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Il vero educatore? Un «pigro», non un "protagonista"

Quando un giovane vuole capire qualcosa di più su Dio e su se stesso, chi lo "accompagna" deve fare la fatica di "mettersi da parte", ascoltando le sue sofferenze e paure.


Il vero educatore? Un «pigro», non un 'protagonista'

da Teologo Borèl

del 12 gennaio 2009

Qualche giorno fa ho incontrato Kety (nome inventato), una ragazza splendida, intelligente e generosa. Abbiamo parlato della sua famiglia, di alcune cose che stava facendo, dei suoi studi; mi ha confidato che stava faticando a mettere insieme le mille cose che stava vivendo. Dopo pochi minuti si è messa a piangere; non l’avevo mai vista così. Abbiamo parlato e mi ha ringraziato a voce, con una 'e-mail' e due o tre 'sms'. Ieri sul computer ho trovato una lunga lettera di Alice (nome inventato), una giovane del Canton Ticino. Ha trovato il mio indirizzo da qualche parte; non ci conosciamo. Mi ha scritto lungamente del suo fidanzato, dei suoi dubbi, di una sintonia 'spirituale' fra loro due, di una generale non attrazione fisica, della paura di affrontare il matrimonio. Mi chiedeva un consiglio e le ho risposto come ho potuto.

Al di là del contenuto di questi due incontri, sia Kety che Alice mi sono sembrate sole nel loro cammino, senza un adulto che le 'accompagnasse', che avesse tempo per loro, per ascoltarle, confortarle, dare loro speranza e 'sdrammatizzare' le situazioni nell’amore di Dio.

Ho imparato a sciare da piccolo ed è una delle cose che so fare meglio. Nelle parrocchie in cui sono stato ogni tanto andavamo a sciare, dalla mattina alla sera o per più giorni. Ho insegnato a sciare a decine di persone, credo più di cento. Ogni tanto incontro giovani che mi ringraziano per la 'pista baby' che ho fatto con loro, per il tempo che ho perso per loro, fra una caduta e l’altra. Mi diverto a donare ciò che so fare. Stare vicini è crescere insieme; certo ci vuole tempo, fatica. Tanta.

Quando un giovane vuole capire qualcosa di più di Dio e di se stesso, talvolta è faticoso rispondere alle sue domande e ascoltare le sue sofferenze, paure, incertezze. Per educare, è necessario regalare tempo alle persone; per 'auto-educarsi' è necessario regalare tempo a noi stessi. La soddisfazione di vedere le persone crescere è più grande di ogni fatica. Un Sabato sera un gruppo di adolescenti mi chiese di andare a mangiare una pizza; mi venne in mente che, anziché comprarla, potevamo provare a farla. Mi ricordai di un piccolo rifugio in un bosco, in cui c’era un forno. Ci dividemmo i compiti: qualcuno portò il pomodoro, altri la mozzarella e la pasta; un ragazzo costruì la pala. Raccogliemmo la legna, accendemmo il fuoco e cucinammo le pizze… un po’ 'bruciacchiate', ma ottime perché fatte da noi.

Concludemmo la serata con un 'Padre Nostro', in un prato, al chiaro di luna, tenendoci per mano. Fu un Sabato sera indimenticabile, fatto da noi, anzi, da loro: io guardavo… Il vero educatore è pigro, non si sostituisce mai al protagonismo dei ragazzi, sta loro vicino, con amore; lascia che siano loro a prendere in mano un fiammifero, una pizza, la loro 'vita spirituale', se stessi, la propria vocazione.

 

don Nicolò Anselmi

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