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Il decalogo dei Catechisti

Con l'inizio del mese di ottobre nelle nostre comunità parrocchiali riprende l'attività pastorale in genere e in specie si avvia l'anno catechistico. Oggi desidero rendere omaggio ai tutti i catechisti che nella Chiesa offrono il loro generoso servizio di annuncio e di testimonianza cristiana e mi permetto di offrir loro dieci regole che consentano di fare memoria del loro servizio ecclesiale.


Il decalogo dei Catechisti

da Teologo Borèl

del 30 settembre 2008

Con l’inizio del mese di ottobre nelle nostre comunità parrocchiali riprende l’attività pastorale in genere e in specie si avvia l’anno catechistico.

In verità riprende prevalentemente la catechesi destinata ai fanciulli che si preparano a ricevere la prima comunione e quella destinata ai pre-adolescenti che intendono ricevere la cresima.

E questo è già un limite.

Torneremo, forse, sul concetto di catechesi che è itinerario di buon cammino per tutte le età della vita del cristiano e non è rapportata solo ai sacramenti.

E’ vero che ogni sacramento deve essere catechizzato, ma la catechesi non è finalizzata ai sacramenti, ma “a conoscere amare servire Dio in questa vita per goderlo nell’eternità”.

Oggi, tuttavia, desidero rendere omaggio ai tutti i catechisti che nella Chiesa offrono il loro generoso servizio di annuncio e di testimonianza cristiana e mi permetto di offrir loro dieci regole che consentano di fare memoria del loro servizio ecclesiale.

 

 

1.      La catechesi è inseparabile dalla vita.

 

“Chi educa alla fede non può correre il rischio di presentarsi come una specie di clown, che recita un ruolo d’ufficio”, ha ricordato papa Benedetto. Catechista non solo colui che insegna, ma sopratutto colui che testimonia. Per questo la coerenza tra la fede e la vita è indispensabile.

Ricordava Paolo VI: «L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni». (EN 41)

 

 

2.      La catechesi nasce dalla parola di Dio.

 

La Sacra Scrittura, intimamente assimilata, suggerisce i contenuti che si devono annunciare per convertire le menti e i cuori.

“La fonte a cui la catechesi attinge il suo messaggio è la parola di Dio” (DGC 91)

«La catechesi attingerà sempre il suo contenuto alla fonte viva della parola di Dio, trasmessa nella Tradizione e nella Scrittura, giacché la Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono l'unico deposito inviolabile della parola di Dio, affidato alla Chiesa». (CT 27)

 

 

3. La catechesi è proclamazione e testimonianza di Gesù Cristo.

 

“Cristo è tutto per noi”. La vera identità e la condizione del catechista è la condizione del testimone. Scriveva S. Ambrogio: “Se vuoi curare una ferita, egli è medico; se sei riarso dalla febbre, è fontana; se sei oppresso dall'iniquità, è giustizia; se hai bisogno di aiuto, è forza; se temi la morte, è vita; se desideri il cielo, è via; se fuggi le tenebre, è luce; se cerchi cibo, è alimento».

 

 

4. La catechesi è un servizio ecclesiale.

 

Il catechista non agisce per conto proprio, né per proprio interesse. Egli agisce in nome e per conto della Chiesa e per la causa del Regno di Dio. Ciò che il catechizzando si attende è che il catechista gli mosti Gesù, l’unico Gesù Cristo che è il Gesù della Chiesa. “Il ministero della catechesi è come un servizio ecclesiale fondamentale nella realizzazione del mandato missionario di Gesù” (DGC 59).

 

 

5.      La catechesi richiede la necessità della preghiera.

 

Il catechista non deve dimenticare “che l'adesione credente delle persone è frutto della grazia e della libertà, e quindi fa sì che la sua attività sia sempre sostenuta dalla fede nello Spirito Santo e dalla preghiera”. (DGC 156)

La preghiera crea il clima alla catechesi; ne predispone l’atmosfera intima e feconda. E il catechista deve pregare, deve coltivare una relazione d’amore, di silenzio, di ascolto, di dialogo con il Signore che annuncia.

E non deve dimenticare il catechista di pregare per i catechizzandi che la Chiesa Madre gli ha affidato, così come i destinatari della catechesi devono pregare per i propri catechisti.

 

 

6.      La catechesi si alimenta dell’Eucarestia.

 

L'Eucarestia è l'ingrediente fondamentale per il catechista.

Il catechista deve dare l’esempio che 'il sacrificio eucaristico è fonte ed apice di tutta la vita cristiana” (EE 1).

Ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica: “I ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua” (CCC 1324)

Nella Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia leggiamo: “La Chiesa vive del Cristo eucaristico, da Lui è nutrita, da Lui è illuminata. L'Eucaristia è mistero di fede, e insieme «mistero di luce»” (EE 6)

E ancora: “Così l'Eucaristia si pone come fonte e insieme come culmine di tutta l'evangelizzazione” (EE 22)

 

 

7.      Il catechista si deve preparare!

 

“Oltre a essere testimone, il catechista deve essere maestro che insegna la fede. Una formazione biblico-teologica gli fornirà una conoscenza organica del messaggio cristiano articolato intorno al mistero centrale della fede, che è Gesù Cristo”. (DGC 240) La catechesi è teologia in pillole. E la teologia è la fede che cerca l’intelletto. Ecco perché la catechesi non si improvvisa! Essa serve per dare ragione della speranza cristiana.

 

 

8.      La catechesi deve aprirsi a nuovi e antichi saperi.

 

“Insieme con le dimensioni che si riferiscono all'essere e al sapere, la formazione del catechista deve coltivare anche il saper fare”. (DGC 244). Alle scienze pedagogiche, alle nuove tecnologie e ai nuovi mezzi di comunicazione. Non per semplice prurito di novità, ma per apprendere a comunicare agli uomini e alle donne del nostro tempo il Vangelo di sempre con i mezzi, le tecniche e i saperi di oggi.

 

 

9.      La catechesi serve la verità.

 

La catechesi deve dare risposte fondamentali. No deve suscitare dubbi non necessari, né ipotesi opinabili. Per questo la catechesi deve essere “centrata su ciò che costituisce il nucleo dell'esperienza cristiana, sulle certezze più fondamentali della fede e sui valori evangelici più basilari. La catechesi pone le fondamenta dell'edificio spirituale del cristiano, alimenta le radici della sua vita di fede, abilitandolo a ricevere il successivo alimento solido nella vita ordinaria della comunità cristiana”. (DGC 67)

 

 

10. La catechesi deve essere un atto di pedagogia dell’amore.

 

La pedagogia di Dio è fonte e modello della pedagogia della fede. La migliore e maggiore autorità del catechista fondano sulla sua testimonianza e il suo amore.

“Gesù Cristo è la vivente, perfetta relazione di Dio con l'uomo e dell'uomo con Dio. Da Lui la pedagogia della fede riceve una «legge che è fondamentale per tutta la vita della Chiesa», e dunque della catechesi: «quella della fedeltà a Dio e della fedeltà all'uomo, in uno stesso atteggiamento di amore». (DGC 145)

 

mons. Tommaso Stenico

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