Dopo averci chiesto quale mondo stiamo costruendo, Leone XIV pone la domanda da cui dipende tutto il resto: quanto vale una persona?
Jeferson Santu
A scuola può succedere in pochi minuti. Un voto va male, un compagno viene scelto per un’occasione importante e tu no, qualcuno mostra con orgoglio ciò che è riuscito a fare mentre tu hai la sensazione di essere rimasto indietro. Nessuno ti dice apertamente che vali meno. Eppure il confronto può farti pensare proprio questo: se non riesco, se non eccello, che cosa resta di me?
Nel secondo capitolo di Magnifica humanitas, papa Leone XIV affronta questa domanda partendo dalla dignità della persona. La sua risposta è netta: «la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata» (n. 53).
Sono parole che vale la pena leggere lentamente. Nella vita ci sono capacità da sviluppare, responsabilità da assumere, errori da riconoscere e risultati da raggiungere con impegno. Ma la dignità viene prima di tutto questo. Un ragazzo che supera un esame e uno che deve ripeterlo hanno la stessa dignità. Lo stesso vale per chi riesce a parlare davanti a tutti e per chi fatica perfino a trovare le parole.
Per spiegare il fondamento di questa convinzione, Leone XIV ci riporta al libro della Genesi: ogni uomo e ogni donna sono creati a immagine di Dio (cfr Gen 1,26-27). Il Papa guarda poi a Gesù Cristo. Nel Figlio di Dio che si è fatto uomo vediamo un’umanità pienamente aperta alla relazione e al dono di sé. Se Dio desidera incontrare ciascuno e chiama ciascuno alla comunione, nessuna vita può essere considerata di minor valore a causa delle sue condizioni o delle sue prestazioni.
L’enciclica usa anche un’espressione impegnativa: dignità ontologica. Significa la dignità che appartiene alla persona per il fatto stesso di esistere. Leone XIV la distingue da altre dimensioni della dignità: il modo in cui agiamo, il rispetto che riceviamo nella società e perfino il modo in cui percepiamo il valore della nostra vita. Queste dimensioni possono cambiare. Possiamo compiere una scelta sbagliata, subire un’umiliazione o attraversare un periodo in cui non riusciamo a riconoscere nulla di buono in noi. Il nostro valore più profondo, però, non scompare.
Questo non vuol dire che le scelte siano indifferenti. Se faccio del male a qualcuno, devo assumermene la responsabilità e cercare di riparare. Vuol dire che anche in quel momento rimango una persona capace di cambiare, e che nessuno può ridurmi per sempre al mio errore.
Il Papa osserva quanto sia insidiosa l’idea che dobbiamo guadagnarci il nostro valore mostrando di essere efficienti e capaci. La incontriamo quando un gruppo ascolta solo chi ha successo, quando chi ha bisogno di più tempo viene lasciato indietro, o quando ci abituiamo a descrivere noi stessi soltanto attraverso voti, risultati e competenze. Riconoscere la dignità di tutti cambia il modo in cui studiamo, lavoriamo e viviamo insieme: possiamo chiedere il meglio a una persona senza farle credere che il suo valore dipenda dal risultato.
Nell’enciclica, questa convinzione conduce ai diritti umani. Se ogni persona ha una dignità che non può perdere, la società deve tutelare concretamente la sua vita e i suoi diritti. Leone XIV richiama la protezione della vita in ogni sua fase e chiede di guardare anche alla distanza tra le dichiarazioni e la realtà. Porta l’esempio delle donne: affermare che hanno la stessa dignità degli uomini richiede scelte coerenti nell’istruzione, nel lavoro, nelle responsabilità e nell’ascolto della loro voce.
La dignità, dunque, riguarda sia lo sguardo che posiamo su noi stessi sia le condizioni che rendiamo possibili per gli altri. Possiamo cominciare da una domanda molto vicina: nel mio gruppo, chi viene apprezzato solo quando riesce in qualcosa? E chi ha bisogno di sentirsi riconosciuto anche mentre fa fatica?
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Per leggere il testo: Leone XIV, Magnifica humanitas, nn. 46–58. I nn. 48–50 presentano il fondamento cristiano della dignità; i nn. 51–53 distinguono il valore della persona dalle sue prestazioni; i nn. 54–58 ne sviluppano le conseguenze per i diritti e la vita sociale.
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