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I TENENBAUM

Una storia certamente eccentrica, ma anche densa di significati e di riflessioni: i tre ex-bambini prodigio hanno visto naufragare i loro (troppo precoci) sogni di gloria, e, sia pure seguendo strade diverse, si sono trovati in una condizione di solitudine e alienazione...


I TENENBAUM

da Quaderni Cannibali

del 30 novembre 2005

Regia: Wes Anderson

Interpreti: Gene Hackman, Angelica Huston, Ben Stiller

Origine: Usa 2001

Durata: 109’

 

Royal O’Reilly Tenenbaum e la bella moglie Etheline hanno tre figli, Chas, Richie e Margot, e sono separati. Chas ha intrapreso la carriera nel settore dei beni immobili e ha il pallino per la finanza internazionale. Margot, adottata, è una commediografa e ha vinto una borsa di studio da cinquantamila dollari, ma è fuggita da casa perché non si sentiva accettata da Royal. Richie è un campione di tennis e ha vinto per tre anni le nazionali juniores statunitensi. Tuttavia, i successi dei giovani Tenenbaum sono stati tutti virtualmente cancellati da vent’anni di tradimenti, fallimenti e disastri che, per la maggior parte dei casi finiscono per essere imputati al capofamiglia. Avvocato allo sbando, Royal vive da anni in un albergo. Quando Etheline – autrice del best-seller “Family of Geniuses” – si innamora di Henry Sherman, Royal decide di riavvicinarsi ai suoi familiari e di riconquistare il loro affetto prima di perderli del tutto. Per farlo, si spaccia per malato terminale di cancro. Commossa, Etheline lo fa rientrare a casa, con evidente disappunto di Henry che rifiuta ben presto l’inganno.

 

 

Hanno detto del film

Il regista Wes Anderson usa attori eccellenti o almeno famosi per un film brillante e amaro, inteso a raccontare quanto ogni famiglia possa essere nello stesso tempo fortunata e jellata, sgangherata e geniale, buona e perfida. Non si può dire che il film sia straordinario, ma procede con un’intelligenza sottile e a volte maligna, con un forte senso della tragicomicità dell’esistenza.

                                                               (Lietta Tornabuoni, ‘La Stampa’, 29 marzo 2002)

 

(…) Il regista concede poco spazio alle figure materne (in “Rushmore” e “In un colpo da dilettanti” sono del tutto assenti, ne i Tenenbaum, la madre Etheline è troppo presa dal bridge e dall’archeologia per occuparsi dei figli), mentre crea patriarchi memorabili. Il padre andersoniano è, per definizione, incapace di comunicare con i suoi figli: l’Herman Blume di Rushmore ad un certo punto dichiarava “Mai nei miei sogni più allucinanti avrei mai immaginato di avere dei figli così” e adotta, si fa per dire, Max. Royal Tenenbaum ricorre all’inganno per poter vedere i suoi figli. È la narrativa dell’adolescenza protratta, della famiglia disfunzionale, dei padri orfani dei figli.

                                                                                       (Matteo Bittanti – Cineforum 415)

 

Una storia certamente eccentrica, ma anche densa di significati e di riflessioni: i tre ex-bambini prodigio hanno visto naufragare i loro (troppo precoci) sogni di gloria, e, sia pure seguendo strade diverse, si sono trovati in una condizione di solitudine e alienazione. Il ritorno del vulcanico padre, la ritrovata (sia pure forzata) unità famigliare, li spinge a riannodare i fili del dialogo, ad affrontare a viso aperto le ragioni che sono state alla base di incomprensioni e dissidi. E, soprattutto, li induce a riscoprire quel patrimonio di emozioni e di sentimenti troppo a lungo soffocati da una “genialità” ossessiva ed alienante.

(Massimiliano Eleonori, Nostro Cinema, IV/2002)

 

Tutti i personaggi di questa sconquassata famiglia non si trattengono mai dal reagire ai colpi bassi e ai rancori e con volontà precisa non lesinano mai le proprie energie per ferirsi a vicenda. Il film di Wes Anderson, raccontato attraverso dialoghi sofisticati ma graffianti, smitizza quanto basta l’idea della famiglia perfetta e ne costruisce una nuova e altrettanto dissacrante che paradossalmente è in grado di reggere le avversità e ricostruire dalle proprie ceneri una nuova esistenza, non priva di tenerezza.

                                                                                             (Valeria Chiari, www.filmup.it)

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