Testi Salesiani

Insegnamenti di vita spirituale: Orientamenti pratici nelle lettere ai giovani


 


4. ORIENTAMENTI PRATICI NELLE LETTERE AI GIOVANI

La corrispondenza di don Bosco, abbondantissima, è specchio della sua multiforme attività di uomo d’azione. Non troviamo in essa lettere di direzione spirituale articolate come quelle di san Francesco di Sales. Don Bosco è concreto e sbrigativo, anche quando accenna ad argomenti spirituali, che preferisce trattare più diffusamente nel dialogo personale. Pur nella stringatezza, tuttavia, quando è necessario egli sa mettere a fuoco, in pochi tratti, i punti nodali della vita cristiana in funzione operativa. Tra le tante lettere, ne abbiamo scelte alcune, indirizzate a ragazzi e giovani, che meglio rappresentano la sua proposta spirituale.

 


A Stefano Rossetti
S. Ignazio presso Lanzo, 25 luglio 1860

 

Amatissimo figliuolo,
La lettera che mi hai scritto mi ha fatto veramente piacere. Con essa dimostri che tu hai compreso quale sia l’animo mio verso di te. Sì, mio caro, io ti amo di tutto cuore, ed il mio amore per te tende a fare quanto posso per farti progredire nello studio e nella pietà e guidarti per la via del cielo. Rammenta i molti avvisi che ti ho dato in varie circostanze; sta allegro, ma la tua allegria sia verace come quella di una coscienza monda dal peccato. Studia per diventare molto ricco, ma ricco di virtù, e la più grande ricchezza è il santo timor di Dio. Fuggi i cattivi, sta amico coi buoni; rimettiti nelle mani del tuo signor arciprete e seguine i consigli e tutto andrà bene.
Saluta i tuoi parenti da parte mia; prega il Signore per me, e mentre Iddio ti tiene lungi da me lo prego di conservarti sempre suo finché sarai di nuovo con noi, intanto
che ti sono con paterno affetto                                                               

 Aff.mo

Sac. Bosco Gio.

 

 

A Giovanni Garino

Calliano, 10 ottobre 1860

 

Carissimo Garino,
Ho ricevuto con piacere la tua lettera e godo della tua ferma volontà di farti buono per divenire un ottimo ecclesiastico. Dal canto mio farò tutto quello che posso; ma ho bisogno anche di qualche cosa da parte tua. Di che cosa? Di una confidenza illimitata in tutto ciò che riguarda al bene dell’anima tua. Avrei bisogno di farti cacciatore di anime, ma per il timore che tu rimanga da altri cacciato, ti propongo solo di farti modello ai tuoi compagni nel bene operare. Peraltro sarà sempre per te una fortuna grande quando potrai promuovere qualche bene od impedire qualche male tra i tuoi compagni.
Amami come io ti amo nel Signore, prega eziandio per me che ti sono di cuore

Aff.mo
Sac. Bosco Gio.

 

 

A Emanuele Fassati

Torino, 8 settembre 1861

 

Caro Emanuele,
Mentre tu godi la campagna col buon Stanislao io vengo in compagnia di maman a farti una visita con questo biglietto che sono in dovere di scriverti.
Mio scopo è di farti un bel progetto; ascolta dunque. L’età, lo studio che percorri sembrano sufficienti per essere ammesso alla santa comunione. Io dunque vorrei che la prima Pasqua fosse per te quel gran giorno della santa tua prima comunione. Che ne dici, caro Emanuele? Prova a parlarne coi tuoi genitori e sentirai il loro parere. Ma io vorrei che cominciassi fin d’ora a prepararti e perciò essere in modo particolare esemplare nel praticare:

1° Ubbidienza esatta ai tuoi genitori e ad altri tuoi superiori, senza mai fare opposizione a qualsiasi comando.
2° Puntualità nell’adempimento dei tuoi doveri, specialmente di quelli di scuola,senza mai farti sgridare per adempierli.
3° Fare grande stima di tutte le cose di devozione. Perciò far bene il segno della santa croce, pregare ginocchioni con atteggiamento composto, assistere con esemplarità alle cose di chiesa.
Avrei molto piacere che mi facessi una risposta intorno alle proposte che ti ho fatto.

Ti prego di salutare Azeglia e Stanislao da parte mia. State tutti allegri nel Signore.
Iddio vi benedica tutti; pregate per me; tu specialmente, o caro Emanuele, fammi onore colla tua buona condotta e credimi sempre tuo

Aff.mo amico
Sac. Bosco Gio.

