Il bene di tutti ci riguarda

Che cosa cambia in una comunità quando la dignità di ciascuno diventa il criterio delle sue scelte? Leone XIV risponde con i principi della Dottrina sociale della Chiesa.

Mimi Thian Mimi Thian

Un oratorio vuole aprire un laboratorio per imparare a usare gli strumenti digitali. L’idea piace: ci sono giovani capaci di guidarlo, qualcuno mette a disposizione i computer, altri preparano le attività. Quando arrivano le iscrizioni, però, emerge un problema. I posti sono pochi e alcuni ragazzi che ne avrebbero più bisogno non hanno mai avuto modo di usare un computer. Come si decide a chi dare spazio? Chi può aiutare a trovare una soluzione? E i ragazzi interessati possono dire la loro?

Non basta avere una buona idea per sapere come realizzarla. Servono criteri per scegliere. Nel secondo capitolo di Magnifica humanitas, papa Leone XIV presenta proprio questo: i grandi principi della Dottrina sociale della Chiesa, che aiutano a portare il Vangelo dentro le decisioni che riguardano la vita comune. Dopo aver affermato la dignità di ogni persona, il Papa scrive che il bene comune è «la forma sociale della dignità riconosciuta a ciascuno» (n. 59).

La dignità, dunque, non rimane soltanto una convinzione che custodiamo nel cuore. Prende forma nel modo in cui organizziamo un’attività, distribuiamo le risorse e ascoltiamo le persone. Bene comune significa cercare condizioni che permettano a tutti di vivere e crescere. Nel nostro laboratorio, la domanda diventa: come possiamo offrire un’opportunità reale anche a chi oggi rischia di restare fuori? Forse occorre aggiungere un turno, cercare altri strumenti o organizzare l’aiuto dei ragazzi più esperti. La risposta va costruita, ma il criterio è già chiaro.

Leone XIV ci invita poi a considerare la destinazione universale dei beni. I beni della terra sono dati per la vita di tutti, anche di chi verrà dopo di noi. Questo principio riguarda l’acqua e le risorse naturali, ma oggi interroga anche l’accesso alle conoscenze, alle tecnologie e alle infrastrutture digitali. Possedere qualcosa comporta perciò una responsabilità verso gli altri. Nel piccolo esempio del laboratorio, i computer disponibili sono una risorsa da custodire e da far fruttare perché più persone possano imparare.

Un altro principio ha un nome meno familiare: sussidiarietà. Leone XIV lo spiega ricordando che le persone e le comunità devono poter essere protagoniste. Chi ha maggiori responsabilità è chiamato a sostenere la loro iniziativa, senza sostituirsi sempre a loro. Se alcuni giovani sono pronti a ideare e guidare il laboratorio, gli adulti possono accompagnarli, aiutarli a trovare ciò che serve e assumersi le responsabilità che competono loro. I ragazzi, a loro volta, possono partecipare alle decisioni che li riguardano. La sussidiarietà chiede anche questo: prendere sul serio la capacità di ciascuno di contribuire.

A questa va unita la solidarietà. Le nostre vite sono già legate tra loro, ma diventiamo solidali quando decidiamo di farci carico, per quanto possiamo, delle difficoltà degli altri. Un ragazzo che sa usare bene un programma può impiegare parte del suo tempo per insegnarlo a chi comincia. Una comunità può scegliere di destinare più risorse a chi incontra ostacoli maggiori. In entrambi i casi, l’aiuto ha valore quando apre possibilità e riconosce la persona che lo riceve come capace di crescere e di partecipare.

Infine c’è la giustizia sociale. Se sono sempre gli stessi a rimanere esclusi, non basta trovare ogni volta un rimedio improvvisato. Bisogna chiedersi perché accade e cambiare le condizioni che producono quell’esclusione.
Nell’enciclica, Leone XIV allarga lo sguardo alle disuguaglianze tra persone e popoli, ai migranti, alla tutela del creato e ai nuovi ostacoli che possono nascere nell’ambiente digitale. I principi della Dottrina sociale servono a vedere sia il volto della persona che abbiamo davanti sia le scelte più grandi che incidono sulla sua vita.

Il Papa rivolge poi questa domanda anche alla Chiesa. Una comunità cristiana è credibile quando mette in pratica al proprio interno ciò che propone alla società: quando ascolta davvero, condivide le responsabilità, rende chiare le proprie scelte e prende sul serio chi ha subito un’ingiustizia. Anche la vita di un oratorio può essere un luogo in cui imparare questo stile.

Torniamo allora al laboratorio digitale. La decisione migliore non nascerà da una formula applicata dall’alto. Nascerà dal guardare chi rischia di essere escluso, dal condividere ciò che abbiamo, dal dare fiducia a chi può assumersi un compito e dal correggere ciò che non funziona. È così che i principi diventano gesti e che il bene comune comincia a prendere forma.

Nel gruppo di cui faccio parte, chi può crescere grazie alle nostre scelte? E chi, oggi, fatica ancora a trovare posto?
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Per leggere il testo: Leone XIV, Magnifica humanitas, nn. 59–89. I nn. 59–80 presentano i principi della Dottrina sociale; i nn. 82–85 li collegano allo sviluppo umano integrale; i nn. 86–89 chiedono alla Chiesa di verificarne l’attuazione nella propria vita.

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