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Il dramma dei cristiani irakeni

I cristiani sono un bersaglio popolare favorito dai rapitori. Sono una piccola minoranza che vive sparsa in molti luoghi e nella maggior parte dei casi indifesa. Poiché non sono musulmani sono spesso considerati alleati delle truppe americane...


Il dramma dei cristiani irakeni

da Attualità

del 10 ottobre 2008

“I cristiani sono un bersaglio popolare favorito dai rapitori. Sono una piccola minoranza che vive sparsa in molti luoghi e nella maggior parte dei casi indifesa. Poiché non sono musulmani sono spesso considerati alleati delle truppe americane. I sequestri di cristiani, inoltre, sono un utile mezzo di propaganda perché sono ampiamente seguiti dalla stampa occidentale. La dimensione del riscatto richiesto può variare: un cristiano laico “vale” circa 100.000 dollari, un sacerdote 500.000. Un vescovo più di 1 milione.

In risposta alle violenze i cristiani sono fuggiti a migliaia nel nord dell’Iraq o nei paesi confinanti.”

Questa come si può intuire è la sorte dei cristiani dell’Irak riportata sul blog “Speranza per Baghdad” www.baghdadhope.blogspot.com.

Il capo della Chiesa caldea Emmanuel III Delly è esplicito: “I cristiani vengono uccisi, cacciati dalle loro case davanti agli occhi di chi invece sarebbe responsabile della loro sicurezza” come lo è mons. Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk: “Non possiamo più tacere bisogna ricordare alla comunità musulmana in Iraq e a tutto il mondo l’importanza della presenza cristiana nel Paese, per il bene di tutti… I cristiani sono una delle componenti più antiche della popolazione irachena fin dall’inizio si sono fusi con altre realtà come gli arabi, i curdi, i turcomanni e gli yezidi; hanno fatto da pionieri nella civilizzazione dell’Iraq. Inoltre hanno sempre difeso l’integrità del Paese in modo coraggioso insieme ai loro fratelli musulmani. …Per 14 secoli hanno fatto parte della cultura islamica, generalmente senza problemi. Oggi vogliono continuare questa esistenza nell’amore e nel rispetto dei diritti umani”.

Mons. Kassarji, vescovo di Beirut della chiesa cattolica caldea, la stessa di Mons Rahho che nel marzo scorso fu rapito e ucciso e le cui comunità si fanno carico di 8000 profughi, gira l’Europa lanciando appelli a favore di questa tormentata minoranza.

“I cristiani iracheni sono gli unici che non utilizzano né armi né bombe, nemmeno per difendersi. Non esistono in Iraq milizie cristiane armate. Di fatto essi sono il gruppo più vulnerabile e perseguitato. Nel 2000 erano più di un milione e mezzo, il 3 per cento della popolazione. Oggi si stima che siano rimasti in meno di 500 mila” spiega su Avvenire “arrivano in Libano perché sanno che lì vive una forte minoranza cristiana e che il capo dello Stato è cristiano. Ma scoprono una triste realtà. Attraversare la frontiera clandestinamente gli costa 200-300 dollari per persona, poi entrati rischiano continuamente l’arresto per ingresso clandestino nel Paese.”

L’Europa ha cercato una soluzione: il ministro degli Interni tedesco Shauble ha proposto un piano ad hoc per accogliere circa 30.000 profughi ma il suo collega sloveno Mate ha bocciato la mozione, in nome di un principio antidiscriminatorio: cioè non si accolgono i cristiani irakeni per non discriminarli!!!

“Gli standard dell’Unione Europea non consentono di fare distinzioni in base a religione o razza” non sono ancora maturate le condizioni per dare la precedenza ai membri di una minoranza religiosa, etnica e nazionale, ovviamente ogni singolo stato potrà regolarsi diversamente ma la posizione dell’Europa questa!!

La gravità della situazione è ammessa ma iniziative concrete non se ne prendono.

Mario Mauro vicepresidente del Parlamento europeo, ha chiesto all’UE di aprire le porte ai profughi cristiani, senza temporeggiare ulteriormente e il presidente della commissione degli episcopati dell’UE mons. Van Luyn ha ricordato quanto a suo tempo fatto dal vecchio continente per aiutare i “ boat people” vietnamiti.

Anche il governo irakeno in questi giorni ha preso posizione ma solo sulla carta in quanto provvedimenti tangibili e immediati non se ne vedono, i cristiani continuano a subire soprusi e violenze.

Il settimanale Tempi rammenta che per loro “rimangono sbarrate anche le porte di altri Paesi, soprattutto quelli occidentali, con le loro politiche sempre più blindate che costringono i rifugiati iracheni a frustranti quanto inutili giri tra ambasciate e consolati, dove i funzionari prendono tempo, trascinando le pratiche per la concessione dei visti.”

In Italia oltre a Tempi chi riferisce di questa tragedia umanitaria è solo il quotidiano Avvenire e l’agenzia on-line del PIME www.asianews.it (che si occupa di quanto succede nel continente asiatico).

Il nostro amico Magdi Cristiano Allam è realista: “Nel Parlamento europeo solo esponenti del Ppe hanno sostenuto la causa dei profughi cristiani in Iraq. Io credo che in seno all’UE ci sia un forte pregiudizio anticristiano e anticattolico e lo testimoniano la polemica negli ultimi dieci anni sulle radici cristiane nella Costituzione europea.”

 

Daniele Pelizzari

http://www.culturacattolica.it

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