 

 

Ad Annetta Pelazza 

Torino, 20 luglio [1864]

 

Pregiatissima giovane Pelazza Annetta,
1º L’obbedienza è per voi la via sicura per giungere al cielo.
2º Per mettere in esecuzione il pensiero che da qualche tempo vi occupa la mente (questo non me lo avete detto, ma parmi di vederlo nella vostra mente: farvi religiosa) mettetevi interamente nelle mani delle vostre sante superiore.
3º Quando avrete bisogno di qualche cosa andatela a domandare a Gesù sacramentato e a Maria Immacolata e sarete sempre esaudita.
Dio vi benedica e ci conceda a tutti di camminare per la via della salvezza dell’anima.
Pregate per me che vi sono in Gesù Cristo

Umile servitore
Sac. Gio. Bosco

 

 

A Gregorio Cavalchini Garofoli

Torino, 1° giugno 1866

 

Carissimo Gregorio Garofoli,
Ho ricevuto con piacere la tua lettera ed ho dato le tue notizie ai giovani che fecero parte alla carovana di Tortona. Ne ebbero vero piacere e danno a me il piacevole
incarico di ringraziarti e salutarti. Certamente io vorrei trattenermi alquanto a parlare teco, ma le cose che vorrei dirti non si possono confidare alla carta. Se ti piace di farmi poi una visita nelle prossime vacanze io ti dirò quanto vorrei scriverti.
Come amico dell’anima tua non posso a meno che darti alcuni ricordi fondamentali e sono tre f. f. f. Cioè:
1º Fuga dell’ozio.
2º Fuga dei compagni che fanno cattivi discorsi o danno cattivi consigli.
3º Frequenta la confessione e comunione con fervore e con frutto.
Ti prego di salutare i tuoi due fratelli, Emanuele Callori e gli altri piemontesi di costà che tu ravvisassi di mia conoscenza. Dio ti benedica e ti conservi nella sua santa grazia, prega per me che ti sono

Aff.mo nel Signore
Sac. Bosco Gio.

 


Alla comunità degli artigiani di Valdocco

Roma, 20 gennaio 1874

 

Carissimo don Lazzero e carissimi miei artigiani,
Sebbene io abbia scritto una lettera per tutti i miei amati figli dell’Oratorio, tuttavia essendo gli artigiani come la pupilla dell’occhio mio, e di più avendo chiesto per loro
una speciale benedizione dal santo padre, così credo farvi piacere soddisfacendo al mio cuore con una lettera.
Che io vi porti molta affezione non occorre che ve lo dica, ve ne ho date chiare prove. Che poi voi mi vogliate bene, non ho bisogno che lo diciate, perché me lo avete
costantemente dimostrato. Ma questa nostra reciproca affezione sopra quale cosa è fondata? Sopra la borsa? Non sopra la mia, perché la spendo per voi; non sopra la vostra, perché, non offendetevi, non ne avete. Dunque la mia affezione è fondata sul desiderio che ho di salvare le vostre anime che furono tutte redente dal sangue prezioso di Gesù Cristo, e voi mi amate perché cerco di condurvi per la strada della salvezza eterna. Dunque il bene delle anime nostre è il fondamento della nostra affezione.
Ma, miei cari figliuoli, ciascuno di noi tiene veramente una condotta che tenda a salvare l’anima o piuttosto a perderla?
Se il nostro divin Salvatore in questo momento ci chiamasse al suo divin tribunale per essere giudicati ci troverebbe tutti preparati? Proponimenti fatti e non mantenuti;
scandali dati e non riparati; discorsi che insegnarono il male ad altri, sono cose intorno a cui noi dobbiamo temere di essere rimproverati.
Mentre però Gesù Cristo potrebbe a ragione farci questi rimproveri, sono persuaso che se ne presenterebbero non pochi colla coscienza pulita e coi conti dell’anima bene aggiustati, e questa è la mia consolazione. Ad ogni modo, o miei cari amici, fatevi coraggio; io non cesserò di pregare per voi, adoperarmi per voi, pensare per voi e voi datemi aiuto col vostro buon volere.
Mettete in pratica le parole di san Paolo che qui vi traduco: Esorta i giovanetti che siano sobri, 78 né mai dimentichino che è stabilito a tutti di morire, e che dopo la morte dovremo tutti presentarci al tribunale di Gesù. 79 Chi non patisce con Gesù Cristo in terra non può con Lui essere coronato di gloria in cielo. 80 Fuggite il peccato come il più grande vostro nemico, e fuggite la sorgente dei peccati, cioè i cattivi discorsi che sono la rovina dei costumi. 81 Datevi buon esempio l’un l’altro nelle opere e nei discorsi, ecc.ecc.
Don Lazzero vi dirà il resto. Intanto, o miei cari, mi raccomando alla vostra carità, che preghiate in modo particolare per me, e quelli della Compagnia di san Giuseppe,
che sono i più fervorosi facciano una santa comunione per me.
La grazia di nostro signore Gesù Cristo sia sempre con noi e ci aiuti a perseverare nel bene fino alla morte. Amen.

