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Il Dio che non ha fallito. da Giovani per i Giovani

Come la religione ha costruito e sostenuto l'Occidente«L'impulso religioso, la domanda di senso che trascende lo spazio ristretto dell'esistenza empirica in questo mondo, ha sempre rappresentato una dimensione dell'umanità (questa non è una affermazione teologica, ma antropologica - anche un filosofo agnostico o un ateo potrebbe condividerla).


Il Dio che non ha fallito. da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 08 giugno 2009

«L’impulso religioso, la domanda di senso che trascende lo spazio ristretto dell’esistenza empirica in questo mondo, ha sempre rappresentato una dimensione dell’umanità (questa non è una affermazione teologica, ma antropologica - anche un filosofo agnostico o un ateo potrebbe condividerla). Ci vorrebbe una sorta di mutazione genetica per estinguere questo impulso verso il bene». Con questo epitaffio, tratto dal volume del sociologo Peter Berger, The Desecularization of the World: A Global Overview, il filosofo statunitense Robert Royal apre questo suo importante saggio dall’emblematico titolo: Il Dio che non ha fallito. Come la religione ha costruito e sostenuto l’Occidente. Robert Royal è un autore significativo nel panorama culturale nordamericano. È stato per anni vicepresidente di uno dei maggiori think-tank di Washington, l’Ethics and Public Policy Center e da qualche anno ha fondato e presiede un nuovo think-tank, il cui nome rinvia immediatamente alla tesi centrale del libro che mi onoro di presentare: “Faith & Reason Institute”.

Il Faith & Reason Institute è impegnato a diffondere una cultura che promuova tanto la fede come la ragione, in quanto dimensioni dell’umana esistenza. Le attività dell’Istituto spaziano dall’economia alla politica, dalla scienza alla tecnologia, dall’ambiente alla bioetica, avendo come prospettiva l’insegnamento dell’enciclica di Giovanni Paolo II Fides et ratio.

 

Quale avvenire per la religione?

Il libro di Royal tenta di evidenziare un problema che è di ordine esistenziale, politico, oltre che storico: qual è l’avvenire della religione, e in modo particolare del Cristianesimo, tanto in Europa quanto nella realtà culturale e politica dell’Occidente? Si tratta di una domanda ineludibile che mai come oggi sta assumendo i caratteri di una disputa culturale; si pensi al dibattito sull’introduzione nel Preambolo della Costituzione europea del riferimento alle radici cristiane, ovvero all’aspra dialettica tra chi sostiene laicamente la legittimità da parte dei credenti di intervenire nell’arena pubblica e chi, in nome di un’altra idea di laicità, negherebbe ai credenti lo stesso diritto. Il problema viene affrontato dal nostro Autore con grande rigore teorico e attenta cura storiografica, giungendo ad affermare la tesi che, sebbene possa apparire contro ogni evidenza - un’evidenza alla quale ci si approssima con una certa superficialità - il Cristianesimo potrebbe rappresentare una forza determinante per la civiltà occidentale del XXI secolo. […]

 

Dalla complessità medievale al liberalismo moderno

Il libro è suddiviso in nove capitoli, nei quali l’Autore affronta le questioni inerenti la domanda religiosa dell’uomo dall’antichità classica fino ai nostri giorni, passando per la complessità (la poliarchia) tipicamente medioevale, le prime forme di organizzazione rinascimentale, la rottura intervenuta con le diverse riforme protestanti, e giunge fino ai tentativi di sistematizzazione illuministica, nelle sue versioni continentali e anglosassoni. Sono proprio questi ultimi tentativi a produrre le rivoluzioni che hanno segnato i contorni della modernità, o forse sarebbe più corretto parlare di contorni delle diverse forme di modernità, così diverse tra di loro come diversi sono stati gli avvenimenti rivoluzionari dai quali, in parte, possiamo affermare che siano scaturite. Una modernità, dunque, che appare anch’essa plurale e irriducibile a un unico schema logico, il cui archetipo antropologico andrebbe da W. Penn ad A. Hamilton, da T. Jefferson a M. Robespierre. […]

 

