sia ormai la nuova frontiera dei rapporti umani; anzi, più che una frontiera è un terreno acquisito. Guardata anni addietro con sospetto da chi non è cresciuto insieme a lei, dai giovani non è più vissuta come un luogo dove si incontrano a chattare soprattutto gli sfortunati privi di amicizie e alla caccia di relazioni frettolose. Anche gli ultra-quarantenni raccontano volentieri le loro navigazioni su Facebook. Facebook è la comunità virtuale che ti consente di avere una pagina personale con nome, cognome, foto e tutte le informazioni su di te che vuoi trasmettere al mondo. È la piazza dove ti lasciano messaggi in «bacheca» ma dove puoi decidere tu chi ammettere tra gli amici con cui dialogare. È un «luogo», in definitiva, in cui passare il tempo curiosando nei fatti altrui, chiacchierare di sciocchezze, ma anche frequentare qualcuno dei moltissimi gruppi che lo popolano, dagli ex compagni di classe ai «combattenti» per la salvezza del Darfur. Sempre in tono leggero, un po’ disincantato, adatto a un mezzo nel quale si saggiano tanti terreni con uno scopo sopra tutti: instaurare conoscenze e relazioni. Non soltanto sentimentali, però anche sentimentali.

Lo sanno e lo dicono bene Mattia Carzaniga e Giuseppe Civati nel loro libro L’amore ai tempi di Facebook, uscito da poco per Baldini e Castoldi. Carzaniga, giovanissimo critico cinematografico (ha solo 26 anni), ci spiega quanto cerchino l’amore i frequentatori del social network. «Tanto, anche nel senso di un amore in senso lato. È un po’ il carattere del nostro libro: parlare di Facebook non come di un’agenzia matrimoniale, ma come di un luogo dove negli ultimi anni si articola anche la relazione e la rete di contatti. Sicuramente c’è una componente forte di sfera sentimentale in una piattaforma come Facebook. Lì tendenzialmente uno si presenta per quello che è; e in ogni caso si tratta del mezzo virtuale che più si avvicina a una rappresentazione del mondo reale. Detto questo, è ovvio che poi i rapporti veri non possono esaurirsi nella galassia della virtualità. Però molte amicizie, nate virtualmente, diventano rapporti vissuti nel reale». Lo stesso Mattia ha una fidanzata conosciuta prima su Facebook: «Ci eravamo incrociati nella vita e poi ci siamo recuperati nel social network. Lì sono nati lo scambio e la condivisione di idee e di interessi». Per i giovani e i giovanissimi è del tutto normale frequentarsi via internet, che sta diventando una «piazza» bazzicata sempre più anche da ultratrentenni, ultraquarantenni e via salendo. Così ne parla la sociologa Pasqualini: «È un facilitatore di relazioni sociali, una tecnologia importantissima utilizzata dai giovani per formare reti di amicizia e di sentimenti con altri giovani. Ma non esclude i rapporti faccia a faccia». Aggiunge ancora Mattia Carzaniga: «Indubbiamente anche in questo senso la Rete ha cambiato il modo di conoscersi, di comunicare e di passare il tempo insieme. Non che poi sostituisca la dimensione reale: è una cosa in più. Vista in questi termini, non va demonizzata: in realtà, è parte del mondo che si vive». Così, le nuove frontiere della tecnica vengono sfruttate, alla fin fine, per alimentare il turbinìo dei sentimenti. Fine per chi si lascia fagocitare, mezzo utile e divertente per chi le inserisce nell’equilibrio della vita, le tecnologie hanno sostituito i balli di Cenerentola come luoghi ultramoderni dove si incrociano dame e cavalieri. Per gli inguaribili romantici e i sognatori un po’ solitari, rimane sempre la fiducia in un colpo d’ala del destino, che si nasconda magari in un treno preso per sbaglio o in un sms mandato invertendo qualche numero. Come nel film Sliding doors, o come con la mela di Newton o la scarpetta persa provvidenzialmente da Ce­nerentola.   