Vostro aff.mo amico
Sac. G. Bosco

 

 

Al seminarista Antonio Massara

Torino, 26 settembre 1878

 

Carissimo in Gesù Cristo,
La tua schiettezza nello scrivere dimostra il tuo buon volere e mi invita a parlare con tutta confidenza. Dio è grande, Dio è misericordioso. Talvolta non pensiamo a lui, ma egli pensa a noi e vedendoci fuggire lontano ci dà una spalmata sulle spalle e ci arresta e ci fa tornare a lui. Non è vero? Sia dunque in ogni cosa benedetto il Signore e adorati i suoi decreti. Qualora la tua sanità dunque permettesse di ripigliare gli studi, io non sarò alieno dal consigliarti d’andare avanti eziandio sino al sacerdozio. Se tu amassi la vita ritirata in comune e volessi venire con me, io ti annovererei tra i miei cari ed amati figli.
Intanto la preghiera, il lavoro, la mortificazione, colla frequente confessione e comunione, ti renderanno vincitore contro quell’antico nemico dell’anima tua. Le altre cose non si possono affidare alla carta. Addio, caro, Dio ti benedica. Prega per me che ti sarò sempre in Gesù Cristo

Aff.mo amico
Sac. Gio. Bosco

 

 

Agli alunni della 4 a e 5 a ginnasiale di Borgo San Martino

Torino, 17 giugno 1879

 

Miei cari figli,
Prima d’ora avrei desiderato di rispondere ad alcune letterine scrittemi dal caro vostro professore e da parecchi di voi. Non potendo ciò fare a ciascuno in particolare,
scrivo una lettera per tutti riserbandomi di parlare a ciascuno privatamente nella prossima festa di S. Luigi.
Ritenete dunque che in questo mondo gli uomini devono camminare per la via del cielo in uno dei due stati: ecclesiastico o secolare. Per lo stato secolare ciascuno deve scegliere quegli studi, quegli impieghi, quelle professioni che gli permettono l’adempimento dei doveri del buon cristiano e che sono di gradimento ai propri genitori.
Per lo stato ecclesiastico poi si devono seguire le norme stabilite dal nostro Divin Salvatore: rinunziare alle agiatezze, alla gloria del mondo, ai godimenti della terra per darsi al servizio di Dio, e così vie meglio assicurarsi i gaudi del cielo, che non avranno più fine.
Nel fare questa scelta ciascuno ascolti il parere del proprio confessore e poi senza badare né a superiori, né ad inferiori, né a parenti, né ad amici, risolva quello che gli facilita la strada della salvezza e lo consoli al punto della morte. Quel giovanetto che entra nello stato ecclesiastico con questa intenzione, ha morale certezza di fare gran bene all’anima propria ed all’anima del prossimo.
Nello stato ecclesiastico inoltre vi sono molte diramazioni che devono tutte partire da un punto e tendere al medesimo centro che è Dio. Prete nel secolo, prete nella religione, prete nelle missioni estere sono i tre campi in cui gli evangelici operai sono chiamati a lavorare ed a promuovere la gloria di Dio. Ognuno può scegliere quello che gli sta più a cuore, più adatto alle sue forze fisiche e morali, prendendo consiglio da persona pia,
dotta e prudente.
A questo punto io dovrei sciogliervi molte difficoltà che si riferiscono al mondo che vorrebbe tutta la gioventù al suo servizio, mentre Dio la vorrebbe tutta per sé. Tuttavia procurerò verbalmente di rispondere o meglio spiegare le difficoltà che a ciascuno possono occorrere nel prendere qualcuna di queste importanti deliberazioni.

La base poi della vita felice di un giovanetto è la frequente comunione e leggere ogni sabato la preghiera a Maria santissima sulla scelta dello stato, come sta descritta nel Giovane Provveduto.
La grazia di nostro signor Gesù Cristo sia sempre con voi tutti e vi conceda il prezioso dono della perseveranza nel bene. Io vi raccomanderò ogni giorno al Signore e voi pregate anche per me che vi sarò sempre in Gesù Cristo

Aff.mo amico
Sac. Gio. Bosco

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