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IL RITORNO

La storia inizia nel momento in cui la presenza del padre diventa essenziale perché i figli imparino a muoversi in modo indipendente, non solo con le proprie forze fisiche, ma anche con il proprio impegno morale e il peso della responsabilità insito in ciascuna decisione. Con la sua severità il padre cerca di trasmettere ai figli l'abitudine al rispetto delle regole, con i suoi silenzi li costringe a trovare da soli le risposte alle loro domande, ma...


IL RITORNO

da Quaderni Cannibali

del 28 novembre 2005

Regia: Andrey Zvyagintsev

Interpreti: Vladimir Garin, Ivan Dabronravov, Konstantin Lavrobenko

Origine: Russia 2003

Durata: 106'

 

Un uomo di mezza età ritorna, dopo essere stato assente per molti anni, al focolare domestico e fa finalmente la conoscenza dei due piccoli figli, sconvolti dall’arrivo del padre che, prima d’ora, conoscevano solo attraverso una vecchia foto. Un giorno l’uomo decide di compiere con loro un viaggio verso un’isola profonda e selvaggia dove i tre passeranno alcuni giorni a pescare e, naturalmente, a conoscersi in maniera più approfondita. Il padre che si dimostra a volte affettuoso, ma il più delle volte burbero quando non odioso. I due figli Andrej e Ivan nutrono nei suoi confronti sentimenti contrastanti: mentre il primo è molto accomodante e si lega subito al padre, il secondo è sempre più ostile e non crede affatto nella sua buona fede.

 

 

Hanno detto del film

È un film dalla bellezza quasi spiazzante, “Il ritorno”. Spiazzante perché non ci aspetta da un autore esordiente una tale completezza di stile, un tale controllo sulla materia, una tale maestria nel rendere ambienti, paesaggi, suggestioni figurative e poetiche sempre affascinanti e mai compiaciute. Condensando la passione per il cinema di Michelangelo Antonioni e l’ammirazione per quello di Wong-Kar Wai, Zvjiagitsev ci regala un film poetico e suggestivo in tutti i sensi, fatto di atmosfere, pause liriche, silenzi, pittoricismo. Un vero e proprio piccolo saggio sul cinema come da tempo non se ne vedevano, soprattutto nel cinema russo.

                                                                                                         (www.sentieriselvaggi.it)

 

Il film si dipana ponendo lo spettatore nella storia attraverso gli occhi dei due fratelli, che pure insieme ci offrono una prospettiva diversificata della vicenda: il maggiore, Andrey, vive il ritrovato rapporto col padre come un’insperata occasione di conoscenza, con un entusiasmo misto a revenziale rispetto per l’adulto; al contrario il piccolo Ivan è apertamente ostile al genitore, ripresentadosi senza avvertimento dopo un lasso di tempo che non ammette scuse e per giunta intenzionato a farsi obbedire con modi talvolta brutali.

                                                                                                                 (www.scanner.it)

 

La storia inizia nel momento in cui la presenza del padre diventa essenziale perché i figli imparino a muoversi in modo indipendente, non solo con le proprie forze fisiche, ma anche con il proprio impegno morale e il peso della responsabilità insito in ciascuna decisione. Con la sua severità il padre cerca di trasmettere ai figli l’abitudine al rispetto delle regole, con i suoi silenzi li costringe a trovare da soli le risposte alle loro domande, ma è anche pronto a intervenire nel caso in cui si rende conto che i ragazzi si trovano in difficoltà.

                                                             (Umberto Mosca, Cineforum 430, dicembre 2003)

CGS

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