 

 

Zoom. Amore: se è destino…

 

Galeotta fu la rete. La storia di Luca e Francesca, entrambi 34 anni, è nata davanti al computer, attraverso una delle classiche chat. «Era il 2005 – racconta Luca, grafico di Milano – avevo 30 anni ed ero single. Mi sono iscritto alla chat di una radio, creando il mio profilo con dati personali e foto. Uno non inizia a chattare con lo scopo principale di trovare una fidanzata, lo fa per curiosità, per stare in contatto con altre persone. È un po’ lo stesso meccanismo che regola i social network come Facebook». Fatto sta che, scorrendo tra i profili degli altri utenti, Luca rimane colpito da una foto, quella di Francesca, torinese, sua coetanea. «Aveva l’aria triste, così le ho inviato una mail chiedendole il perché di quella espressione. Lei mi ha risposto e abbiamo cominciato a scriverci». Prima solo attraverso la rete, poi passano al telefono. Per tre mesi Luca e Francesca si sentono quotidianamente, si raccontano le loro giornate, le loro vite. Fino a quando decidono di incontrarsi. La distanza, del resto, lo permette. «La prima volta ci siamo visti a metà strada tra Milano e Torino». Nel 2006 si sono fidanzati. Oggi Francesca si è trasferita in provincia di Milano, dove lavora come impiegata. Lei e Luca hanno comprato casa. «Prima di Francesca avevo conosciuto via chat altre ragazze – ricorda Luca – ma solo con lei è scattato qualcosa. Chattare è un po’ come conoscere una ragazza in discoteca, con la differenza che sul web puoi mentire molto meglio sulla tua identità. A noi è andata bene, ma internet va preso con le pinze».

Per Letizia e Filippo, entrambi milanesi, l’amore nasce nel gruppo scout (Agesci). «La prima volta che l’ho visto io avevo 17 anni, lui 19 – racconta Letizia – per me è stato un colpo di fulmine». All’inizio fra di loro è amicizia, un legame che si rafforza quando entrambi sono studenti all’università. L’amore arriva qualche anno dopo. «Ci ha unito lo stile di vita comune, la fede cristiana, l’amore per l’avventura e la natura, lo spirito di servizio, i valori familiari. Entrambi venivamo da famiglie tradizionali, con principi solidi». Letizia e Filippo si sposano nel 2001, dopo due anni di fidanzamento. Oggi lei insegna materie letterarie, lui è commercialista; hanno tre bambini. «La persona giusta si può incontrare dovunque, in palestra come in un pub – osserva Letizia –. Certo i gruppi giovanili e i movimenti ecclesiali sono terreni fertili, perché hai la possibilità di frequentare persone che condividono le tue scelte, di passare tanto tempo con loro, di crescere e di confrontarti. Alla fine, ci si innamora di chi si frequenta». Del resto, anche il fratello di Letizia, Marco, 40 anni, ha incontrato sua moglie Caterina, 28 anni, in parrocchia: «Lui dirigeva il coro parrocchiale, lei frequentava l’oratorio e si era invaghita di questo ragazzo più grande di lei che vedeva la domenica in chiesa. Si sono sposati dopo un anno di fidanzamento, lei non aveva ancora 21 anni. Ora hanno due bambine».

I giovani si incontrano, si conoscono, si fidanzano un po’ dovunque; spesso succede al bancone di un locale, davanti a un cocktail. E capita anche su un treno. Si sono trovati così Roberta e Massimo, lei insegnante, lui impiegato nella logistica, entrambi 35enni. «Tutti e due vivevamo a Genova e lavoravamo a Milano – racconta Roberta – ci siamo incontrati quasi un anno fa su un treno che ci riportava nella città lombarda». Una pura casualità: Massimo sarebbe dovuto partire più tardi, solo all’ultimo minuto è salito su quel treno. Quando si dice: «Era destino».

G. C.

 

Rosanna Biffi

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