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Invidio i quattordicenni

Guardando in avanti ho l'impressione che si stia andando verso il periodo prima di Babele, quando gli uomini non erano divisi dal linguaggio; che si stia ritornando ai tempi, descritti dalla Bibbia nelle prime pagine, quando l'uomo viveva in una unica famiglia, che si riconosceva nell'unica sua dignità, che era appunto quella di essere uomo e donna insieme.


Invidio i quattordicenni

da L'autore

del 31 gennaio 2008

E anche i tredicenni, comunque tutti i giovanissimi, ai quali il futuro riserva giorni meravigliosi: rivolgimenti e cambiamenti, che la storia finora non ha mai registrato in modo così rapido, così sconvolgente.

Guardando in avanti ho l’impressione che si stia andando verso il periodo prima di Babele, quando gli uomini non erano divisi dal linguaggio; che si stia ritornando ai tempi, descritti dalla Bibbia nelle prime pagine, quando l’uomo viveva in una unica famiglia, che si riconosceva nell’unica sua dignità, che era appunto quella di essere uomo e donna insieme. Sono stato preso da questo senso di profezia analizzando con calma gli avvenimenti di questi anni, non previsti o previsti in tempi molto lontani.

Il primo, questo desiderio di abbattere i confini e di formare l’Europa unita, un’autentica ricchezza culturale per tutta l’umanità. L’Europa ha millenni di storia, che saranno posti al servizio non di una nazione, di un popolo ma di intere nazioni e popoli, delle generazioni giovani che crescono con il desiderio di essere protagonisti del proprio futuro.

Il secondo segno è la cultura della mondialità: avvenimenti lontani sono vicini e quello che non hanno prodotto tanti scritti di protesta, l’hanno prodotto certe immagini, giunte nelle case di tutto il mondo, come quelle della tragedia curda o etiope. La Cina non è più lontana, ma anche l’Africa, l’America Latina.

Il fenomeno delle migrazioni (milioni di profughi e di migranti, di esuli, politici e non) ci interpella e ci porta a ragionare in grande, ad aprire le porte e a spalancare i cuori a popoli che per mille motivi (dalla fame di cibo a quella di istruzione) bussano e chiedono di essere accolti. I nostri giovani avranno la fortuna di vivere in un’era multirazziale, in un futuro dove non esisteranno confini, dove il progresso tecnologico farà fiorire il deserto, e gli uomini siederanno alla stessa mensa con il desiderio di compartire agli altri quanto hanno conquistato con loro merito o ereditato dagli altri.

Non sono sogni o utopie. Oggi non siamo più nei tempi della guerra dei trent’anni o dei cent’anni, in cui ci si uccideva per qualche metro quadrato di terra: l’umanità, attraverso mille errori e mille conquiste, sta andando verso il meglio. L’unico rischio rimane l’egoismo e la superbia, che sono radicati nel cuore degli uomini.

Non è forse giunto il tempo di cambiare? I giovani, che crescono, hanno già nel cuore questi germi di cambiamento: il loro tempo sarà certamente migliore del nostro, se li alimenteranno e li vivranno con il desiderio di costruire «cieli e terre nuove», dove ci sarà posto per tutti, anche per i più deboli.

Da: Vittorio Chiari, Un giorno di 5 minuti. Un educatore legge il quotidiano

don Vittorio Chiari

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