Il Vangelo commentato dai giovani e dai salesiani. Prenditi un tempo di meditazione sulla Parola di Dio.
Rafael Rodrigues
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,1-23
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello se- minato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Mi è capitato, in questi giorni d’estate, di trovarmi su una spiaggia piena di gente. C’era chi prendeva il sole, chi faceva il bagno, chi giocava, chi ascoltava musica, chi guardava il telefono, chi chiacchierava con gli amici. Tutti eravamo nello stesso posto, davanti allo stesso mare, avvolti dagli stessi rumori. Eppure mi colpiva una cosa: ciascuno sembrava vivere quel momento in modo diverso. Qualcuno era davvero presente, qualcuno distratto, qualcuno pensieroso, qualcuno forse preoccupato da ciò che si portava dentro.
Ripensando al Vangelo, mi ha colpito che anche lì ci sia una spiaggia. Solo che quella spiaggia diventa qualcosa di diverso. Non è semplicemente un luogo di passaggio, di riposo o di svago: diventa un luogo di ascolto. Gesù è lì, sale su una barca e comincia a parlare alla folla. La gente non è sulla riva per prendere il sole o per divertirsi, ma perché sente che da quella Parola può arrivare qualcosa di decisivo per la vita.
Questo è già un primo messaggio importante: Dio non aspetta sempre luoghi speciali, momenti perfetti, condizioni ideali. La sua Parola può raggiungerci nei luoghi più ordinari della vita: su una spiaggia, in una casa, in oratorio, a scuola, al lavoro, in montagna, dentro un momento di silenzio o anche dentro una giornata confusa. La Parola di Dio arriva ovunque, ma porta frutto solo dove trova un cuore disposto ad ascoltare, lasciarsi lavorare e fidarsi.
Gesù racconta la parabola del seminatore. Il seminatore esce a seminare e getta il seme con abbondanza. È un’immagine bellissima di Dio: un Dio generoso, che non semina solo dove è sicuro di raccogliere, che non parla solo ai cuori già pronti e ordinati. Dio semina anche sulla strada, tra i sassi, in mezzo ai rovi. Continua a parlare anche quando siamo distratti, superficiali, appesantiti o incoerenti.
Eppure non tutti i terreni portano frutto. La strada è il cuore duro, dove la Parola resta in superficie e viene subito portata via. Il terreno sassoso è il cuore dell’entusiasmo facile: accoglie subito, ma non mette radici; appena arriva una fatica, si spegne. I rovi sono il cuore pieno di troppe cose: ansie, preoccupazioni, desiderio di possedere, paura di perdere, bisogno di controllare tutto. La terra buona, invece, è il cuore che ascolta, comprende, custodisce e lascia crescere.
Allora la domanda diventa molto concreta: che terreno sono io oggi? Non in teoria, non in generale, ma oggi. Forse in noi c’è un po’ di strada, un po’ di sassi, un po’ di rovi. Ma c’è anche una parte di terra buona, magari piccola, nascosta, ancora fragile. Diventare terra buona non significa essere perfetti; significa lasciarsi lavorare da Dio. Una terra buona va dissodata, pulita, liberata dalle pietre, custodita. Così anche il cuore.
C’è poi un altro aspetto. Gesù parla in parabole, ma non tutti comprendono. Si può ascoltare senza ascoltare davvero, vedere senza vedere davvero, leggere il Vangelo e restare uguali a prima. Per questo abbiamo bisogno della Chiesa: non per mettere distanza tra noi e la Parola, ma per aiutarci a comprenderla nel modo giusto, dentro la fede viva degli apostoli, custodita lungo i secoli.
Oggi il Signore passa ancora sulle rive della nostra vita e semina la sua Parola con abbondanza. Non ci chiede di essere già perfetti, ma di non restare chiusi, superficiali o soffocati da troppe cose. Ci chiede di diventare terra buona: un cuore che ascolta, che si lascia lavorare e che si fida. Perché quando la Parola trova spazio, anche una vita semplice può portare molto frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno.
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