Le risorse del Personalismo

Accanto alla denuncia delle culture che hanno proclamato la morte di Dio e delle ideologie che, in forza di quella dichiarazione di morte, hanno manifestato anche il disprezzo per l’umanità (un disprezzo che è giunto fino a concepire lo sterminio per ragioni etniche, religiose, politiche, ecc.), Royal riafferma con forza la matrice di quelle identità culturali che hanno rappresentato un pensiero e un’azione sociale a difesa della persona. Egli si riferisce alla tradizione filosofica del personalismo e in particolare a quegli uomini che hanno avuto il merito, nel bel mezzo della barbarie del Novecento, di far grande l’idea di “Democrazia Cristiana”.

 

Lo spirito delle “Rivoluzioni”

L’Autore individua un ponte ideale che unisce le due sponde dell’Atlantico (basti pensare a J. Maritain e L. Sturzo), dato proprio dalla elaborazione di una cultura politica pensata come argine contro gli abusi del “razionalismo”. In tale prospettiva andrebbe letta la distinzione operata da Sturzo tra lo spirito rivoluzionario statunitense del 1776 e quello che, di lì a pochi decenni, avrebbe animato i rivoluzionari francesi. In un articolo pubblicato il 18 marzo 1959 ne «Il Giornale d’Italia», il prete di Caltagirone, poco prima di morire, analizza la Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776. […] Scrive Sturzo: «Gli americani non rinunziarono alla fede e l’affermarono; i francesi implicitamente vi rinunziarono e l’offesero, pur parlando gli uni e gli altri della stessa concezione e arrivando alle stesse conclusioni; i primi perciò fissarono le basi dello Stato libero e moderno, s’intende con tutte le difficoltà, gli errori e le manchevolezze che la storia registra (pensare alla schiavitù dei negri); i secondi, pur basandosi sugli stessi elementi etico-giuridici, consacrarono una rivoluzione razionalista che dopo poco sboccò in un impero dittatoriale; rivoluzione e impero i quali, implicitamente od esplicitamente, negarono quei diritti così solennemente proclamati». Un abuso della ragione che ha finito per ridurre lo spazio della coscienza individuale a favore delle mutevoli e terrificanti ragioni di Stato, di razza e di partito, ovvero verso una progressiva riduzione dei margini della libertà, portando in molti casi al divieto stesso di professare pubblicamente la propria fede, con ciò negando l’esercizio della libertà personale anche nel campo della partecipazione politica e dell’agire economico, e inferendo un colpo mortale al riconoscimento della dignità della persona umana.

 

Liberalismo e Pensiero Cristiano: dialogo possibile?

Secondo Royal, l’edificazione di questo ponte che ha unito idealmente liberali continentali come A. de Tocqueville e Lord Acton prima e filosofi e sociologi personalisti come J. Maritain e L. Sturzo in seguito, ai teorici del federalismo e del liberalismo classico statunitense, è stata formalizzata da Pio XI nel 1931 con l’enciclica sociale Quadragesimo anno, dove, probabilmente per la prima volta nella storia, viene elaborato in forma sistematica il principio di sussidiarietà orizzontale. […] Di qui il richiamo di Royal al contributo del Cristianesimo - storicamente innegabile e teoricamente rilevante - all’esercizio della tradizionale virtù della saggezza pratica e della ragione prudenziale all’interno di una più corretta comprensione della natura e della struttura dell’ordine sociale, al centro del quale c’è il fondamentale ruolo svolto dalle libere persone e dall’associazionismo nel pieno rispetto del principio logico, morale e politico-economico della sussidiarietà.

 

Flavio Felice

(Professore di “Dottrine Economiche e Politiche” alla Pontificia Università Lateranense; Direttore della Fondazione Novae Terrae e del Centro Studi Tocqueville-Acton. No-Resident Research Fellow del Faith & Reason Institute e Adjunct Scholar all’American Enterprise Institute di Washington, Dc.)

 

(Il testo è tratto dalla prefazione del libro: R. Royal, Il Dio che non ha fallito. Come la religione ha costruito e sostenuto l’Occidente, Rubettino, Soveria Mannelli 2008, p. V-IX)

 

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