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Il dolce e l'amaro

La situazione giovanile oggi appare ambigua e ambivalente: sembra non ci sia contesto in cui al dolce non si accompagni l'amaro. Per ogni traguardo raggiunto sembra ci sia il rovescio della medaglia in un'altalena continua di successi ed eventi scoraggianti.


Il dolce e l'amaro

da Attualità

del 24 febbraio 2009

Qualche settimana fa abbiamo inaugurato la nuova sede del Centro Minori don Bosco del Borgo Prenestino di Roma.

Il dolce: un traguardo raggiunto, un sogno realizzato, uno di quelli di don Bosco, in grado di tradursi in splendide realtà.

L’amaro: all’inaugurazione erano presenti relatori, sostenitori, appassionati, autorità. In quest’ultima categoria facciamo rientrare la dott.ssa Caponetti, Dirigente del Dipartimento Giustizia Minorile del Lazio, che invece di rilanciare, come spesso accade in queste occasioni, sulle cose fatte dall’amministrazione dello Stato, lancia un grido di allarme: la crisi economica ha colpito anche il Dipartimento della Giustizia Minorile , non ci sono fondi per attività educative e rieducative, dei ragazzi in carcere, come quelli in misura penale esterna.

Come dice lei, come in fondo tutti noi sappiamo, ci sono una sacco di cose su cui si potrebbe tagliare. E invece no… si decide di tagliare sulle cose e sui settori che hanno meno potere contrattuale, niente lobbies con cui doversi confrontare e di cui tutelare gli interessi. Siamo spettatori di un taglio progressivo di risorse in questi ultimi anni, come sa chi vi lavora, che rischia di vanificare un lavoro e un’esperienza pilota del settore in Europa.

È il segnale che ci stiamo dimenticando di loro? Dei nostri giovani, in apparenza sempre più violenti, incomprensibili, sempre più soli.

La situazione giovanile oggi appare ambigua e ambivalente: sembra non ci sia contesto in cui al dolce non si accompagni l’amaro. Per ogni traguardo raggiunto sembra ci sia il rovescio della medaglia in un’altalena continua di successi ed eventi scoraggianti. Ci sembra di non riconoscerli più questi ragazzi, protagonisti di una sequela interminabile di brutti casi di cronaca, piccoli cloni della brutalità degli adulti. Scatta immediata la richiesta di severità. Il banco degli imputati è affollato: dalla tv alla disgregazione delle famiglie, alla scuola che sembra aver perso il suo ruolo.

Spesso i ragazzi non hanno alternative valide. Non hanno riferimenti di valore. Devono cercare emozioni forti in gesti eclatanti o in sostanze artificiali. La gioia, il divertimento fatto di cose e momenti semplici non esistono pi√π, sono fuori moda, annoiano.

Ma non dobbiamo commettere l’errore di pensare che sia “emergenza educativa” solo in riferimento ai giovani. Emergenza educativa è un po’ per tutti. A partire da noi adulti. Siamo noi che abbiamo insegnato a proiettare le nostre paure sull’altro, sul diverso, sul debole. Siamo noi che non insegniamo più come gestire il conflitto, come affrontare il confronto. Sempre noi che educhiamo alla tolleranza…(a parole) poi di fatto togliamo i “nostri ragazzi” dalle classi miste o le eliminiamo del tutto, dando prova di incoerenza, lanciando messaggi contraddittori o, quantomeno, difficili da decodificare.

Forse dobbiamo smetterla di piangere sui nostri tempi. Di cosa c’è bisogno allora? Di dare certezze educative, di dare senso, di dare regole. Senza aver paura dei conflitti e degli scontri.

Come li nutriamo i nostri giovani? Assicurargli la cena non basta, serve nutrimento spirituale fatto di fiducia, di riferimenti, di ascolto ma non di condiscendenza, di confronto pacato e fermo. Dobbiamo creare le condizioni perché vivano le loro stagioni di vita per quelle che sono, la loro età per quella che è poiché in molti casi hanno smarrito la stagione dell’adolescenza. Consentir loro di vivere la normalità, poiché spesso vivono sopra le righe e normalità non sanno cosa sia, insegnare che si può essere felici anche con piccole cose, creare un ambiente più a misura loro perché fuori da certi condizionamenti si riscoprono, ci sono, accettano di stare nella relazione.

Non c’è situazione in cui al dolce non si accompagna l’amaro… Per fortuna succede ancora anche il contrario. E ci sono i ragazzi del servizio civile, quelli impegnati nel volontariato, i nostri ragazzi dell’animazione. Fanno meno notizia ma ci sono.

E poi ci sta a cuore ancora parlare di immigrazione, dove siamo in forte allarme per quel Disegno di legge sulla sicurezza, attualmente all’esame in Parlamento, che riporterà indietro e nella clandestinità molti stranieri, che magari hanno temporaneamente perso il lavoro. Ma per fortuna c’è la presentazione del VI rapporto CNEL che parla di un paese reale dove l’integrazione la si fa sul serio e un Presidente della Camera che nell’occasione parla di un futuro dell'Italia che sarà sempre più multietnico, che per favorire l'integrazione 'occorrono due condizioni fondamentali: inclusività e fiducia da parte delle istituzioni e della società”. Motivi di tristezza, motivi di speranza, ma soprattutto la consapevolezza di essere chiamati a vivere ed operare nella estrema complessità, perché come afferma l’ultimo editoriale di Famiglia Cristiana “L’Italia è cambiata, da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione, e con essa stanno cambiando l’Europa e il mondo. La paura dell’immigrato passa, da noi, su tutto il resto. E questo può spiegare tante cose”.

 

don Domenico Ricca

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