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Il "bagno di realtà"

Le parole dell'arcivescovo di Dublino sull'esito del referendum irlandese che ha visto prevalere nettamente il sì ai matrimoni gay...


Il "bagno di realtà"

del 26 maggio 2015

 

 

Tra le notizie più discusse del fine settimana c'è certamente l'esito del referendum in Irlanda che ha visto prevalere in maniera molto netta il sì al matrimonio gay. E nel mondo cattolico sta facendo discutere il commento dell'arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, che ha parlato del bisogno «di un esame di realtà» da parte della Chiesa a partire da questo risultato. Come era facile attendersi da certi settori più intransigenti del cattolicesimo è già partito il fuoco di fila su mons. Martin; anche per questo ci sembra interessante oggi riportare per intero il suo pensiero, espresso in un'intervista rilasciata alla tv pubblica irlandese e qui trascritta dal principale quotidiano di Dublino The Irish Times. Come si vede chiaramente leggendo il testo, mons. Martin - che solo domenica scorsa con un messaggio letto in tutte le Chiese si era schierato apertamente per il No - invita ora ad andare ben oltre il dibattito sul referendum, ponendo una questione chiave: come superare il dato di fatto di una Chiesa che oggi su questi temi parla solo a chi già la pensa come noi? Ecco qui di seguito la riflessione di mons. Martin.

Penso davvero che la Chiesa abbia bisogno di compiere un esame di realtà, un esame a tutti i livelli, per verificare quello che va bene, ma anche quegli ambiti sui quali dobbiamo cominciare a chiederci: "Attenzione, ci siamo allontanati del tutto dai giovani?".

Il risultato del referendum è stato un voto schiacciante in una direzione precisa. Ho apprezzato il fatto che gli attivisti dei movimenti gay e lesbiche abbiano accolto questo risultato come qualcosa che arricchirà la loro vita.

Penso che siamo di fronte a una rivoluzione sociale, che non è cominciata oggi. È una rivoluzione sociale che sta andando avanti e forse nella Chiesa la gente non ha ancora piena consapevolezza di ciò che è in gioco.

È chiaro che se l'esito di questo referendum è l'affermazione di quanto i giovani pensano, allora di fronte a questa realtà la Chiesa ha un compito impegnativo nel cercare di trovare il linguaggio giusto per trasmettere e far giungere il suo messaggio ai giovani. Non solo su questo tema, ma in generale.

Come Chiesa è importante non cadere nella tentazione di negare la realtà. Non promuoveremo mai un senso di rinnovamento se andremo avanti semplicemente a negare questo stato di cose.

Quando incontrai papa Benedetto, subito dopo la mia nomina ad arcivescovo di Dublino, il Papa mi chiese quali fossero i punti di contatto tra la Chiesa cattolica e gli ambiti in cui si stava formando il futuro della cultura irlandese. Credo che la domanda che oggi la Chiesa deve porsi qui in Irlanda sia questa.

Molti di questi giovani che hanno votato SÌ al referendum hanno studiato nelle nostre scuole cattoliche per dodici anni. C'è una grossa sfida da raccogliere ed è quella di verificare come trasmettiamo il messaggio della Chiesa. Dobbiamo chiederci con franchezza: "Stiamo perdendo del tutto i giovani?". Stiamo diventando una Chiesa di quelli che la pensano tutti allo stesso modo, una sorta di rifugio sicuro per quelli che la pensano come noi. Questo non significa rinunciare a trasmettere il nostro insegnamento sui valori fondamentali del matrimonio e della famiglia. E non significa nemmeno scavare delle trincee.

Abbiamo bisogno di trovare un nuovo linguaggio che sia essenzialmente nostro ma allo stesso tempo parli, sia compreso e possa essere anche apprezzato dagli altri.

Tendiamo troppo a pensare al bianco e al nero, ma la maggior parte di noi viviamo nell'ambito del grigio; e dal momento che la Chiesa ha un insegnamento duro sembra che con questo condanni tutti coloro che non sono in linea.

Ma noi viviamo tutti nella zona grigia. Tutti sperimentiamo dei fallimenti. Tutti siamo intolleranti. Tutti compiamo degli sbagli. Tutti pecchiamo e ci rialziamo di nuovo proprio con l'aiuto di un'istituzione (la Chiesa) che dovrebbe essere lì proprio per questo.

E allora se l'insegnamento della Chiesa non è espresso con le parole dell'amore vuol dire che stiamo sbagliando.

 

 

Diarmuid Martin

http://www.vinonuovo.it

 

 

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